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Caterina Murino: Da giovane volevo fare la pediatra

Oggi è una delle attrici italiane più apprezzate all’estero, con una grande sensibilità verso i più deboli: “La rivincita prima o poi, arriva”

 

Dopo gli studi classici volevi fare la pediatra, che tipo di medico saresti stata?

Ho sempre pensato alla fragilità dei bambini di fronte alla malattia e come l’avrei potuta affrontare nonostante le mie paure, la mia debolezza. Per questo sarei stata sicuramente un medico molto materno, ma anche forte  proprio grazie allo studio. 


Proprio un pediatra, lo specialista che oggi in Italia si fa più fatica a trovare!

Anche il mio compagno, che oggi fa l’avvocato, aveva immaginato lo stesso futuro e probabilmente in un’altra vita ci saremmo incontrati in un convengo di pediatri. Sicuramente entrambi pensavamo che con questa professione avremmo alleviato le sofferenze delle persone più innocenti. Abbiamo però fatto un percorso diverso, pur restando legati a questa immagine. Da anni per esempio porto avanti i progetti per i bambini con Amref e ne sono davvero orgogliosa.


Anche recitare per gli altri può avere un fine curativo?

Nella mia vita professionale ho ricevuto diverse testimonianze da persone in difficoltà che hanno tratto gioia o beneficio dai miei lavori.
Un ergastolano di Baumettes, il carcere di Marsiglia, mi scrisse diverse lettere di ringraziamento e così un mio amico che da poco aveva perso il padre.
Andando al cinema a vedere un mio film, sua madre gli raccontava di averne tratto sollievo. 
Seppure per un tempo breve riusciamo a distogliere dal quotidiano, a volte grazie alla comicità a volte con messaggi impegnati, invitando a rivedersi in modo diverso.

 

Che cosa intendi nello specifico?

Cerco di portare sul palcoscenico sempre più lavori con alla base un tema sociale importante. “L’idea di ucciderti” ad esempio è una piece teatrale che mette a nudo un tema drammatico e imperversante come quello della violenza sulle donne. Nello specifico un uxoricidio che fa emergere nel procedimento penale tutti i vizi grossolani della giustizia italiana. Come questo, molti altri casi di cronaca che si potevano prevedere e che una cattiva giustizia rende ancora più tragici.

 

Hai delle aspettative?

Mi piacerebbe che chi viene a sedersi a teatro si alzasse in maniera diversa, con degli interrogativi su quello che ha visto, con qualche messaggio nuovo per cui possa dire veramente: oggi ho imparato qualcosa!

Oltre all’impegno in questo mestiere c’è l’estetica. Cos’è per te la bellezza?

La bellezza non è una questione di estetica, ma di armonia. Bellezza è tutto ciò che emana una energia positiva e per questo fa anche stare bene.

 

Come hai iniziato a teatro e perché ci torni così spesso?

Ho cominciato ventuno anni fa nel piccolo Teatro Ariberto di Milano con una piccola compagnia teatrale. Quello con il teatro è un amore a prima vista. Da allora non ho mai smesso. È un bisogno quello di tornarci, una questione intima.
A differenza del cinema, che è più ripetitivo, qui sei un funambolo in sospeso su una corda, e quello che può accadere è un mistero, che si ripete di sera in sera. Una magia che lo rende unico e che lega gli attori in modo profondo al pubblico.

 

All’estero sei la Bond girl italiana, in realtà le cose sono andate in modo diverso…

Per Casinò Royale feci il provino in Italia ma vivevo già a Parigi ed ero già conosciuta in Francia, tanto che le Parisien titolò che era stata scelta per Bond “la figlia del bandito corso”, il personaggio che interpretavo nel film L'Enquête corse, con Christian Clavier e Jean Reno.
Ancora oggi lavoro molto con il cinema all’estero, in Francia in particolare, e mi sto preparando per una produzione in Cina.

 

Torniamo indietro nel tempo. Racconti spesso della tua esperienza del bullismo. Cosa ti è successo?

Non ho subito violenze ma prese in giro pesanti che comunque fanno male. Essere considerata un ippopotamino rosa con il tutu perché in carne può lasciare il segno se non si reagisce e se accanto non si hanno le persone giuste. La rivincita prima o poi, arriva, ma ci vuole determinazione. 

 

Come hai reagito?

Un ragazzo, che mi prendeva in giro e per il quale io stravedevo, a distanza di anni mi ha poi fatto una corte spietata e io l’ho respinto. Ero cambiata esteriormente, ma lui non mi aveva riconosciuta e non si ricordava di come mi aveva trattata. La vita mi ha dato con lui una piccola rivalsa ma in generale dico a chi è arrogante con i più deboli: la vita riderà di voi!  

 

Oggi il bullismo corre sui social. Come ci si difende?

Bisogna sempre denunciare. Questa è la mia convinzione e la mia forza. Mi capita oggi che alcuni fan vadano oltre e diventino offensivi. Rispondo e li rimetto al loro posto. Bloccarli soltanto non è sufficiente.
Dobbiamo pensare che se non la smettono potrebbero un domani fare del male ad altre persone, magari più deboli, che non hanno strumenti ed energie per reagire. 


Sei sempre dalla parte dei più deboli, come i bambini di Amref.

È un qualcosa che mi nasce dentro ma che devo anche all’esperienza fatta in sette viaggi in Africa. Amref è una organizzazione sanitaria no profit che offre un supporto fondamentale alle popolazioni africane e ai bambini in particolare. In ogni lavoro a cui partecipo cerco di portarli con me ed essere testimonial attivo. Su di loro ho concentrato tutte le mie energie nel fare qualcosa di positivo verso il prossimo.

 

Ami così tanto i bambini. È arrivato il momento anche per te?

Sarebbe ora. Speriamo arrivi presto!

 

Testo di Marco Ceotto
Foto di Alida Vanni                          

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