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Come trattare le fistole e gli ascessi anali?

Dott. Raimondo Di Bella - Proctologo a Conegliano
Dott. Raimondo DI BELLA
 21 Febbraio 2021

Come trattare le fistole e gli ascessi anali?

Analizziamo le tipologie di fistole anali ed i possibili trattamenti per curarle

La fistola anale è un canale più o meno lungo e ampio che mette in comunicazione l’interno del canale anale con la cute della regione perianale. Si può verificare la fuoriuscita di pus, con tracce di sangue e materiale fecale, dall’orifizio esterno (cutaneo).

 

Dottore, cosa può causare la formazione di una fistola anale?

È una malattia piuttosto comune e spesso è l’esito di un ascesso anale. Raramente la presenza di una fistola può essere espressione di una malattia infiammatoria cronica intestinale, tipo morbo di Crohn, e in questo caso la terapia deve mirare alla cura dell’affezione primaria.

Cos’è invece l’ascesso anale?

È un’infezione acuta che si origina da ghiandole presenti nel canale anale (ghiandole anali) e che evolve in una raccolta di pus che si apre spontaneamente all’esterno. Spesso però deve essere drenata chirurgicamente.

Come può essere curato l’ascesso?

Tramite il suo drenaggio si ha la risoluzione dell’infiammazione e la regressione dei sintomi ad essa correlati (dolore, tumefazione) ma, quasi sempre, persiste una modesta secrezione da uno o più piccoli forellini cutanei o, altre volte, dopo un periodo di apparente guarigione si ripresentano i segni dell’infiammazione: questo perché la fistola di regola non guarisce spontaneamente.

Cosa ci può dire invece sui trattamenti delle fistole?

I trattamenti sono chirurgici e possono essere semplici o complessi a seconda della natura della fistola stessa. Qualche volta non è possibile sapere prima della chirurgia l’intera estensione della fistola, e così la decisione potrà essere presa nel corso dell’intervento.

Cosa determina la semplicità o complessità della fistola?

Il rapporto del tragitto fistoloso con gli sfinteri anali, muscoli il cui ruolo è molto importante nella funzione defecatoria e nella continenza a gas e feci. Mentre le fistole semplici possono essere messe “a piatto”, le fistole complesse sono più difficili da trattare e può essere necessario programmare un trattamento in più tempi.

In cosa consiste la “messa a piatto del tramite fistoloso”?

Per le fistole semplici e superficiali il trattamento migliore è quello di aprire il tramite tagliando la cute direttamente sulla guida di una sonda posta nel tramite. Qualche volta comporta il taglio di una piccola quantità di sfintere, ma il rischio di significative alterazioni della continenza è molto piccolo. Questo crea una piccola ferita che guarirà spontaneamente e richiederà solo qualche medicazione.

Come vengono trattare le fistole complesse e profonde?

In questi casi la “messa a piatto” deve limitarsi al tratto di fistola più superficiale che non interessa gli sfinteri. Nel tratto più profondo può essere posizionato un setone, cioè un filo o un elastico in materiale speciale che viene fatto passare attraverso il tragitto fistoloso e fatto uscire dall’ano. Viene poi legato a formare un laccio che può stare in sede anche abbastanza a lungo senza rappresentare un significativo disagio.

Qual è la funzione svolta da questo setone?

È duplice: da un lato funge da drenaggio ripulendo il tramite fistoloso e favorendo la formazione di un buon tessuto cicatriziale, dall’altro può essere utilizzato per la cosiddetta “sezione lenta” degli sfinteri, in cui i muscoli vengono tagliati così lentamente da evitare un allontanamento dei margini di sezione e, quindi, un’eccessiva deformazione del canale anale ed una rilevante alterazione della continenza.

La sezione lenta presenta dei limiti?

Sì, perché non può essere praticata in tutti i casi senza inconvenienti. Per questo motivo, nel corso degli anni, si sono sviluppate altre tecniche meno “invasive”:
· uso di colla di fibrina per chiudere il tramite fistoloso;
· chiusura della fistola con “plug biologici”;
· legatura intersfinterica del tramite fistoloso;
· fistulectomia e plastica dell’orifizio interno con “flap” mucoso;
· trattamento videoassistito (Vaaft);
· trattamento con laser (FiLaC).

Quali sono i loro vantaggi?

Il vantaggio principale è la bassa invasività e, di conseguenza, la bassa incidenza di complicanze. Tuttavia nessuno di essi garantisce la guarigione al primo tentativo, rendendo spesso necessari più interventi.

In che modo si può individuare il trattamento più adeguato?

La scelta della migliore strategia di trattamento va fatta caso per caso, è quindi importante affidarsi a professionisti esperti, prudenti ed in grado di padroneggiare più tecniche.

 

Le patologie vanno trattate da professionisti esperti, prudenti ed in grado di padroneggiare più tecniche.

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