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Perdita dell’erezione da asportazione della prostata: arriva in soccorso la protesi peniena!

Dott. Massimo Capone - Urologo e Andrologo a Treviso
Dott. Massimo CAPONE
 24 Febbraio 2020

Perdita dell’erezione da asportazione della prostata: arriva in soccorso la protesi peniena! - Dott. Massimo Capone

Il ripristino dell’erezione prodotto dalla protesi permette ai pazienti reduci dalla prostatectomia radicale di “riappacificarsi” con il proprio corpo

L’asportazione totale della prostata (prostatectomia radicale) è la più diffusa modalità di trattamento del carcinoma prostatico localizzato, in quanto consente di ottenere la guarigione in una percentuale elevatissima di casi. Le sue conseguenze però sotto il profilo della sessualità sono particolarmente gravi.

Dottore, l’asportazione della prostata è spesso causa di di- sfunzione erettile. Quali sono le cause?
Nonostante l’utilizzo, anche con l’ausilio della chirurgia robotica, di tecniche di preservazione dei nervi che decorrono sulla superficie della prostata e regolano il funzionamento del pene, appena il 25% dei pazienti riesce a recuperare entro un anno dall’intervento una erezione adatta ad un rapporto sessuale.

Che conseguenze ha nel paziente?
Le alterazioni dell’orgasmo conseguenti all’intervento aggravano sul piano psicologico il disturbo fisico. La riabilitazione sessuale del paziente sottoposto a prostatectomia radicale rappresenta una sfida impegnativa per molti motivi:

  • il disagio psicologico, legato alla perdita dell’erezione, si rende sempre più manifesto con l’aumentare del tempo che intercorre dall’intervento chirurgico e con il ritorno alla normale vita quotidiana;
  • la compromissione della sessualità induce una reazione di rifiuto all’approccio nei confronti della partner, con grave turbamento dell’equilibrio della coppia;
  • la mancanza di attività erettile, e quindi di irrorazione sanguigna, provoca un’atrofia delle strutture vascolari del pene che si riduce progressivamente di dimensioni.
     
Quali sono gli obiettivi da conseguire?
Principalmente il recupero in tempi brevi di una capacità erettile, che consenta alla coppia di riappropriarsi della propria intimità attraverso rapporti sessuali appaganti. Per questo è necessario che la riabilitazione sessuale inizi già prima dell’intervento, nel momento più difficile della personale esperienza del paziente, con un adeguato counselling sessuologico, che prosegua durante le tappe successive.

Quando dovrebbe avvenire il recupero dell’erezione?
Per i pazienti motivati al recupero della sessualità, la ripresa dell’erezione deve avvenire già nei primi giorni dopo la dimissione. In questa fase le erezioni spontanee sono assenti e ciò vanifica l’efficacia dei farmaci orali come Viagra; pertanto è opportuno utilizzare farmaci come la prostaglandina E1 che, iniettata all’interno del pene, può indurre attivamente l’erezione, consentire il rapporto sessuale e prevenire l’accorciamento del pene. Con le stesse finalità è consigliato anche l’utilizzo contemporaneo di dispositivi (vacuum device) che inducono passivamente l’erezione per prevenire l’accorciamento del pene.

La terapia farmacologica è efficace da subito?
L’utilizzo dei farmaci orali, di più facile impiego, potrà avvenire con prospettive di successo solo quando si sarà verificata una ripresa dell’erezione spontanea. Quest’ultima diviene sempre meno probabile trascorso il termine di un anno dall’intervento. Nei casi in cui, per un danno chirurgico completo delle strutture che regolano il funzionamento del pene, non si verifichi una ripresa dell’erezione spontanea, il paziente potrà continuare l’utilizzo dei farmaci iniettabili e del vacuum device oppure valutare l’impianto di una protesi peniena.

In quali casi è consigliata l’adozione della protesi?
Questa soluzione rappresenta, soprattutto per i pazienti più giovani e motivati con elevate aspettative di riabilitazione, la migliore soluzione al problema della disfunzione erettile conseguente alla prostatectomia radicale.

Quali sono i suoi vantaggi?
Le attuali tecniche chirurgiche consentono il posizionamento della protesi peniena in un tempo di circa 30 minuti e la dimissione avviene dopo 24 ore. Non è riconoscibile dall’esterno, determina il recupero della capacità di penetrare nel 100% dei casi, consente un numero illimitato di rapporti sessuali in qualsiasi condizione, con rigidità e flaccidità paragonabili a quella naturale ed è molto affidabile sotto il profilo meccanico. La sensibilità del pene e l’intensità dell’orgasmo sono identiche a quelle precedenti all’impianto. Il grado di soddisfazione dei pazienti che utilizzano una protesi peniena supera il 90%, ed è il più elevato tra tutte le modalità di trattamento della disfunzione erettile.
 

La protesi peniena non è riconoscibile dall’esterno, determina il recupero della capacità di penetrare e consente un numero illimitato di rapporti sessuali.


  

Struttura della protesi peniena, composta da un palloncino, che viene posizionato vicino alla vescica, due cilindri e un piccolo meccanismo inserito nello scroto. Azionando questo meccanismo, l'acqua del palloncino riempie i cilindri, il pene si gonfia e si ottiene l’erezione.

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