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Come affrontare una diagnosi di tumore al seno?

Dott.ssa Anna Bolognesi - Psicologia e Psicoterapia
Dott.ssa Anna BOLOGNESI
 07 Maggio 2020

Come affrontare una diagnosi di tumore al seno? - Dott.ssa Anna Bolognesi

Scoprire di essere affette dal carcinoma mammario è un trauma che bisogna gestire

Una diagnosi di tumore è un evento traumatico che comporta una frattura nel senso di continuità del sé e nelle sicurezze su cui si basa la nostra identità. L’esperienza della malattia si accompagna a forti reazioni emotive, legate al “processo di elaborazione del lutto” di tutte quelle perdite vere, presunte o temute, che la malattia porta con sé: da quella della nostra immagine come persone sane, fino alla paura estrema della perdita della nostra stessa vita. 

Dottoressa, come si può gestire la notizia di essere affette da tumore al seno?
Il processo di elaborazione avviene secondo fasi. Generalmente, ciò che segue la diagnosi è una fase di shock emotivo, caratterizzata da incredulità, sgomento, sensazione che quello che sta succedendo non stia capitando realmente a noi e tendenza alla negazione della situazione. Successivamente, tali sensazioni lasciano spazio a sentimenti forti, contrastanti e ambivalenti, come rabbia etero e autodiretta, tristezza, disperazione e, a volte, senso di colpa. Provare queste emozioni anche nella loro contraddittorietà è normale e, nonostante non sia facile, è importante accettarle senza giudicarsi. Se infatti una reazione più combattiva nei confronti della malattia è preferibile per una prognosi migliore, è illusorio pensare che questa si possa instaurare senza passare attraverso un inevitabile scompenso emotivo. Eventuali pensieri di biasimo e autoaccusa andrebbero il più possibile discussi con il personale sanitario perché, se presenti e non affrontati, o peggio negati, rischiano di scatenare sensi di colpa inutili e dannosi. 

Quale rapporto bisognerebbe avere con lo staff sanitario?
La fiducia è indispensabile per un buon cammino: il primo passo è informarsi e individuare professionisti disponibili e centri competenti. Potersi affidare al proprio oncologo, e lasciare a lui la responsabilità di rispondere ai dubbi e alle domande che possono sorgere circa la malattia, la prognosi e il percorso delle cure, è indispensabile per ricevere tutti gli aiuti necessari a preservare il più possibile una buona qualità di vita.

Qual è il modo migliore di comportarsi con le altre persone?
È importante non pensare di dover affrontare tutto da sole, ma imparare a chiedere aiuto: sul piano pratico “delegando” le incombenze del quotidiano e condividendo gli impegni di cura con chi, tra i propri cari, possa farlo in modo efficace e utile. Questo consente anche di riuscire a ritagliarsi il più possibile momenti di benessere quotidiani, supporto insostituibile nei momenti di ansia e stress, e utili per ritrovare energie e positività. A questo proposito, molto efficace è l’apprendimento e l’esercizio di tecniche di meditazione e rilassamento come la respirazione diaframmatica. Anche le emozioni e le paure legate alla diagnosi si possono, e si devono, il più possibile condividere: con chi ci rimane accanto, con un gruppo
di auto mutuo aiuto, con persone che hanno già superato l’esperienza del tumore. La diagnosi ha inevitabilmente una forte componente relazionale, che impatta in particolar modo su coloro che scelgono/sono in grado di starci accanto, pur con il dolore che deriva loro dalla nostra malattia.


Cosa consiglierebbe ad una donna che sta vivendo questa situazione?
Focalizzarsi su se stessa, centrarsi, pensare al qui e ora e parlare apertamente di ciò che si prova può aiutare a non perdere di vista le proprie risorse, e quindi affrontare al meglio il percorso che la aspetta.

Sarebbe utile anche un supporto psicologico?
Assolutamente sì! Consiglio di non aspettare di essere in grande difficoltà per chiedere un aiuto. Gestire le proprie emozioni, quelle delle persone vicine, specie quelle più fragili come figli piccoli o genitori anziani, e tenere fronte a tutte le richieste quotidiane può essere molto impegnativo. Uno psicologo, meglio se competente in psiconcologia, può offrire su questi aspetti un supporto ed un aiuto a fare il punto della situazione psicologica di chi ha ricevuto una diagnosi di tumore e dei suoi cari, sostenendoli nei momenti più delicati del percorso di diagnosi e cura.
 

È importante cercare di non perdere mai la speranza di poter affrontare la situazione passo dopo passo,affidandosi a se stessi, alle proprie risorse, all’affetto dei familiari e della propria rete di relazioni ed al personale medico curante.

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