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Caduta dei capelli: quando bisogna preoccuparsi?

Dott.ssa Ilaria Romano - Dermatologa a Treviso e Montebelluna
Dott.ssa Ilaria ROMANO
 09 Dicembre 2020

Caduta dei capelli: quando bisogna preoccuparsi? - Dott.ssa Ilaria Romano

Analizziamo il ciclo di vita del capello per individuare le fasi che portano alla sua perdita

Quotidianamente si perdono circa 50/80 capelli, quantità che può aumentare in alcuni periodi dell’anno. Se però la caduta si prolunga nel tempo ed interessa una quantità sempre maggiore di capelli, potrebbe non essere più “fisiologica”. 

Dottoressa, quando possiamo considerare “fisiologica” la perdita di capelli autunnale?
Per rispondere è necessario capire la fase ciclica di crescita dei capelli: il follicolo pilifero è soggetto a costante ricambio attraverso periodi di crescita (anagen), involuzione (catagen) e riposo (telogen).
Nella fase telogen, il fusto del capello non si allunga più ma rimane ancorato al cuoio capelluto per 2-3 mesi prima di essere eliminato. Sono i capelli in telogen quelli che perdiamo ogni giorno nella nostra normalità, e si considera fisiologico perderne quotidianamente circa 50-80. Se la proporzione di follicoli in telogen aumenta si assiste ad un’aumentata caduta dei capelli (telogen effluvium). Esiste una periodicità annuale nella crescita e nella caduta dei capelli, con la massima percentuale di capelli telogen in luglio e la percentuale più bassa in inverno. Tenendo conto di una durata della fase telogen di circa 2-3 mesi, ci si spiega la perdita in autunno. Un secondo picco di caduta si riscontra, seppur meno pronunciato, in primavera. Da un punto di vista evolutivo, il basso livello di caduta dei capelli invernale ed estivo può essere spiegato come il tentativo di rendere la testa più coperta contro il freddo in inverno e di proteggere il cuoio capelluto contro il sole in estate. La caduta fisiologica stagionale è autorisolutiva.

E se non si trattasse solamente di caduta stagionale?
A volte l’aumentata caduta dei capelli è solo casualmente in autunno! Si può quindi trattare di un telogen effluvium “reattivo” ad eventi successi i 2-3 mesi prima dell’inizio della caduta (ricordiamo la durata della fase telogen). Dobbiamo quindi individuare cosa possa essere successo in primavera: la perdita di peso per la classica “dieta prova-costume” è una causa frequente di aumentata caduta dei capelli, come pure interventi chirurgici, trattamenti farmacologici, gravidanza ed interruzione del contraccettivo sono altre possibili cause. È sempre bene controllare l’assetto del ferro e la funzionalità tiroidea per escludere cause più croniche di caduta dei capelli. 

Che cosa avviene, invece, nella calvizia maschile?
L’alopecia androgenetica si associa ad un accorciamento della durata della fase anagen dei follicoli delle regioni androgeno-sensibili del capo (vertice, tempie, regione anteriore) e quindi ad un’aumentata caduta dei capelli proprio in quelle zone. Alla perdita si associa un diradamento nelle aree colpite.


Quando è utile rivolgersi ad un dermatologo?
Se la caduta è massiva, duratura e si associa a diradamento dei capelli o prurito, è sempre bene chiedere un consiglio al dermatologo.

Come avviene la diagnosi?
Per una corretta diagnosi lo specialista si avvale del pull test e della tricoscopia. Il pull test valuta l’entità della caduta dei capelli in seguito ad una leggera trazione esercitata facendo scorrere tra le dita i capelli del paziente.

In cosa consiste invece la tricoscopia?
Il termine tricoscopia indica l’analisi dermoscopica del cuoio capelluto e dei capelli. Nel telogen effluvium “reattivo” il pull test mostra un aumento della caduta dei capelli in telogen, e la tricoscopia un normale numero e diametro dei capelli e la presenza di capelli corti in ricrescita. Nell’alopecia androgenetica il pull test risulta positivo solo nelle aree più rade con capelli in telogen, spesso più sottili del normale, e la tricoscopia mostra una variabilità del diametro dei capelli: accanto a capelli di spessore normale ce ne sono di più sottili.

Se la caduta dei capelli è massiva, duratura e si associa a diradamento o prurito, è sempre bene chiedere un consiglio al dermatologo.

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