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Età e fertilità

Dott. Mario Thiella - PMA a Vicenza
Dott. Mario THIELLA
 20 Gennaio 2019

Età e fertilità

La fertilità sia maschile che femminile si modifica con l’avanzare dell’età, correlandosi inevitabilmente con l’invecchiamento.

Nell’uomo la produzione di spermatozoi non si interrompe mai, peggiora solo la qualità. Nella donna invece non peggiora solo la qualità ma anche il numero degli ovociti. Durante la vita intrauterina gli ovociti sono 6-7 milioni, alla nascita 1-2 milioni, alla pubertà 300.000. Diminuisce quindi e si esaurisce rapidamente il numero di ovociti senza alcuna possibilità di ripristino. Il tempo crea inoltre negli ovociti un invecchiamento (instabilità genomica, senescenza cellulare, alterazioni dei segnali intracellulari, …) che ne comporta un netto peggioramento.

 

Come influisce il fattore tempo sulla fertilità?

La fertilità nella donna è massima tra i 20 e 30 anni, inizia a calare dopo i 32 e subisce un rapido declino dopo i 37 anni, fino a raggiungere lo zero dopo i 45 anni. Ovviamente ci sono delle eccezioni Il tempo quindi è un grosso fattore di rischio in quanto l’età riproduttiva avanzata comporta una diminuzione della riserva ovarica e quindi del successo riproduttivo. Circa un terzo delle donne che decide di concepire verso i 30 anni e  ben più della metà delle donne verso i 40 anni ha scarsissime possibilità di realizzare il loro sogno  per un basso tasso di concepimento ed un altissimo tasso di aborti spontanei. Con l’avanzare dell’età materna la probabilità di malformazioni genetiche del feto aumenta con una probabilità di sindrome di Down che passa da 1/1000 verso i 30 anni ad 1 /100 a 40 e 1/38 a 45 anni; allo stesso modo aumenta seppur in quantità minore il rischio di tutte le anomalie cromosomiche.

 

Ci sono dei fattori di rischio per l’infertilità femminile?

Si e si possono così suddividere:

· informazioni pseudoscientifiche dal web e dai media. È aumentata l’età media della donna alla nascita del primo figlio (36 anni rispetto ai 20 del 1970) e ciò dipende da fattori sociali (studio, carriera, lavoro), affettivi ed economici. Inoltre le notizie che personaggi famosi del mondo dello spettacolo partoriscono in età avanzata contribuiscono a creare false aspettative di fertilità nella donna.

· scarsa sensibilizzazione alla conoscenza della fertilità. È necessario diffondere nelle scuole alle giovani donne il concetto di età e riproduzione e spiegare bene il rapido declino della fertilità. Inoltre con l’avanzare dell’età femminile possono comparire problematiche quali l’endometriosi, fibromi uterini o la menopausa precoce, fattori che possono compromettere la fertilità.

· la convinzione che la PMA superi l’invecchiamento. È ormai convinzione comune che se una coppia non riesce ad aver figli può risolvere questo problema rivolgendosi ad un Centro di PMA, non pensando che le percentuali di successo con queste tecniche e ovociti omologhi sono legate inevitabilmente all’età materna. L’ultimo rapporto dell’ISS evidenzia come la probabilità di gravidanza sia del 25% in donne di età inferiore a 34 anni, del 23% fra 35 e 39 anni, del 13% fra 40 e 42 anni e del 6% oltre i 43 anni.

 

Come la PMA può aiutare le coppie?

Esistono delle possibilità per superare il problema età avanzata come social freezing (congelare i propri ovociti in giovane età), ovodonazione, diagnosi pre-impianto (PGT) per evitare la nascita di bimbi con anomalie cromosomiche legate all’età materna avanzata, ma questo non può essere considerato quale normale soluzione per il declino della fertilità femminile ma solo tecniche che possono essere di aiuto “quando il tempo è scaduto”. La conclusione ed il messaggio che può scaturire da tutto ciò è: “il tempo svela la sterilità ma toglie fertilità”.

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