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Implantologia a carico immediato, facciamo un po' di chiarezza

Anziana coppia che sorride per il solido sorriso

Capiamo come, quando e perché sottoporsi a questa metodica, che permette di avere denti fissi e il sorriso definitivo in 24 ore.

Dottor Schenardi, l’implantologia è una realtà ormai diffusa e consolidata: qual è la novità?

In effetti, più che di novità dobbiamo parlare di diagnosi e procedure innovative.  Oggi per fare diagnosi e quindi valutazione della qualità e quantità dell’osso è necessario avvalersi di apparecchi radiologici evoluti e raffinati come la Cone Beam, che è uno strumento che consente di visualizzare il mascellare sui tre piani dello spazio (3D) superando così la tradizionale TAC, ma con il vantaggio di un’emissione di raggi così bassa da non arrecare alcun danno e fornendo al contempo una qualità superiore. Grazie a questo strumento e a un software di analisi dedicato è possibile quindi conoscere i dettagli della struttura ossea e fare così una diagnosi corretta. Inoltre, il software dedicato ci consente di scegliere dove posizionare gli impianti sulla base dell’osso disponibile e dove eseguire tecniche rigenerative in zone di osso carente.

Ma quindi cosa vuol dire “carico immediato”?

Carico immediato si riferisce a quella procedura che permette nella stessa seduta di inserire gli impianti nell’osso e di posizionare subito dopo una protesi avvitata fissa, consentendo così al paziente di uscire dallo studio nella stessa giornata con i denti applicati in modo tale da poter masticare immediatamente.

Quindi mi vuol dire che questa tecnica è applicabile a tutti e in tutti i casi?

E questo è proprio il punto che va definitivamente chiarito: infatti, come le dicevo poc’anzi, la cosa più importante è fare una buona diagnosi con la radiologia Cone Beam e un software dedicato, dopodiché è bene chiarire che la tecnica di carico immediato si sposa quasi esclusivamente con le situazioni di totale edentulia, dove mancando tutti denti o nella previsione che vengano tolti tutti, è possibile inserire una protesi fissa avvitata su un certo numero di impianti (da 4 a 6) che vengono così solidarizzati ovvero collegati in maniera stabile. In tutti gli altri casi, soprattutto per il dente singolo, non è prudente caricare subito gli impianti per il rischio di una perdita di osteointegrazione e quindi fallimento dell’impianto.

Quindi quali sono i pazienti ideali per questa tecnica?

Sono due le categorie di pazienti che si prestano idealmente a questa tecnica, detta anche “All on 4” o “All on 6” : la prima è quella dei pazienti già portatori di protesi mobile totale, la classica dentiera, perché già edentuli e desiderano avere una masticazione fissa che vuol dire per loro ritornare indietro negli anni con una gratificazione enorme in termini sia funzionali che psicologici; la seconda categoria è quella dei pazienti che in seguito a malattia parodontale avanzata sono costretti a togliere tutti i denti e non accettano il salto verso la “dentiera”.

In conclusione posso dire che se è stato eseguito uno studio del caso adeguato grazie alle tecnologie digitali, ConeBeam e software dedicato, la procedura è relativamente semplice, predicibile e non comporta grande disagio post-operatorio per il paziente. 

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