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Dott. Guido Tegon – Chirurgo Proctologo
Dott. Guido TEGON
 12 Ottobre 2012

È la causa di oltre il 70% sulle patologie proctologiche e dell’aumento dell’incidenza sui giovani (15-20%)


“In tanti anni di esperienza ho potuto constatare come il peggioramento della qualità del nostro stile di vita abbia inciso in modo crescente sulle patologie proctologiche, tanto da poter essere stimato come con-causa oggi attorno al 70% dei casi – spiega – fatto ancor più grave se pensiamo che, problematiche come quelle emorroidee, interessano circa il 65% della popolazione. E se rispetto a vent’anni fa, oggi è diminuita, grazie alla prevenzione ed all’informazione disponibile, l’incidenza sulla popolazione adulta, possiamo dall’altro lato riscontrare come invece sia aumentata del 15-20% rispetto alla fascia giovanile”.
Come incide lo stile di vita sulla problematica delle emorroidi? È giusto ricordare che la condizione fondamentale che favorisce questo tipo di patologia è l’ereditarietà, intesa come familiarità e predisposizione genetica. Per la donna, nello specifico, a questa si aggiunge la gravidanza e il parto. A rendere il problema patologico è però lo stile di vita disordinato, che si identifica in primo luogo con le scelte alimentari e le difficoltà ad andare al bagno. Si mangia velocemente, si mastica poco e si digerisce male. Si assumono pochi liquidi e quindi può accadere che si vada al bagno o con spinte eccessive (stipsi) o con feci simil diarroiche e quindi fortemente irritanti. Certamente il fattore dell’età (45-75) ha il suo peso ma, come ho detto prima a proposito degli stili di vita disordinati, a preoccupare è il fatto che si riscontra una crescente incidenza del fenomeno sui giovani.
Cosa succede quando le emorroidi si infiammano? Le emorroidi sono dei cuscinetti che facilitano e rendono indolore l’espulsione delle feci. Quando si infiammano, a seconda del plesso da cui traggono origine, possono o aumentare di volume dentro l’ano (interne) o svilupparsi al margine dell’ano (esterne), con il rischio di complicazione con la formazione di coaguli nel loro interno (trombosi emorroidaria). Tra i sintomi più comuni troviamo il sanguinamento nella defecazione, il prolasso, il prurito spesso accompagnato da senso di ano umido, il dolore, in genere bruciore, e la presenza di nodulo/i esterni dolenti.
Qual è la soluzione che si prospetta al paziente? Le cure attuali sono in grado di eliminare il problema con poco dolore. L’approccio è per la gran parte dei casi (80%) di tipo medico, mediante l’uso di integratori flavonoidi o simili per agire sulla permeabilità dei vasi, ridurre il gonfiore e favorire una corretta defecazione. Con l’ausilio di uso di pomate applicate localmente, come il cortisone, si favorisce il superamento della fase infiammatoria. Nel restante 20% dei casi si interviene o in ambulatorio o, nelle situazioni più problematiche, chirurgicamente, in sala operatoria, solo dopo aver stilato un quadro diagnostico che deve essere il più chiaro possibile.
Perché è importante per chi ha più di 45 anni sottoporsi in questi casi anche a indagini più approfondite? Non c’è una correlazione diretta tra le problematiche delle emorroidi ed il cancro. Tuttavia molti dei sintomi descritti possono manifestarsi anche in presenza di un cancro del retto o dell’ano. Per quei pazienti che si trovino nella condizione di concomitanza sia del fattore genetico della familiarità sia del fattore anagrafico (over 45 anni), è opportuno rivolgersi allo specialista e valutare insieme a lui se effettuare una rettosigmoidoscopia o una colonscopia, al fine di trovare eventuali conferme e impostare la cura corretta.

guido.tegon@medicinamoderna.tv

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