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studio statunitense

È in arrivo il «pillolo» per lui?


MILANO - Il "pillolo" anticoncezionale potrebbe essere vicino al traguardo: un composto sperimentato sui topi ha dimostrato di essere in grado di interrompere la fertilità maschile in modo reversibile e senza conseguenze sul comportamento sessuale. La ricerca, pubblicata sulla rivista Cell e coordinata da un gruppo di ricercatori del Dana-Farber Cancer Institute e del Baylor College of Medicine (Usa), potrebbe indicare la strada giusta per sviluppare la contraccezione orale maschile. La molecola chiave della pillola maschile è un composto, chiamato JQ1, in grado di penetrare attraverso il tessuto dei vasi sanguigni testicolari e interrompere la spermatogenesi, il processo attraverso il quale si sviluppa lo sperma.

EFFETTO REVERSIBILE - Il risultato, ottenuto sui topi in laboratorio, è una sensibile diminuzione del numero e della mobilità degli spermatozoi. Lo studio ha inoltre verificato che, poco dopo l'interruzione del trattamento con JQ1, lo sperma torna alle sue funzionalità normali e che l'assunzione di questa molecola non dimostra effetti sulla produzione di testosterone, non modifica il comportamento dei maschi né inficia la salute della prole nata dopo aver concluso la somministrazione. «I nostri risultati dimostrano che, quando somministrato ai roditori, questo composto produce una diminuzione rapida e reversibile della conta e della mobilità degli spermatozoi con profondi effetti sulla fertilità» sottolinea James Bradner, uno degli autori dello studio.

LE ALTERNATIVE - In contrasto alle numerose alternative valide a disposizione per la contraccezione femminile, quella maschile è attualmente possibile solo mediante preservativi, il cui uso non risulta sempre efficace, la vasectomia, che ha lo svantaggio di essere un'operazione chirurgica definitiva e il coito interrotto, che non protegge da malattie trasmissibili e ha una bassa efficacia. Nonostante le problematiche, negli Usa circa un terzo delle coppie fa uso di metodi contraccettivi maschili: una dimostrazione evidente del grande numero di uomini che farebbero uso di contraccettivi più efficaci se solo fossero disponibili. La difficoltà nella ricerca di una soluzione farmacologica valida anche per gli uomini risulta evidente considerando le grandi differenze imposte dalle due sfide: mentre la donna produce un singolo ovulo al mese, l'uomo produce quotidianamente milioni di spermatozoi.

STUDI SU ORMONI - Buona parte delle sperimentazioni condotte finora, in qualche modo ispirate alle soluzioni efficaci sulle donne, si sono concentrate sull'utilizzo di ormoni, in particolare androgeni, ma hanno ottenuto risultati limitati. Lo studio coordinato da James Bradner si è invece concentrato sullo studio delle potenzialità della piccola molecola sintetica JQ1 che è stata testata in oltre 350 laboratori sparsi nel mondo. I primi successi ottenuti con questa nuova terapia, che deve ancora essere sperimentata sull'uomo, hanno ovviamente bisogno di lunghi periodi di verifiche ma offrono una nuova possibile strada nella ricerca di una pillola anticoncezionale maschile.

 

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