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La seconda opinione medica: a cosa serve e perché è utile al paziente

La seconda opinione medica: a cosa serve e perché è utile al paziente

La seconda valutazione, oltre ad essere un diritto, aumenta le possibilità di avere una corretta diagnosi. Ne parliamo con il Dott. Nicola Martino, radiologo.

Dott. Nicola Martino
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Quando si richiede una second opinion in ambito medico è per avere la conferma o un diverso parere riguardo a una diagnosi o a un percorso terapeutico. Questa opportunità non deve essere vista come mancanza di fiducia o scetticismo, ma come la possibilità di un confronto per risolvere dubbi e aiutare a prendere decisioni.

1 Cosa si intende per seconda opinione medica?

Ogni atto medico prevede un referto, una sintesi diagnostica o delle indicazioni terapeutiche.

Il second look è un intervento consulenziale finalizzato alla revisione, conferma, eventualmente integrazione-smentita di precedenti esami diagnostici strumentali, una rivalutazione clinica complessiva, una eventuale “presa in carico”, a fronte di un primo esame che possa poi eventualmente generare successive visite cliniche o esami di approfondimento.

2 Quali sono i vantaggi per il paziente?

Generalmente i primi referti di visite diagnostiche o strumentali per vari motivi non risultano sempre chiari. Soprattutto sulla diagnostica per immagini, in cui non è sempre possibile avere un rapporto diretto con il medico refertante, i risultati degli esami sono poco comprensibili dal paziente. 

La seconda opinione consente in modo molto più colloquiale e diretto, con varie modalità, di avere una chiarezza e una completezza delle informazioni riportate, che spesso consente di ridimensionare problemi interpretativi, diagnostici o persino medico-legali. La seconda opinione inoltre può spesso creare più facilità di approccio, sia da parte del paziente (che è già in possesso di alcune indicazioni o prescrizioni, e quindi ne é più consapevole), ma anche da parte del medico che crea un rapporto medico-paziente meno legato alla prestazione in sé, che è già stata effettuata, quanto piuttosto incentrato sul paziente stesso ed i suoi bisogni di chiarezza.

3 Come si chiede un secondo parere medico?

In vario modo.

Presso le strutture del Centro di medicina in particolare è possibile chiedere il secondo parere radiologico come “consulenza radiologica”, che è riportata nel prontuario radiologico come una prestazione diagnostica vera e propria.

È poi possibile approntare un second look per via telematica usando piattaforme dedicate al video consulto, alla conferenza, alla seconda opinione scritta o orale, anche previa condivisione di eventuali file clinici preliminari via cloud.
Questo secondo approccio è in grande crescita, perché molto user-friendly, ulteriormente facilitato dalla presenza di piattaforme digitali on-line, di app dedicate, dalla possibilità di effettuare collegamenti da remoto rapidi, semplici, anche da smartphone.

È importante tenere poi conto della difficoltà che spesso molti pazienti hanno nel reperire un medico di riferimento che possa “leggere” e spiegare i propri referti come normalmente dovrebbe fare il medico di medicina generale, in questo momento spesso in difficoltà nel rispondere alle richieste dei propri assistiti.

4 La comunicazione medico-paziente

Sulla comunicazione medico paziente spesso vanno sfatati alcuni miti. Non tutti i medici hanno capacità comunicative efficaci.
Non tutti i medici, come d’altronde i pazienti, hanno attitudini a spiegarsi o chiarirsi. Certamente tutti abbiamo una percentuale di errore sia nella fase diagnostica che esplicativa. 

Negli ultimi anni l’avvento di Internet, l’uso sfrenato di Google, il disimpegno da parte di alcuni medici nell’essere più chiari e diretti, hanno generato una certa alterazione del normale rapporto tra medico e paziente. Noi medici siamo ormai consapevoli che non esiste alcuna subalternità tra camice bianco e utente (come ormai viene generalmente chiamato l’assistito). Spesso i pazienti arrivano alla nostra attenzione con alcune idee, non sempre complete o corrette, del loro stato di salute.
È quindi indispensabile ridurre le distanze, usare un linguaggio semplice e diretto, cercare il confronto e la spiegazione più facile e chiara possibile.

Perché la comunicazione diventi efficace è quindi necessaria una reciproca fiducia, una relativa semplicità di espressione, ma anche un’attitudine al confronto che una volta non veniva percepita come un valore dalla medicina tradizionale. 

I pazienti hanno ormai consapevolezza, a volte mediata dal Web, di alcuni principi di salute, spesso troppo semplificati o parziali, ma comunque da tenere in considerazione. Per questo motivo il medico deve essere più predisposto all’ascolto e al confronto di quanto non fosse in passato. Nel mondo radiologico in particolare, a fronte del crescente numero di prestazioni radiologiche e diagnostiche, appare pertanto imprescindibile un colloquio diretto, che spesso è più chiarificatore delle stesse parole riportate per iscritto.

5 La visita radiologica

La radiologia negli anni è stata catalogata come un servizio. Così viene definita quella parte di attività mediche non propriamente chirurgiche o manuali, non terapeutiche o cliniche come le specialità internistiche, ma prevalentemente strumentali e diagnostiche.

Per questo motivo i radiologi “vecchio stampo” erano al più invisibili, catalogati per anni come “fotografi”, che interpretavano un’immagine qualche volta sulla scorta di informazioni cliniche, molte volte senza averne neanche a sufficienza. Questo ha certamente creato una distanza nella percezione dei nostri pazienti rispetto al volto e al bagaglio del proprio radiologo di riferimento.

Da qualche anno, anche grazie ad una campagna di sensibilizzazione messa in atto dalla SIRM (Società Italiana di Radiologia Medica), abbiamo iniziato a dare un volto al radiologo. Sempre di più il medico che fa diagnosi è anche il medico che spiega questa diagnosi al paziente, se ne fa carico, consiglia approfondimenti, esami successivi, visite a supporto della diagnosi o trattamenti terapeutici successivi. 

La possibilità di parlare con un radiologo è un’occasione per evitare fraintendimenti, auto-diagnosi, over-diagnosi (cioè eccesso di esami strumentali diagnostici a volte inutili o persino dannosi).

Un argomento particolarmente sensibile è anche legato all’uso-abuso di radiazioni nella popolazione. La responsabilità di tali approcci è anch’essa una responsabilità radiologica, molto sentita nel personale medico, non ancora abbastanza diffusa tra grandi fette di popolazione che ne sottovalutano il significato.

E’ quindi un auspicio culturale oltre che sanitario quello che sempre più pazienti riconoscano un radiologo di fiducia, quasi come fosse un radiologo di famiglia, con cui confrontarsi sulle proprie esigenze diagnostiche.

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