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L' INDAGINE | Vittime del bullismo da piccoli, ansiosi e depressi da adulti

Documentate le conseguenze a lungo termine del fenomeno. In Italia quasi la metà degli adolescenti ha assistito a un episodio


MILANO - Derisi, vessati, spesso malmenati e quasi sempre senza motivo (ammesso che esistano motivi per cui comportamenti del genere siano "giustificabili") se non la "colpa" di essere più deboli, meno belli, con gli occhiali o troppo grassi o bassi; comunque non rispondenti ai canoni del "più forte", non accettati e magari troppo timidi per difendersi. Sono le vittime del bullismo e secondo uno studio della Duke University a Durham (Carolina del Nord), vivono un trauma che non se ne va via crescendo ma che li avvia a un futuro di adulti ansiosi, con disturbi depressivi, attacchi di panico e possibili intenzioni suicide.

LO STUDIO - È il risultato di uno studio svolto su 1.420 giovanissimi dai 9 ai 13 anni, e pubblicato sulla rivista JAMA Psychiatry. Basati su oltre 20 anni di dati raccolti, si tratta dei risultati più completi e definitivi oggi disponibili sulle conseguenze a lungo termine del bullismo: le "ferite", quelle non visibili, lasciano segni indelebili che il bambino si porta dentro anche da adulto. Gli esperti hanno seguito il campione monitorandone lo stato di salute ogni anno fino al raggiungimento dell'età adulta. I soggetti sono stati intervistati per raccogliere dati su eventuali atti di bullismo di cui fossero stati vittima. Il 26% di loro, maschi e femmine in uguale misura, ha dichiarato di aver subito qualche sopruso da coetanei e alcuni sono stati sia vittime sia perpetratori di atti di bullismo. Considerando tutti i fattori indipendenti (problemi in famiglia, stato socioeconomico del nucleo di appartenenza e altro) che potevano inficiare il dato, è emerso in modo conclusivo che le vittime di bullismo sono a maggior rischio di soffrire di svariati disturbi psichiatrici da adulti, dalla depressione all'ansia generalizzata, dagli attacchi di panico all'agorafobia. Alcuni hanno pensieri suicidi. Anche i bulli possono risentire a lungo termine del proprio comportamento e divenire adulti con disturbo antisociale o a loro volta depressi. «I danni psicologici del bullismo non vano via perché una persona cresce e non è più vittima dei bulli - rileva William Copeland del dipartimento di psichiatria e scienze del comportamento dell'ateneo Usa -. È qualcosa che resta con loro». Combattendo il bullismo, quindi, si potrebbe prevenire un'ampia serie di problemi individuali e sociali.
IN ITALIA - Per restare invece alla realtà del nostro Paese, si può citare una recente indagine nazionale della Società Italiana di Pediatria ("Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani"), secondo cui quasi la metà dei ragazzini (45,5%) ha assistito ad episodi di bullismo, oltre uno su tre (34,2%) li ha subiti personalmente o ha un amico che ne è stato vittima attraverso internet (Facebook, chat, YouTube). Mentre il bullismo nella sua forma classica spaventa meno - a dichiarare di aver assistito ad atti di bullismo è complessivamente il 54% del campione, contro il 61,5% registrato nel 2011 e il 75% del 2008 - cresce in modo preoccupante il cyberbullismo, ovvero persecuzioni, offese e molestie perpetrate in Rete, soprattutto attraverso i social network. Lo registra il 43% degli adolescenti, percentuale che sale al 62% tra i grandi utilizzatori del web. Il cyberbullismo può avere ripercussioni negative sulla vittima anche peggiori rispetto al bullismo tradizionale, perché la persecuzione mediatica non è circoscritta a un singolo ambiente (la scuola, la palestra) al di fuori del quale la vittima può avere un suo "riscatto", ma raggiunge tutti gli "ambienti di riferimento" dell'interessato, spiega Giovanni Corsello, presidente Sip.


CYBERBULLISMO - Non meno preoccupanti i dati di un'altra indagine sul cyberbullismo, "I ragazzi e il cyberbullismo" realizzata da Ipsos per Save the Children: secondo questa ricerca la vittima del cyberbullo è scelta perché "diversa", per il suo aspetto estetico (67%), per la timidezza (67%), per il suo supposto orientamento sessuale (56%), perché straniera (43%), per il suo abbigliamento non convenzionale (48%), per la bellezza femminile che "spicca" nel gruppo (42%), e persino perché disabile (31%). Tra gli atti di cyberbullismo più diffusi c'è il furto di e-mail, profili, o messaggi privati per poi renderli pubblici (48%), oppure sms/mms/e-mail aggressivi e minacciosi (52%), la creazione di gruppi "contro" su un social network per prendere di mira qualcuno (57%), la diffusione di foto e immagini denigratorie o intime senza il consenso della vittima (59%). Ma la modalità d'attacco preferita dai giovani cyberbulli è la persecuzione della vittima attraverso il suo profilo su un social network (61%). L'invasività del cyberbullismo e l'anonimato di cui può godere il "carnefice" rende il fenomeno ancora più pesante e traumatico per le giovani vittime.

 


(Fonte: Ansa)
 

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