Il piede è una struttura straordinariamente complessa: 26 ossa, 33 articolazioni, oltre 100 tendini, muscoli e legamenti lavorano insieme per garantire mobilità, equilibrio e sostegno.
Ogni passo che compiamo coinvolge meccanismi sofisticati che, se alterati, possono provocare dolore, rigidità o altri sintomi spesso sottovalutati. Eppure, proprio questi segnali possono essere il primo indizio di una patologia del piede da non trascurare.
In questa guida analizziamo le principali condizioni che colpiscono il piede, i sintomi da monitorare, le cause frequenti e le opzioni diagnostiche e terapeutiche più efficaci per tornare a camminare senza dolore.
Indice
1 Dolore al piede: quando è normale e quando no
Un lieve fastidio dopo un’escursione o una lunga camminata è considerato fisiologico. Tuttavia, quando il dolore si presenta:
- al risveglio, in particolare sotto il tallone
- durante normali attività quotidiane
- a riposo o di notte, impedendo il sonno
allora può indicare una patologia muscolo-scheletrica o infiammatoria.
Il dolore al piede non è una diagnosi, ma un sintomo. Per questo va sempre valutato in relazione alla sua localizzazione, durata, modalità di insorgenza e associazione ad altri segni clinici.
2 I sintomi da non sottovalutare
Il piede può manifestare un’ampia varietà di segnali clinici. Riconoscerli è il primo passo verso una diagnosi corretta:
- Dolore localizzato (al tallone, avampiede, dorso, dita)
- Gonfiore o edema che persiste anche a riposo
- Scricchiolii articolari durante il movimento
- Rigidità mattutina, che migliora con l’attività
- Bruciore o formicolii, talvolta legati a neuropatie
- Deformazioni visibili (es. alluce valgo o dita a martello)
- Difficoltà nella deambulazione o nell’indossare scarpe.
Anche un sintomo isolato, se ricorrente, può segnalare una condizione clinica che merita attenzione.
3 Le patologie più comuni del piede
Molti disturbi del piede hanno cause meccaniche, degenerative o infiammatorie.
Di seguito le condizioni più frequenti:
- Fascite plantare: è l’infiammazione della fascia che collega il tallone alle dita. Il dolore è più intenso al mattino o dopo essere stati seduti a lungo. Comune negli sportivi, ma anche in chi sta molto in piedi.
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Alluce valgo: è la deformazione dell’alluce verso l’esterno provoca dolore e difficoltà nella scelta delle calzature. È spesso associata a predisposizione genetica o uso prolungato di scarpe strette.
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Metatarsalgia: è il dolore sotto la pianta del piede, spesso dovuto a un sovraccarico del metatarso. Può essere causata da calzature inadeguate o da alterazioni dell’appoggio.
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Neuroma di Morton: è un ispessimento del tessuto nervoso tra il terzo e quarto dito, che provoca bruciore e formicolio. Più frequente nelle donne e in chi usa scarpe strette.
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Piede piatto e piede cavo: sono due condizioni opposte che alterano l’appoggio del piede e causano dolore, affaticamento e a volte problemi alle ginocchia o alla schiena.
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Artrite e artrosi del piede: le articolazioni del piede, come quelle delle mani, possono essere colpite da infiammazioni croniche (artrite) o degenerative (artrosi). Provocano rigidità e dolore che peggiora con l’uso.
4 Cause dei disturbi al piede
Le patologie del piede possono derivare da fattori diversi, spesso interconnessi:
- Sovraccarico funzionale (attività sportiva, lunghi periodi in piedi)
- Uso di calzature non ergonomiche, strette o con tacco alto
- Alterazioni biomeccaniche dell’appoggio (piede piatto/cavo)
- Età avanzata, che comporta usura articolare e perdita di elasticità
- Malattie sistemiche (diabete, artrite reumatoide, obesità)
- Traumi acuti o microtraumi ripetuti (fratture da stress, distorsioni).
Una valutazione specialistica permette di individuare la causa primaria e impostare un percorso terapeutico adeguato.
5 Diagnosi: a chi rivolgersi e quali esami fare
Per una diagnosi accurata è fondamentale rivolgersi a un:
- ortopedico esperto in patologie del piede
- fisiatra o podologo in base al problema
Gli esami più utilizzati includono:
- radiografie
- ecografie
- risonanza magnetica
- analisi del passo (baropodometria)
6 Trattamenti e cure disponibili
Il trattamento varia a seconda della diagnosi. Le principali opzioni terapeutiche includono:
- riposo funzionale e modifica delle abitudini motorie
- fisioterapia mirata al rinforzo, allungamento e alla correzione dell’appoggio
- ortesi plantari personalizzate, utili per redistribuire i carichi
- farmaci antinfiammatori, per controllare dolore e flogosi
- infiltrazioni locali, in caso di infiammazioni resistenti
- intervento chirurgico, in presenza di deformità strutturali o patologie non rispondenti alle terapie conservative.
Un approccio tempestivo e personalizzato è fondamentale per prevenire la cronicizzazione del disturbo e migliorare la qualità di vita del paziente.
7 Quando è il caso di consultare uno specialista
Non aspettare che il dolore passi da solo. Consulta un medico se:
- il dolore dura da più di 7 giorni
- peggiora camminando o di notte
- è accompagnato da gonfiore, arrossamento o deformità
- senti scricchiolii articolari o rigidità persistente