L’artrosi dell’anca non colpisce solo le persone anziane, ma si presenta anche in soggetti giovani e, a volte, può essere una patologia invalidante. Scopriamo di cosa si tratta, quali sono i sintomi da considerare, gli esami da fare e le terapie più adatte a risolvere il problema

Sintomi

1 Artrosi dell’anca: i sintomi

L’anca è la parte del corpo che unisce la gamba al bacino, l’articolazione che lega la testa del femore all’osso iliaco è detta coxo-femorale. È un’articolazione decisamente importante perché permette la maggior parte dei movimenti che si svolgono quotidianamente come camminare, alzarsi, guidare un’auto e andare in bicicletta.
Il dolore localizzato all’anca in alcuni casi può essere sintomo di artrosi.

L’artrosi dell’anca è una patologia abbastanza diffusa che si manifesta principalmente in anziani e persone di sesso femmminile sopra i 50 anni, ma può colpire anche i giovani. 

Si tratta di una degenerazione progressiva della cartilagine che riveste l’articolazione coxo-femorale e ne causa il progressivo assottigliamento, fino alla scomparsa. A causa di questa riduzione le ossa sono sottoposte a uno sfregamento che causa dolore e difficoltà di movimento.

I sintomi che si percepiscono possono essere di diversa intensità e colpiscono sia in posizione di rilassamento, sia durante il movimento abituale o lo sforzo dell’articolazione.
Solitamente si possono rilevare:

  • male all’anca localizzato dormendo sul fianco
  • dolore alla zona inguinale
  • riduzione della mobilità
  • zoppia

Il dolore può variare nel tempo e, da un lieve fastidio si può trasformare in una vera e propria difficoltà a camminare, fino a limitare del tutto il movimento.

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Dott. Davide Ranaldo

Possibili cause

2 Coxoartrosi: le cause

Quando si presentano dei dolori all’anca le cause non sempre sono di natura posturale o la conseguenza di uno sforzo improvviso, spesso si tratta di una vera e propria patologia.

La fascia di popolazione più colpita è quella al di sopra dei 65 anni a causa del naturale invecchiamento. In questi casi si parla di “artrosi primaria”.
Troviamo, anche, la popolazione femminile, con più di 50 anni, periodo in cui si manifestano i cambi ormonali della menopausa.

Ma possiamo anche parlare di “artrosi secondaria”, quando questa deriva da altre patologie o traumi.

Questo problema compare spesso persino nei giovani, nella forma di artrosi dell’anca giovanile. Infatti, in queste situazioni, a volte la causa è una displasia dell’anca dovuta a fattori genetici e che si manifesta già nel feto durante la gestazione.

Anche forti traumi da sport sono da considerare tra le cause principali della diffusione tra i giovani.

Ma altri fattori, come l’età, l’obesità o caratteristiche genetiche, possono contribuire allo svilupparsi dell'artrosi dell’anca, come alcune malattie croniche e infiammatorie:

  • artrite reumatoide
  • tumori
  • morbo di Perthes nei bambini

A questi si possono aggiungere anche comportamenti legati allo stile di vita:

  • sovrappeso
  • eccesso nel consumo di alcol
  • posture scorrette
  • sovraccarico articolare
  • uso di corticosteroidi

Le cause principali e più diffuse, quindi, sono da ricercare nel progressivo invecchiamento di articolazioni e cartilagini e nel comportamento quotidiano.

Prevenzione

3 Dolore alle anche: la prevenzione

Le patologie osteoarticolari causate dall'invecchiamento si possono prevenire adottando un corretto stile di vita fin dalla giovane età. 

Un’alimentazione sana che può aiutare a mantenere il peso ottimale ed evitare sovrappeso e obesità.
Esercizio fisico o
attività sportiva di moderata intensità mantengono la muscolatura tonica e impediscono alla struttura ossea di caricare su di sé tutto lo sforzo dei movimenti.

Diagnosi

4 Dolore all’anca: gli esami diagnostici

Quando si presenta il dolore all’anca è bene agire per tempo, quando ci si trova in una fase iniziale e consultare uno specialista che indicherà gli accertamenti più idonei.
I sintomi spesso sono lievi quando si è ai primi segni della patologia, ma, se trascurati, possono peggiorare e influire sulla qualità della vita.

Gli esami disponibili sono di più tipi:

  • radiografia
  • esame ecografico
  • TAC (tomografia assiale computerizzata)
  • RMN (risonanza magnetica nucleare)

Cure

5 Terapie per l’artrosi dell’anca: farmaci e chirurgia

In base allo stadio di assottigliamento delle cartilagini e all’intensità dei sintomi percepiti si possono seguire differenti trattamenti per risolvere il dolore all’anca.
Si può intervenire con cure posturali, terapie farmacologiche o, nei casi più gravi, con un intervento chirurgico per sostituire l’articolazione danneggiata.

Cure

Le cure farmacologiche

Le cure farmacologiche aiutano ad attenuare il dolore all’anca e possono essere di diversi tipi e dosaggi, a seconda dei sintomi percepiti e dell’avanzare del deterioramento dell’articolazione. Non curano la patologia, ma possono essere un buon supporto per migliorare la qualità della vita.

Cure

Antinfiammatori e integratori

Al presentarsi dei primi sintomi e, accertata la diagnosi, gli antinfiammatori sono un’ottima soluzione per alleviare il dolore, mentre gli integratori aiutano le cartilagini a preservare l’idratazione e la loro funzione nel tempo.

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Dott. Fabrizio Carnielli

Cure

Ginnastica articolare

La ginnastica articolare che viene proposta dal fisioterapista ha lo scopo di conservare la mobilità dell’articolazione dell’anca, sottoponendo il paziente a una serie di esercizi che potrà svolgere in autonomia a casa propria.
Si tratta di esercizi posturali e di stretching che mirano a rafforzare l'estensibilità della muscolatura e a rallentare il progredire della patologia.

Cure

Infiltrazioni intrarticolari

Le infiltrazioni intrarticolari sono delle iniezioni all’interno dell’articolazione di appositi farmaci.
Queste iniezioni vengono eseguite direttamente da un medico con un ago lungo, simile a quello utilizzato per l’anestesia spinale, in modo da depositare il farmaco nella sede del dolore e ottenere immediati benefici.

Con le infiltrazioni il medico, di solito, inietta farmaci antinfiammatori per alleviare il dolore localizzato, ma anche acido ialuronico che mantiene l’idratazione delle cartilagini in modo da aumentare la loro efficacia di ammortizzatori dell’articolazione.

Un altro composto utilizzato è il concentrato piastrinico estratto dal sangue del paziente stesso che aiuta la ricostruzione di ossa e tessuti molli.

Cure

Intervento di chirurgia

Quando, purtroppo, l’articolazione è troppo danneggiata e non funziona più correttamente, le terapie non possono essere d’aiuto.
Per restituire una soddisfacente capacità motoria, si può intervenire con la chirurgia.

 

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Dott. Diego Raimondo

Cure

La protesi all’anca

In caso di forte deterioramento dell’articolazione si può procedere con la rimozione della parte ossea danneggiata e con l'impianto di una protesi.
Questa è un sostituto costruito in differenti materiali come titanio, polietilene o ceramica. 

Il titanio è un materiale biocompatibile e particolarmente resistente all’usura che fornisce una buona base di attacco per i tessuti biologici sui quali viene impiantato. 

Il polietilene ha il vantaggio nei suoi componenti di creare una lubrificazione che evita all’articolazione protesica di incepparsi.

La ceramica fornisce stabilità e un elevato grado di ossidazione.

Cure

La chirurgia mininvasiva e robotica

Negli ultimi anni la ricerca ortopedica si è orientata sempre più verso una chirurgia mini invasiva nella quale il medico è coadiuvato da un braccio robotico che ne aumenta la precisione.

In questo modo si può mantenere una maggior quantità di parte ossea, lasciare una cicatrice ridotta e poco visibile e consentire al paziente un decorso rapido.

Si tratta della tecnica di chirurgia dell’anca con accesso anteriore che tra i vantaggi ha:

  • l’incisione nella piega dell’inguine
  • non prevede il distacco di tendini e muscoli
  • poca perdita di sangue
  • poco dolore
  • durata della protesi di 15 o 20 anni

In questo modo e grazie al programma di Fast-Tracking che prevede il recupero rapido, il paziente è in grado di camminare già il giorno dopo l'intervento.
L’uso delle stampelle è limitato ai 20 giorni successivi all’intervento allo scopo di non danneggiare l’impianto e potrà riprendere le normali attività in circa 45 giorni.