Michele Padovano: dalla Champions League alle accuse, una storia di caduta e rinascita
Una carriera tra successi sportivi, accuse e un lungo percorso verso la verità.
Si dice che la grandezza non consista nel non cadere mai, ma nel modo in cui ci si rialza.
Michele Padovano, attaccante della Juventus e vincitore di una Champions League, lo ha fatto alla grande.
Indice
1 La carriera di Michele Padovano: dagli esordi alla Champions League
Una carriera di successi quella del bomber torinese scattante e rapido nel calciare: gli anni giovanili con le maglie del Cosenza, Napoli, Genoa, Reggio Emilia, le vittorie sul campo con i bianconeri (con i quali condivide la vittoria di uno scudetto, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa UEFA e due di Lega), l'amicizia con Vialli e la presenza in Nazionale.
Ma il punto più alto, Michele lo raggiunge con la Champions League 1995-1996, mettendo a segno il decisivo gol del 2-0 contro il Real Madrid che vale il passaggio alle semifinali. Nel 2006, quando è già fuori dal calcio giocato, viene arrestatato con l'accusa di coinvolgimento in un traffico internazionale di stupefacenti. È l'inizio di un incubo che termina, 17 anni dopo, con l'assoluzione definitiva. La sua storia di trionfo, caduta e riscatto è diventata un libro e un docufilm prodotto da Sky Sport dal titolo "Michele Padovano - Innocente, 17 anni senza libertà".
Se le fosse concesso vedere la sua vita alla moviola, quale titolo le darebbe?
"Tra la Champions e la libertà", titolo a mio avviso appropriato...
2 Il calcio come scuola di vita
Cosa le ha insegnato il calcio? E che valore ha avuto per lei?
"Praticare questo sport, per me, è come respirare. Gioco praticamente da sempre, tanto che, da bambino, andavo a dormire con il pallone. Si tratta di una passione innata e ai limiti del consentito. In campo ho appreso ad andare sempre oltre, cosa che, nelle alterne vicende della vita, mi è servita molto"
3 Pregi e limiti: il carattere dentro e fuori dal campo
Un suo pregio e un difetto in campo?
"Potente, veloce, sapevo muovermi. Un limite? Un po' anarchico, non mi piacevano le strategie di gioco e l'eccessiva rigidità degli schemi".
E fuori?
"Non amo molto parlare di me, preferisco siano gli altri a farlo, ma se proprio devo elencare un difetto, direi la permalosità. Tra gli aspetti positivi, invece, la capacità di imparare dagli errori commessi e di smussare gli angoli".
4 Il gol al Real Madrid: il momento più alto della carriera
Torniamo alla memorabile Champions League 1995-1996, cosa provò segnando il gol che tutti ricordiamo?
"Impossibile esprimere quell'emozione a parole... Potrei dire gioia allo stato puro, soddisfazione immensa, qualcosa che dà significato ad un'intera esistenza".
5 Il legame con Gianluca Vialli
Cosa la legava al grande Gianluca Vialli?
"Dopo essere cresciuto nel suo mito, l'affinità caratteriale, un'amicizia così salda da andare a giocare a Londra per seguirlo. È stato l'unico, nel mondo del calcio, a starmi vicino dopo l'arresto e la prima chiamata ricevuta quando mi hanno scarcerato".
6 Infortuni e fine carriera: il rapporto con il corpo
Ha subìto infortuni sul campo?
"È accaduto soprattutto a fine carriera (ho fratturato crociati, perone, menisco), ma li ho superati in tempi ragionevoli con il supporto medico e fisioterapico.
Volevo essere io a decidere quando smettere, non gli incidenti di gioco".
7 L’arresto del 2006: l’inizio dell’incubo
Nel 2006 le è piombata addosso un'accusa infamante che ha dato inizio al periodo più critico della sua vita... qual è il ricordo peggiore all'interno di quell'incubo?
"Il momento dell'arresto: ero appena rientrato da un pranzo con amici e ho trovato tre pattuglie ad attendermi davanti a casa. Mi hanno prelevato con metodi brutali perchè erano convinti fossi un pericoloso criminale..."
Non era così...
"Sono solo stato vittima di un clamoroso fraintendimento che, tuttavia, ha tolto a me e alla mia famiglia 17 anni di vita durante i quali ci svegliavamo, ogni mattina, con una spada di Damocle sulla testa. E sul cuore".
8 L’assoluzione: il ritorno alla libertà
Come si è sentito dopo la sentenza di assoluzione?
"Dopo un pianto liberatorio, ho assaporato il momento più bello della mia vita".
9 Il docufilm e il racconto pubblico della sua storia
Guardando il docufilm di Sky Sport che racconta la sua odissea, c'è qualcosa che vorrebbe aggiungere?
"Non sono mai riuscito a vederlo per intero. Non mi sento ancora pronto per rivivere quell'inferno e vedere mio figlio piangere a causa di ciò che mi è successo, ma non aggiungerei nulla ad un lavoro straordinario e accurato fatto da professionisti seri e competenti".
Prima ha detto che, nei momenti bui, l' unico a starle vicino nell' ambiente del calcio è stato Gianluca Vialli...
"È la verità. Non provo rancore verso chi mi ha voltato le spalle, ne ho solo preso atto. Nelle difficoltà si vedono i veri amici, lui, per me, lo è stato e non lo dimenticherò mai".
10 Come si sente oggi Michele Padovano
Come si sente ora?
"Una persona diversa: serena, migliore. Non mi spaventa più nulla, anche se ne avrei fatto volentieri a meno".
Intervista di Barbara Carrer