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L’intervento di otoplastica: correggere le orecchie a ventola senza lasciare segni

L’intervento di otoplastica: correggere le orecchie a ventola senza lasciare segni

Una tecnica innovativa che permette di evitare punti di sutura e il rischio di recidive nel corso degli anni.

Per molti rappresentano un disagio che nel tempo può addirittura trasformarsi in una forte insicurezza: stiamo parlando delle orecchie a ventola.

Se da un lato la correzione è possibile grazie all’intervento di otoplastica, dall’altro bisogna anche dire che questo intervento non garantisce un effetto definitivo e può causare fastidi dovuti ai punti di sutura. Ma oggi, c’è una novità importante che si presta ad essere impiegata anche per i più piccoli. Approfondiamo questa opportunità con il Dottor Alessandro Gatti, chirurgo plastico.
 

Cos'è l’intervento di otoplastica?

Diciamo che corregge essenzialmente due problematiche del padiglione auricolare che determinano le cosiddette “orecchie a ventola”: la prima è un’ipertrofia della conca, ovvero una maggior grandezza della conca cartilaginea al cui centro sbocca il condotto uditivo esterno, la seconda è la mancanza dell’antielice, ovvero quella piega a convessità anteriore che nella metà superiore dell’orecchio segue parallelamente il bordo esterno-superiore dello stesso.
 

Parliamo invece della sua innovativa tecnica, in cosa consiste e come mai ha un impatto così “leggero”, rispetto al tradizionale intervento?

Bisogna premettere che il padiglione auricolare è costituito da cartilagine, un tessuto denso e compatto ma plasmabile ed è su questo che si basa la tecnica di otoplastica da me utilizzata. Principalmente consente appunto di plasmare, secondo i desideri e le necessità, la cartilagine senza lasciare o dover posizionare punti di sutura permanenti o senza dover ridurre il solco auricolare posteriore fissando, come ancora avviene, una buona parte della parete posteriore del padiglione auricolare al cranio, per cui diventa praticamente impossibile indossare i vecchi Ray-Ban con la stanghetta a ricciolo. In pratica questa innovativa tecnica, che rappresenta un’evoluzione della Crikelaire, prevede un “semplice” rimaneggiamento della cartilagine. 


È necessaria qualche particolare preparazione o prestare qualche accortezza successiva all’intervento? 

Questa tecnica richiede solo un’anestesia locale con leggera sedazione, non bisogna fare alcun tipo di trattamento prima. Per quando riguarda il post andrà portata una fascia elastica contenitiva per 12 giorni 24h su 24, poi altri 12 giorni solo di notte, la piccola cicatrice posteriore è invisibile. 
 

Bisognerà aspettare di togliere la fascia per avere i cambiamenti?

Assolutamente no, è evidente fin da subito il risultato ottenuto.


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