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La sleep apnea

La sleep apnea

Più che un disturbo, una vera e propria patologia, ma l'odontoiatra può aiutarvi a trovare una soluzione.

L’apnea ostruttiva nel sonno (OSA) consiste in una transitoria, ma ripetuta, interruzione del respiro mentre si dorme. Può portare alla comparsa di sintomi come eccessiva sonnolenza diurna e stanchezza e, nei casi più severi può rappresentare un importante fattore di rischio per l’insorgenza di patologie cardiache.
 

Che cos’è l’apnea ostruttiva nel sonno?

Quando la perdita del tono muscolare naturalmente indotta dal sonno è eccessiva, le pareti delle vie aeree superiori (ipofaringe), iniziano a vibrare producendo russamento. In condizioni estreme si può verificare un vero e proprio collasso delle pareti sino all’interruzione completa del respiro. In questo caso il nostro cervello interrompe il sonno con un risveglio che comporta il recupero del tono muscolare ponendo fine all’apnea. 
 

Quanto è comune l’OSA?

Si tratta di un disturbo estremamente frequente che interessa il 24% della popolazione maschile ed il 9% di quella femminile di mezza età. Tuttavia solo nel 4% degli uomini e nel 2% delle donne l’OSA presenta caratteristiche tali da giustificare un intervento terapeutico.
 

Quali sono i pazienti affetti da OSA che necessitano di una terapia?

Si consiglia di agire in presenza di eccessiva stanchezza e cefalee e a quei pazienti che, pur asintomatici, risultano contestualmente affetti da patologie cardiologiche e/o neurologiche di particolare severità come infarto e ictus. 
 

Come si esegue la diagnosi di OSA?

L’indagine strumentale per diagnosticarla è la polisonnografia, un esame non invasivo che consiste nella registrazione notturna di tutti i parametri cardiaci e respiratori, dello stato di ossigenazione del sangue, dell’attività cerebrale e del tono muscolare. La diagnosi può essere eseguita ambulatorialmente con sistemi portatili e il paziente, quindi, potrà dormire presso il proprio domicilio.
 

Qual è la terapia dell’OSA?

La scelta terapeutica più appropriata deve tener conto dell’entità del disturbo respiratorio e della gravità dei sintomi associati e della coesistenza di altre condizioni morbose.

Per i casi più gravi esistono diversi dispositivi:  il CPAP, un generatore di aria continuo in grado di impedire meccanicamente il collasso delle pareti nelle vie aeree superiori; diversi dispositivi orali per aumentare la pervietà delle vie aeree superiori e, infine, in presenza di alterazioni anatomiche la chirurgia può rappresentare un opzione, ma solo per un numero limitato di pazienti. 

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