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La mascolinità dipende dalle misure del pene?

Dott. Massimo Capone - Urologo e Andrologo a Treviso
Dott. Massimo CAPONE
 15 Luglio 2020

La mascolinità dipende dalle misure del pene? - Dott. Massimo Capone

Facciamo chiarezza su falsi miti legati alle dimensioni del pene

Sin dagli albori dell’umanità il pene si è identificato con il concetto di mascolinità. Presso gli antichi Greci un pene di piccole dimensioni era considerato l’optimum, ma questo concetto ha subìto progressivamente una profonda trasformazione.

Dottore, le capita di avere pazienti che si lamentano delle dimensioni del loro pene? A cosa può essere connesso?
Sì! Per molti uomini il desiderio di un pene di maggiori dimensioni nel confronto con il resto della popolazione maschile può essere importante. I termini di identità fallica e di fallocentrismo indicano rispettivamente la ricerca di identità da parte del maschio nel suo pene con enfasi sull’idea che “più grosso è meglio” e il concetto che il pene è centrale per l’identità maschile.

Ci sono delle misure che possono essere considerate “normali”?
Esiste un sostanziale accordo sulle misure medie di un pene normale: per la lunghezza, in condizioni di riposo, dopo stiramento ed in erezione sul dorso dalla giunzione tra il pene e il pube e la punta del glande, e per la larghezza nel punto centrale a riposo e in erezione. Si tratta, per la lunghezza, di 8,9 cm a riposo, 12,3 cm dopo stiramento e 12,7 cm in erezione; 9,4 e 11,5 cm rispettivamente per la circonferenza a riposo e in erezione.

Quando si può quindi parlare di micropene?
Nel caso in cui la lunghezza sia inferiore a 4 cm in flaccidità e 7,5 cm in erezione. La maggior parte degli organi sessuali maschili, però, sono normali e perfettamente in grado di svolgere la loro funzione.

Come mai però molti uomini considerano le loro dimensioni non adeguate?
Capita spesso che molti uomini abbiano la convinzione di avere dimensioni inadeguate, e questo accade anche quando il proprio pene è perfettamente normale. Nella maggior parte dei casi questi soggetti soffrono di ansia da pene piccolo, la preoccupazione che le dimensioni dei propri genitali siano osservate e giudicate negativamente da estranei. In una più ridotta percentuale di casi si manifesta un vero disturbo ossessivo-compulsivo che va sotto il nome di dismorfofobia peniena.

Esistono trattamenti che possono aumentarne le dimensioni?
L’offerta di soluzioni miracolose (pillole, creme, pompe, dispositivi per trazione) è enorme, ma la maggior parte di questi prodotti hanno scarsa o nulla efficacia. La prospettiva di poter modificare chirurgicamente il proprio pene ha moltiplicato esponenzialmente le richieste di interventi di allungamento/ampliamento (falloplastica) in uomini con pene di normali dimensioni.

Qual è la tecnica più utilizzata per l’allungamento?
È la sezione del legamento sospensore del pene di solito associata a una plastica di scorrimento della cute pubica: essa non modifica la lunghezza del pene, ma lo rende più sporgente, svincolandolo parzialmente dal suo punto di ancoraggio. Poiché la cicatrizzazione tende a retrarre nuovamente il pene, sono spesso utilizzati dei distanziatori in silicone. In alternativa, e con minor rischi, la stabilizzazione può essere ottenuta con l’uso di dispositivi di trazione.


Di quanto può essere questo allungamento?
Anche nelle mani di chirurghi esperti, il miglior incremento di lunghezza ottenibile con questa tecnica non supera i 2,5 cm, più frequentemente è compreso tra 1 e 2 cm.

Questo trattamento può avere delle complicanze?
Sì, e le conseguenze possono essere gravi, con perdita di sensibilità del glande, alterata stabilità e “scrotalizzazione” del pene.

Esiste quindi un’alternativa?
La tecnica di Perovic, basata sull’interposizione di cartilagine costale tra gli apici cavernosi e il glande, è un’ottima alternativa ed è riservata a centri ad altissima specializzazione.

In che modo si può ottenere invece un allargamento del pene?
La tecnica più diffusa prevede l’uso dei cosiddetti filler iniettati nello spazio tra la cute del pene ed i corpi cavernosi. Il filler più diffuso è il grasso prelevato per liposuzione, che presenta tuttavia una elevata instabilità dovuta al suo riassorbimento con risultati a distanza insoddisfacenti sotto il profilo estetico. Ancora sperimentali, come del resto tutta questa chirurgia e non approvati nell’UE, sono gli impianti di manicotti di silicone (Penuma) o di supporti colonizzabili dalle cellule dell’ospite (scaffold). Più promettenti, ma limitate a centri con elevata esperienza, sono le tecniche di ampliamento dei corpi cavernosi con innesti di tessuto biologico (grafting).

Prima di procedere all’intervento, cosa occorre fare?
Il paziente affetto da ansia da pene piccolo o dismorfofobia peniena che richiede una fal- loplastica deve essere valutato innanzitutto sotto il profilo sessuologico e psichiatrico. Laddove l’intervento chirurgico si inserisca all’interno di un perimetro di cura, deve essere fornita una corretta informazione sui risultati ottenibili e sui rischi connessi con questo tipo di chirurgia.
 

La falloplastica per finalità estetiche deve essere considerata a tutti gli effetti sperimentale e non approvata dalle maggiori società scientifiche urologiche

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