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Anoressia e conseguenze sulla massa ossea

Anoressia e conseguenze sulla massa ossea

I disturbi alimentari hanno un impatto anche sulle ossa, che vengono rese più fragili

Dott. Paolo Morachiello

Durante l’adolescenza, e in particolare verso i 19-20 anni, una persona raggiunge il picco di massa ossea, cioè la quantità di tessuto osseo che l'organismo utilizzerà nel corso della vita. Occorre tenere presente che, per motivi fisiologici, nella donna comincerà a ridursi dopo la menopausa.

Dottore, cosa determina lo sviluppo del patrimonio osseo?

Concorrono fattori genetici e, soprattutto, secondari legati ad eventuali malattie concomitanti. Queste ultime possono interferire sul metabolismo osseo, e le relative cure farmacologiche (esempio cortisonici) possono aggravare questa condizione.


L’alimentazione può incidere?

Sì, i disturbi dell'alimentazione (anoressia e bulimia), che si riscontrano maggiormente in questa fascia di età, comportano una grave compromissione della struttura del tessuto osseo per mancanza di nutrienti per lo sviluppo del tessuto (proteine, calcio, minerali, vitamina D) e per una condizione molto frequente di amenorrea (assenza di mestruazioni) dovuta ad uno squilibrio ormonale indotto.


Quali conseguenze si possono riscontrare?

Ne consegue una condizione di osteopatia metabolica, più comunemente chiamata osteoporosi, che è la più comune delle malattie fragilizzanti dell’osso, ed è una condizione di ridotta resistenza ossea con l’aumento del rischio di frattura.
La frattura da fragilità dovrebbe essere un evento spontaneo o provocato da un trauma “non efficiente”, ad esempio la caduta dalla propria altezza, un trauma banale, il sollevamento di un peso considerato non eccessivo dal paziente stesso. Il trauma “efficiente” è, con i dovuti distinguo, un incidente stradale, una caduta da un'altezza maggiore della propria, etc. La resistenza ossea è quindi legata sia alla quantità che alla qualità del tessuto osseo.

Quali sono le principali osteopatie metaboliche?

In linea generale, si dividono in due categorie: le primitive, osteoporosi post-menopausale e senile, e le secondarie, cioè associate o causate da varie patologie e farmaci.


È possibile misurare il grado di osteoporosi?

L'indagine gold standard per la diagnosi di osteoporosi è la densitometria ossea, a cui deve essere associata un'accurata anamnesi clinica e una serie di esami biochimici (ormai codificati a livello mondiale), utili per un’esclusione di osteopatia secondaria.


Si possono prevenire queste fratture?

Ci sono ambulatori per le malattie fragilizzanti dello scheletro i cui obiettivi possono essere:

  • individuare i soggetti a maggior rischio di frattura
  • identificare ed eventualmente modificare le cause alla base dell'aumentato rischio (es. le cause di osteoporosi secondaria)
  • ridurre il rischio di frattura del singolo soggetto “anche” utilizzando eventuali terapie.

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