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La chirurgia andrologica
per risolvere la
disfunzione erettile

La chirurgia andrologica
per risolvere la
disfunzione erettile

L’utilizzo della protesi peniena può essere la soluzione ottimale per i pazienti non pienamente soddisfatti dal trattamento con farmaci orali. Ne parliamo con il Dott. Massimo Capone, chirurgo andrologo.

L’impianto di una protesi peniena è la terapia risolutiva dei casi di disfunzione erettile non responsivi alla terapia medica o fisica. 

Le patologie vascolari dovute alla malattia aterosclerotica o al diabete, il danno neurologico indotto dagli interventi di prostatectomia radicale o l’associazione con gli incurvamenti provocati dalla malattia di La Peyronie determinano la maggior parte degli impianti. 

Non sono pochi, tuttavia, i pazienti che preferiscono sottoporsi all’impianto di una protesi ritenendo scomoda o solo parzialmente soddisfacente l’assunzione di farmaci in relazione alle proprie aspettative e necessità.

1 La protesi peniena: cos'è e come funziona

Le protesi peniene sono dispositivi destinati esclusivamente a ripristinare una rigidità del pene adeguata a qualsiasi tipo di rapporto sessuale. Non sono visibili all’esterno e difficilmente riconoscibili alla palpazione, inoltre, la dimensione dell’impianto ricalca sufficientemente la conformazione nativa del pene. 

La percezione del piacere durante il rapporto e l’intensità dell’orgasmo non sono modificate dalla presenza di una protesi; molti uomini descrivono i propri orgasmi più intensi rispetto al passato probabilmente in conseguenza della maggiore confidenza nelle proprie capacità erotiche conferita dalla protesi.

Le tipologie di protesi

Esistono in commercio due tipologie di protesi: 

  • a volume costante
  • idrauliche

Le protesi a volume costante mantengono il pene in uno stato di erezione permanente che può essere comunque facilmente dissimulata al di sotto degli indumenti. La rigidità conferita al pene è ottimale, sono indenni da problematiche di carattere meccanico e il loro costo è sensibilmente più basso rispetto ai modelli idraulici.

Le protesi idrauliche sono costituite da due cilindri, alloggiati all’interno dei corpi cavernosi del pene, da una pompa-valvola di attivazione/disattivazione collocata all’interno dello scroto da un serbatoio contenente il liquido che rende possibile il funzionamento del sistema posizionato a lato della vescica.
Nelle protesi idrauliche bi-componente il serbatoio è integrato all’interno dei cilindri protesici. 

Le protesi idrauliche riproducono in maniera molto fedele l’erezione naturale: la rigidità è ottimale, la manovrabilità è rapida e discreta, l’affidabilità meccanica è elevatissima.

2 L’intervento di impianto di una protesi peniena

L’intervento chirurgico è eseguito in anestesia spinale o generale, grazie all’approccio mininvasivo della tecnica di Perito, per la particolare posizione sul lettino operatorio in tal caso necessaria.
L’anestesia locale può essere impiegata per gli impianti di protesi a volume costante.

In ogni caso, la durata dell’intervento è solitamente inferiore ai 45 minuti, il che riduce al minimo la durata dell’anestesia.

La tecnica mininvasiva di Perito

La tecnica mininvasiva di Perito consente il posizionamento di tutti i componenti della protesi con un’unica incisione infrapubica della lunghezza di 4 cm con un agevole accesso ai corpi cavernosi del pene (cilindri), allo scroto (pompa) e allo spazio a lato della vescica (serbatoio). In questo modo il dolore post operatorio è quasi inesistente.

Al termine dell’intervento un drenaggio è lasciato nello scroto a protezione dell’impianto nelle prime 24-48 ore e la protesi sarà parzialmente attivata. 

La degenza ha una durata media di 24-48 ore. Al momento della dimissione la protesi è disattivata.
È consigliabile il riposo nella prima settimana successiva all’intervento. L’attivazione della protesi inizia dopo sette giorni e dopo cinque settimane dall’intervento il paziente completa l’addestramento all’utilizzo e riprende l’attività sessuale.

3 Cosa aspettarsi dalla protesi peniena

L’impianto di una protesi peniena è la modalità di trattamento della disfunzione erettile caratterizzata dalla più alta soddisfazione del paziente (superiore al 92%) e della partner (superiore all’85%). 

È necessario, però, ricordare che lo scopo dell’impianto è quello di ripristinare una erezione rigida adeguata ad ogni tipo di penetrazione.
La protesi pertanto non aumenta le dimensioni del pene, che potranno essere lievemente inferiori a quelle dell’organo nativo né modifica le attitudini erotiche del paziente.

4 Rischi e complicanze dell’intervento di impianto protesi

Come tutte le tecniche chirurgiche anche l’impianto di protesi peniena non è indenne da complicanze, le principali costituite dall’infezione della protesi (incide per meno dell’1% dei casi, con eccezioni in caso di diabete o di immunodepressione) e dai malfunzionamenti meccanici (la sopravvivenza di una protesi a 10 anni sfiora il 90%).

La chirurgia protesica è una metodica di trattamento della disfunzione erettile altamente efficace; l’ottimizzazione dei risultati richiede una attenta valutazione con il paziente e il partner delle personali aspettative di riabilitazione sessuale e della possibilità che esse siano soddisfatte dall’impianto e, per quanto bassi, dei rischi potenziali ad esso conseguenti.

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