La schiena curva può dipendere da un atteggiamento posturale viziato e quindi correggibile oppure da una patologia strutturale della colonna, chiamata ipercifosi dorsale. A livello dorsale è normale avere un certo grado di curvatura ed è presente in tutti; il problema insorge quando la curva supera i valori attesi e può associarsi anche a rigidità. A distinguere le due situazioni è la visita specialistica, eventualmente completata da una radiografia della colonna in toto in ortostasi.
“Ha la schiena curva”, “si sta incurvando”, “gli sta venendo la gobba” sono le frasi con cui la maggior parte delle persone arriva a una visita, sia che si tratti di un ragazzo che sta crescendo sia di un paziente anziano che negli ultimi anni sembra essersi accorciato. Dietro le stesse parole ci sono però situazioni molto diverse, che si affrontano in modi diversi. Questa pagina serve a orientarsi prima di parlarne con il medico.
Revisione medica a cura del Dott. Riccardo Baracco, chirurgo vertebrale.
Indice
1 Che cos’è la cifosi dorsale e perché una curva ci deve essere
La colonna vertebrale, lateralmente, non è dritta: descrive una serie di curve alternate. Il tratto cervicale e quello lombare presentano un curva a convessità rivolta in avanti (lordosi), nel tratto dorsale e quello sacrale la convessità è rivolta indietro (cifosi). Questa alternanza non è un difetto: è il meccanismo che permette alla colonna di assorbire e scaricare in maniera più efficiente i carichi e gli urti invece di trasmetterli rigidamente.
La cifosi dorsale, quindi, è una curva fisiologica. Trovarla scritta su un referto radiologico non significa aver ricevuto una diagnosi di malattia. È un equivoco molto comune e vale la pena chiarirlo subito: la parola “cifosi” da sola descrive la tipolgia della curva della colonna vertebrale.
Il problema nasce quando quella curva esce dai valori attesi - in eccesso o, meno intuitivamente, in difetto - oppure quando perde la capacità di modificarsi con il movimento.
2 Quando la curva è “accentuata”: che cosa dice il referto
Sui referti radiologici compaiono formule ricorrenti che generano preoccupazione perché raramente vengono spiegate. Le più frequenti sono tre.
“Accentuazione della cifosi dorsale”, o “ipercifosi”, indica una curva più pronunciata del previsto. È la situazione a cui corrisponde l’aspetto della schiena incurvata in avanti e, a volte, delle spalle chiuse.
“Riduzione della fisiologica cifosi dorsale” indica invece l’opposto: una colonna più dritta del normale, talvolta chiamata dorso piatto. Può sembrare una buona notizia, ma non lo è: una colonna che ha perso le sue curve assorbe peggio i carichi e può dare dolore e affaticamento con la stessa facilità di una curva eccessiva.
“Cifosi dorsale conservata”, infine, significa semplicemente che la curva rientra nella norma.
La misurazione avviene su una radiografia eseguita in piedi, tracciando quello che si chiama angolo di Cobb tra le vertebre agli estremi della curva (T1-T12). Per il tratto dorsale l’intervallo considerato normale si colloca orientativamente tra i 20 e i 45 gradi, ma è un dato che va letto insieme all’età della persona, alla sua conformazione e alla presenza o meno di sintomi. Lo stesso valore può essere del tutto irrilevante in un adulto e meritare attenzione in un adolescente in crescita.
Da ricordare: un numero su un referto non è una diagnosi. Due persone con la stessa misurazione possono avere quadri clinici completamente diversi, e il valore da solo non dice né se la curva progredirà né se richiede un trattamento. È la valutazione dello specialista a stabilirlo.
3 Cifosi, lordosi, scoliosi: le differenze
I tre termini vengono spesso usati come sinonimi di “schiena storta”, ma descrivono cose distinte, e la distinzione conta perché i percorsi di cura sono diversi.

La differenza pratica più utile è questa: la cifosi si vede guardando la persona di profilo, la scoliosi guardandola di schiena. Nella scoliosi, inoltre, piegandosi in avanti compare tipicamente un’asimmetria - una metà del dorso più sporgente dell’altra chiamata gibbo costale o prominenza lombare - che nella cifosi semplice non c’è.
Le due condizioni possono coesistere, e nell’adulto capita spesso che si influenzino a vicenda. Abbiamo dedicato un approfondimento specifico alla scoliosi nell’adulto, dove il tema è trattato in modo più esteso.
Un’ultima precisazione terminologica: “cifosi dorso-lombare” indica che la curva accentuata si estende oltre il tratto dorsale, coinvolgendo anche il tratto lombare. È una localizzazione più estesa, non una malattia diversa.
4 Come si manifesta: i segnali oltre l’aspetto
Molte cifosi accentuate non danno alcun disturbo e vengono notate solo per l’aspetto estetico. Quando invece si manifestano, i segnali più frequenti sono:
- un dolore nella zona centrale della schiena, tra le scapole, che tende a comparire dopo essere stati a lungo seduti o in piedi
- una sensazione di rigidità e di affaticamento nella parte alta del dorso
- la percezione di non riuscire a raddrizzarsi completamente
- la sporgenza di una o più vertebre, visibile o percepibile al tatto
- nell’adulto e nell’anziano, una riduzione della statura nel corso degli anni
Quest’ultimo punto merita attenzione particolare, perché viene quasi sempre attribuito al normale invecchiamento. Perdere qualche centimetro con l’età rientra nella fisiologia, ma una riduzione rapida o marcata, soprattutto se accompagnata da una progressiva deformità in avanti comparsa in poco tempo, è un motivo valido per parlarne con il proprio medico.
Nel ragazzo in crescita, invece, i genitori notano di solito prima l’aspetto: le spalle che si chiudono in avanti, la testa portata anteriormente, il dorso arrotondato. Anche in questo caso il rilievo va portato all’attenzione del pediatra o del medico di famiglia, senza allarmismi ma senza rimandare, perché nella fase di crescita i margini di intervento sono più ampi.
Quando rivolgersi subito a un medico: in presenza di un dolore dorsale acuto comparso improvvisamente, soprattutto dopo una caduta o in una persona con osteoporosi nota, oppure se compaiono formicolii, perdita di forza o disturbi della sensibilità agli arti inferiori. Sono situazioni che richiedono una valutazione tempestiva e non un’attesa.
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Dott. Gian Maria Giulini5 Perché la schiena si curva: le cause cambiano con l’età
Questo è il punto centrale, e anche quello dove si concentrano gli equivoci. La stessa schiena, in presenza di una deformità, ha significati completamente diversi a quindici anni e a settantacinque.
Nell’età della crescita
La forma più comune è la cifosi posturale, chiamata anche atteggiamento cifotico. Non ci sono alterazioni della forma delle vertebre: la colonna è strutturalmente normale e la curva è il risultato di un atteggiamento abituale viziato, spesso legato a una muscolatura poco allenata, a lunghe ore in posizione seduta, più di recente all’uso indiscriminato degli smartphone, e, in alcuni casi, a fattori psicologici come il tentativo di “ridursi” durante una crescita rapida. Il tratto distintivo è la correggibilità: chiedendo al ragazzo di raddrizzarsi, o facendolo sdraiare, la curva si corregge.
Diversa è la malattia di Scheuermann, o osteocondrosi vertebrale giovanile, che compare tipicamente nell’adolescenza. In questo caso alcune vertebre assumono una forma a cuneo durante la crescita, e la deformità che ne deriva è strutturata: non si corregge chiedendo alla persona di raddrizzarsi, ed è accompagnata più spesso da dolore e rigidità. È una condizione che ha un decorso proprio, legato alla fase di crescita, e che richiede una valutazione specialistica.
Distinguere le due situazioni non è possibile a occhio, e nemmeno affidandosi alla sola impressione di come il ragazzo sta seduto. È la visita, con il test di riducibilità e se necessario la radiografia, a farlo.
Nell’adulto e nell’anziano
In questo caso le cause sono generalmente multiple.
La più rilevante è la presenza di crolli vertebrali, cioè fratture che modificano la forma di una o più vertebre facendole collassare anteriormente. Ogni vertebra che crolla può inclinare in avanti tutto il segmento sovrastante: l’effetto sulla curva complessiva può essere marcato. Questi crolli possono avvenire dopo un trauma anche banale, o addirittura senza un trauma riconoscibile, e passare inosservati per settimane.
La causa che rende le vertebre più deboli e quindi più a rischio di un crollo è nella grande maggioranza dei casi l’osteoporosi. È il motivo per cui, davanti a una schiena che si inclina in avanti progressivamente in età adulta, lo specialista indaga abitualmente anche lo stato di salute delle ossa.
Concorrono poi la degenerazione dei dischi intervertebrali, che riducendosi in altezza modificano l’assetto della colonna, e la perdita di massa e forza muscolare, che toglie alla schiena il sostegno attivo necessario a mantenere la postura eretta. Anche l’artrosi delle articolazioni vertebrali contribuisce, irrigidendo il tratto dorsale.
Nella pratica queste componenti si possono sovrapporre, ed è la ragione per cui il percorso nell’adulto è spesso multidisciplinare: si agisce contemporaneamente sull’osso, sul muscolo e sulla postura.
6 Come si valuta: la visita e gli esami
La valutazione parte sempre dall’esame clinico. Lo specialista osserva la persona in piedi di profilo e di schiena, valuta eventuali asimmetrie di lato, misura eventuali variazioni di statura rispetto al passato ed esegue i test che permettono di capire se la curva è riducibile: tipicamente chiedendo di estendere il dorso o facendo sdraiare la persona. È questo passaggio, più di ogni altro, a orientare tutto il resto.
Segue, quando indicata, la radiografia della colonna in proiezione laterale ed antero-posteriore, eseguita in piedi perché solo così la curva viene misurata nella condizione di carico reale. È l’esame su cui si valuta la disposizione sotto carico delle varie curve, si calcola l’angolo di Cobb, si valuta la forma dei corpi vertebrali, si valuta il grado di degenerazione discale ed articolare; tutti questi elementi aiutano nel distinguere una forma posturale da una strutturata e nel riconoscere eventuali crolli.
La risonanza magnetica e la tomografia computerizzata non sono esami di routine: vengono richieste in situazioni specifiche, per esempio quando c’è il sospetto di un interessamento neurologico, quando si deve caratterizzare meglio una frattura o quando si sta valutando un’indicazione chirurgica.
Nell’adulto, quando il sospetto è che la curva dipenda da una fragilità ossea, il percorso comprende abitualmente anche esami del sangue e delle urine mirati e la densitometria ossea, che misura la densità minerale dello scheletro.
7 Si può correggere?
È la domanda che ricorre più di ogni altra, e la risposta è che dipende da due fattori: se la curva è riducibile o strutturata, e se la persona è ancora in fase di crescita.
Nelle forme posturali dell’età evolutiva i margini sono ampi. La colonna non ha alterazioni strutturali e il lavoro sulla muscolatura, sulla propriocezione e sulle abitudini quotidiane può modificare sensibilmente l’assetto.
Nelle forme strutturate la prospettiva cambia. Quando le vertebre hanno una forma alterata, quella forma è irreversibile. Questo non significa che non ci sia nulla da fare: si può trovare un’adeguata terapia sul dolore, sulla funzione, sulla rigidità, agire sul rallentamento della progressione e sulla prevenzione delle complicanze. Ma l’obiettivo realistico non è riportare la colonna a una forma che non ha più.
Nell’adulto con crolli vertebrali il ragionamento è ancora diverso: l’obiettivo prioritario diventa evitare la progressione dei crolli riscontrati ed evitare nuove fratture, perché ogni nuovo crollo peggiora la curva. In questi casi il trattamento dell’osteoporosi non è un intervento parallelo, è parte del trattamento della cifosi.
Diffidare, in generale, di chi promette di raddrizzare una schiena. Le proposte serie partono sempre da una diagnosi che distingue le situazioni descritte sopra.
8 I percorsi di trattamento
Il trattamento conservativo è la scelta nella grande maggioranza dei casi. Questo comprende la fisioterapia e la rieducazione posturale, orientate a rinforzare la muscolatura estensoria del dorso, a recuperare mobilità, e a rendere consapevole la persona del proprio assetto e consapevole ad agire attivamente per mantenere il più possibile un equilibrio funzionale adeguato. Nell’anziano si aggiunge il lavoro sull’equilibrio statico e dinamico, che riduce il rischio di caduta e quindi di nuove fratture.
Il corsetto trova indicazione soprattutto in età evolutiva, in curve strutturate selezionate e per un periodo definito, con l’obiettivo di guidare la crescita. La sua prescrizione, il tipo e la durata di utilizzo sono decisioni specialistiche che tengono conto della fase di crescita residua e dell’entità della curva.
Quando la cifosi dipende da fratture da fragilità, il percorso include la gestione del dolore nella fase acuta, l’utilizzo di un supporto ortopedico, la riabilitazione e il trattamento dell’osteoporosi di base.
La chirurgia rappresenta un’opzione minoritaria e riservata a situazioni specifiche: curve di entità rilevante e/o progressive, dolore che non risponde ai trattamenti conservativi, compromissione neurologica o quadri in cui la deformità compromette in modo significativo la funzione (deambulatoria, polmonare, cardio-circolatoria). È una decisione che nasce da una valutazione complessiva della persona - età, condizioni generali, aspettative, altre patologie presenti - e non dal solo dato radiografico.
Sui supporti posturali in vendita libera: fasce e correttori acquistabili senza prescrizione sono cosa diversa da un corsetto ortopedico prescritto e adattato. Possono dare una sensazione momentanea di sostegno, ma non modificano una curva strutturata e, se usati a lungo al posto del lavoro muscolare, rischiano di indebolire proprio la muscolatura che serve a mantenere la postura. Prima di acquistarne uno vale la pena chiedere al proprio medico se nel caso specifico abbia senso.
9 Attività fisica e sport
Il movimento è parte del trattamento, non un’aggiunta facoltativa. Il tipo di movimento, però, cambia molto a seconda della situazione.
In generale sono favorevoli le attività che sollecitano l’estensione del dorso e rinforzano la muscolatura posteriore, e quelle che migliorano la mobilità della colonna e la percezione della propria postura (propriocezione). Il nuoto viene spesso indicato, con l’avvertenza che non tutti gli stili hanno lo stesso effetto sull’assetto del dorso.
Sono invece da valutare con attenzione le attività che comportano flessioni ripetute e marcate del tronco in avanti, torsioni brusche della colonna e sollevamento di carichi importanti. Nell’adulto con osteoporosi nota o con fratture pregresse queste indicazioni diventano particolarmente stringenti, perché su un osso fragile un gesto sbagliato può avere conseguenze immediate e potenzialmente irreversibili.
Per questo motivo su questa pagina non trovate un programma di esercizi da eseguire a casa. Un programma efficace parte dalla valutazione, spesso multidisciplinare, della singola situazione, e gli stessi esercizi che aiutano una cifosi posturale in un adolescente possono essere inappropriati in una colonna dell’adulto, magari con crolli vertebrali. La definizione del di un programma personalizzato spetta al fisioterapista o al fisiatra, sulla base della diagnosi.
10 Cifosi e invalidità civile
È una domanda ricorrente e vale la pena rispondere con precisione. In Italia il riconoscimento dell’invalidità civile non si basa sulla diagnosi in sé, né sull’entità di una curva misurata in gradi, ma sulla valutazione di quanto la condizione riduce concretamente la capacità funzionale della persona.
La procedura prevede che il medico certificatore rediga il certificato medico introduttivo, dopo il quale si presenta domanda all’INPS; la valutazione spetta a una commissione medica, che esamina la documentazione clinica e le limitazioni funzionali documentate.
Per la modulistica aggiornata, i requisiti e l’assistenza nella presentazione della domanda è opportuno rivolgersi direttamente all’INPS o a un patronato.
11 Domande frequenti
Che cos’è la “gobba”?
È il termine con cui comunemente si indica una cifosi dorsale molto accentuata, in cui la parte alta della schiena appare nettamente arrotondata e quindi piegata in avanti. Non è un termine medico e non corrisponde a una diagnosi specifica: la stessa immagine può derivare da cause diverse, che richiedono percorsi d’inquadramento diversi.
La cifosi dorsale peggiora sempre con il tempo?
No. L’evoluzione dipende dalla causa, dall’età e dalla presenza di condizioni che indeboliscono le vertebre. Alcune forme restano stabili nel tempo; altre, in particolare quelle legate a fratture da fragilità o alla concomitante presenza di una scoliosi, possono progredire se la causa di base non viene affrontata.
Che cos’è la malattia di Scheuermann?
È una condizione dell’età adolescenziale in cui alcune vertebre assumono una forma a cuneo durante la crescita, dando origine a una curva strutturata e spesso a rigidità e dolore dorsale. Richiede una valutazione specialistica perché il percorso è legato alla fase di crescita.
Che differenza c’è tra scoliosi e cifosi?
La cifosi è una curva sul piano laterale, visibile guardando la persona di profilo, e nel tratto dorsale è fisiologica. La scoliosi è una deviazione sul piano frontale con rotazione delle vertebre, visibile guardando la persona di schiena, e non è mai fisiologica.
Che problemi può dare la cifosi?
Nelle forme lievi spesso nessuno. Nelle forme più accentuate possono comparire dolore dorsale, rigidità, affaticamento e difficoltà a mantenere la posizione eretta a lungo. Nelle forme rilevanti dell’anziano possono aggiungersi ripercussioni sull’equilibrio e sull’autonomia nelle comuni attività quotidiane.
Che sport si può fare con la cifosi?
Dipende dal tipo e dalla causa. In linea generale sono favorevoli le attività che rinforzano la muscolatura del dorso e migliorano la mobilità, mentre vanno valutate con attenzione quelle che comportano flessioni marcate, torsioni brusche o carichi importanti. L’indicazione va personalizzata con lo specialista.
Un adulto può ancora migliorare la propria postura?
Sì, entro i limiti posti dalla struttura della colonna. Anche quando la forma delle vertebre non è modificabile, il lavoro sulla muscolatura, sulla mobilità e sull’equilibrio può migliorare l’assetto complessivo, ridurre il dolore e diminuire il rischio di caduta.
La cifosi dorsale è ereditaria?
Non nel senso di una trasmissione diretta. Esistono però caratteristiche costituzionali e predisposizioni familiari che possono favorirla, e alcune condizioni che ne sono causa - come l’osteoporosi - hanno a loro volta una componente familiare. Si parla quindi di fattori di rischio.
