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Estetica e psicologia: un futuro insieme?

Estetica e psicologia: un futuro insieme?

Spesso la richiesta di interventi estetici nascondono motivazioni che riguardano la sfera psicologica della persona

Dott.ssa Ute Bauer

L’esposizione mediatica di celebrities propongono ideali estetici e perfezione che possono spingere le persone ad emularli, sottovalutando però le implicazioni mediche di salute di un intervento chirurgico.
 

Dottoressa, cosa pensa delle foto che circolano in rete del pre e post intervento estetico?

Occorre essere cauti. In Germania la Società di Chirurgia Plastica vuole vietare di pubblicare su siti e giornali foto prima e dopo gli interventi di chirurgia plastica ed estetica perché, evidentemente, molti risultati sono “fake”, ritoccati, per nascondere cicatrici ed imperfezioni, portando le persone a sottovalutare l’importanza di un intervento per l’eventuale correzione di un difetto che mette loro a disagio.
 

Quali sono i principali motivi che spingono una persona a rivolgersi ad un chirurgo estetico?

Sono molte le cause che portano un paziente dallo specialista: l’autostima, la sicurezza in se stessi ed il piacere di vedersi “più freschi”. E questo accade a tutte le età.
 

In quali casi la chirurgia può effettivamente aiutare a sentirsi meglio?

Per esempio, da giovani si può essere spinti dal fatto che il DNA ci ha “regalato” una disarmonia come un’asimmetria mammaria, una coscia grossa in confronto al corpo o un naso con un gibbo. Più avanti con l’età, guadagniamo più sicurezza, sviluppiamo uno stile nostro, ma cerchiamo anche la perfezione e, con la menopausa o andropausa, combattiamo l’invecchiamento fisico che non corrisponde all’età che ci si sente. In questi casi la chirurgia, più o meno invasiva, può dare una mano a sentirsi più felici.

Come si svolge solitamente il primo incontro con il paziente?

Prioritario per me è capire se la persona è stata spinta da partner, amici, parenti o quello che vede sui social media. Se fosse così, raramente il risultato darà soddisfazione. La cosa migliore è che il paziente voglia migliorarsi per se stesso, non per gli altri.
 

Ci può fare qualche esempio?

Mi ricordo di pazienti operati che alla fine non erano contenti, perché la loro vita e la situazione sociale non era cambiata. Invece una giovane, operata per un’asimmetria mammaria importante era radiosa, andava finalmente al mare, metteva un costume e faceva sport. Tutte cose normali ma prima limitate dal pudore. Ancora, un uomo di più di 50 anni non voleva più sentirsi definire stanco per una blefarocalasi, un eccesso di pelle della palpebra, e la correzione gli ha restituito autostima e gioia. È successo lo stesso per una settantenne che aveva dedicato tutta la vita alla famiglia e, tramite l’intervento, si è finalmente regalata la correzione di un invecchiamento del volto, donandole un aspetto del tutto naturale e adeguato alla sua natura.
 

In un prossimo futuro, ci potrebbe essere un “lavoro di squadra" tra chirurghi e psicologi?

Negli ultimi meeting della nostra specialità viene sempre più discusso se coinvolgere uno psicologo nella valutazione dell’idoneità dei pazienti a procedere con un intervento. Forse il futuro è questo. Certamente una psiche stabile, che permette di valutare le indicazioni verso una correzione estetica, è essenziale, come buone qualità chirurgiche, empatia ed informazioni pre e postoperatorie corrette.
 

Secondo lei, quando è necessario coinvolgere lo psicologo?

Sicuramente quando si nota una visione patologica della valutazione del difetto, una dismorbofobia. Mi auguro però di trovare sempre la giusta strada che conduca ad un buon esito decidendo insieme al paziente.

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