Gabriele Targhetta, il principe del cavallo con maniglie

Gabriele Targhetta, il principe del cavallo con maniglie

«Ho pensato solo a farlo, ed è uscito perfetto»

Primo oro europeo italiano di sempre nella specialità ad agosto, argento mondiale a Rotterdam il 24 ottobre: a vent'anni Gabriele Targhetta ha riportato l'Italia sul podio iridato del cavallo con maniglie 113 anni dopo l'ultima volta. L'abbiamo intervistato per il numero d'autunno di Medicina Moderna: la gara perfetta di Zagabria, l'elemento che porta il suo nome, e il lavoro quotidiano - polsi, routine, controlli - che tiene in piedi tutto il resto.


Vent'anni, sei medaglie internazionali e un movimento che porta il suo nome nel Codice dei Punteggi: l'"uscita Targhetta".

Questo è Gabriele Targhetta, che il 21 agosto scorso, all'Arena di Zagabria, è diventato il primo ginnasta italiano di sempre a vincere l'oro europeo al cavallo con maniglie: 15.133 punti, una difficoltà tra le più alte al mondo e un'esecuzione quasi perfetta, davanti ai due fortissimi armeni Manukyan e Khachatryan.

Nato a Monza nel 2006 e cresciuto a Mestre, dove si allena da sempre alla Spes Mestre con il coach Gianmatteo Centazzo - olimpionico a Barcellona 1992 - oggi Targhetta è agente delle Fiamme Oro: bronzo europeo a Lipsia 2025 alla terza gara internazionale della carriera, oro in Coppa del Mondo a Cottbus, campione italiano assoluto. E, da sabato 24 ottobre, vicecampione del mondo: ai Mondiali di Rotterdam ha conquistato l'argento con 15.233 punti, a 67 millesimi dall'oro, migliorando ancora il punteggio di Zagabria.

Quando lo abbiamo incontrato, pochi giorni dopo il trionfo europeo, Rotterdam era ancora un appuntamento sul calendario. Il giorno dopo l'oro, lui, era già in palestra.

1 La gara perfetta di Zagabria

Quando hai visto il 15.133 sul tabellone, qual è stato il primo pensiero?

«Sul momento non sono riuscito ad avere tanti pensieri: ero felicissimo e basta. Il punteggio alto me l'aspettavo, ero felice per la gara. Sto iniziando a realizzare solo adesso, con tutto quello che è successo dopo, che cosa ho fatto veramente».

Chi è stata la prima persona che hai cercato?

«Non ho neanche preso in mano il telefono: mi sono cambiato e sono salito sugli spalti da mia mamma, che era lì a Zagabria. Poi ho mandato a mio papà, che seguiva la diretta in tv, la foto della medaglia. E dopo, con calma, ho risposto a tutti: mi sono arrivati tantissimi messaggi dai compagni di allenamento, dalla Nazionale, dalle Fiamme Oro. Tanto supporto, da tutti i lati».

Un attimo prima del tuo esercizio, però, il palazzetto si è fermato per mezz'ora...

«Ero il quinto a salire, il primo del secondo gruppo. Nel primo gruppo i due armeni avevano fatto 15.000 e 14.900: punteggi con cui l'anno scorso avresti vinto il Mondiale. Eppure vedere quei numeri mi ha caricato, mi ha dato una forza in più. Avevo finito il riscaldamento, aspettavo solo la chiamata dei giudici, quando fuori è scoppiata una tempesta fortissima che ha fatto saltare tutte le linee televisive. Siamo rimasti fermi mezz'ora. All'inizio mi sono un po' infastidito, ma il mio allenatore è rimasto tranquillissimo, e questo mi ha salvato. Allora ho deciso di non viverla come una cosa negativa: avevo venticinque minuti in più e li ho usati per concentrarmi ancora meglio. Tanto non c'era niente da fare».

Gianmatteo Centazzo ti allena da quando eri bambino. Cosa ti ha insegnato, oltre alla tecnica?

«Mi segue da quando ho sette anni, ormai sono tredici anni. Mi ha insegnato tutto quello che faccio adesso: dalla tecnica alle strategie per rimanere tranquillo e concentrato in gara. Tutto quanto».

2 Dal bronzo di Lipsia all'oro: la testa prima dei muscoli

Un anno fa, a Lipsia, eri arrivato terzo ma non del tutto soddisfatto. Cosa è cambiato in dodici mesi?

«Quegli Europei erano solo la mia terza gara internazionale, otto mesi dopo la prima: non avevo esperienza, e l'esercizio era nuovo. Adesso è più di un anno che lo faccio, c'è tanto più lavoro dietro. Ma la differenza più grande è mentale: l'anno scorso sono andato in finale pensando "voglio vincere". Quest'anno pensando "io faccio il mio, e poi si vede". Pensando a fare tutto perfetto ti perdi i piccoli dettagli. Quest'anno ho pensato solo a farlo. Ed è uscito perfetto».

In due anni ti è successo tutto, e in fretta. Come gestisci pressione e aspettative?

«Ho imparato a vivermela bene. Le aspettative ci sono, ma le tengo per l'allenamento: lì sono felicissimo e carichissimo. Appena arrivo in campo gara, invece, torno indietro e penso solo a fare il mio, senza guardare cosa ho fatto prima, le gare che ho vinto, il fatto che quell'avversario magari l'avevo già battuto. E poi in allenamento mi diverto tutti i giorni: è una cosa che mi piace tantissimo, non sento la fatica, non sento nessuna pressione».

3 L'uscita Targhetta: come nasce un elemento con il tuo nome

Parliamo dell'"uscita Targhetta", l'elemento che hai inventato e che oggi porta il tuo nome nel Codice dei Punteggi. Com'è nata?

«Nell'estate del 2024: si vociferava che il regolamento sarebbe cambiato e che sarebbe convenuto avere un'uscita di difficoltà alta. Al mio allenatore è venuto in mente di collegare alla salita in verticale un elemento in più, tre quarti di giro su un braccio. L'ho fatta quasi subito, ma essendo una combinazione non ero per niente sicuro che me l'avrebbero riconosciuta. Per ottenere il nome bisogna presentarla alla giuria internazionale ed eseguirla correttamente in una gara internazionale - e io una gara internazionale non l'avevo mai fatta: capitava proprio alla prima, a ottobre 2024. Io non l'avrei rischiata, ci tenevo troppo a quella gara. Ma il mio allenatore e Stefano Patron, un mio compagno di allenamento, hanno insistito. È andata benissimo: ho eseguito l'uscita, ho vinto anche la medaglia, e ad aprile 2025 è arrivato il nome. Sarebbe stata un'occasione sprecata, se non l'avessi fatto ci starei ancora pensando: questo traguardo lo devo a loro».

Sei partito come all-arounder, su tutti gli attrezzi. Come si arriva a sceglierne uno solo?

«È stato tutto molto spontaneo. Da bambino li fai tutti; crescendo vedi che un attrezzo magari ti fa paura, un altro fisicamente fai fatica a farlo. Io ho un fisico molto particolare per un ginnasta: sono più magro e più alto, mentre i ginnasti in genere sono bassi e muscolosi. Gli specialisti del cavallo, invece, sono tutti magri e alti: per arrivare a certi livelli su un singolo attrezzo devi avere il fisico adatto. Il cavallo mi è sempre venuto facile: anche da bambino mi divertivo, mi riuscivano le cose al primo tentativo mentre altri facevano fatica. Quattro anni fa, forse di più, ho lasciato gli altri attrezzi: non aveva senso sprecare energie su cose che non mi piacevano quando potevo fare qualcosa di più dove mi divertivo. Ma fin da piccolo si sapeva che il cavallo sarebbe stato il mio attrezzo».

4 Polsi, prevenzione, routine: la salute di un campione

Il cavallo con maniglie mette sotto stress polsi, gomiti e spalle. Come li proteggi?

«Bisogna stare tanto attenti, soprattutto ai polsi: al cavallo ricevono uno stress fortissimo. Esistono polsini fatti apposta, ma a me non piacciono perché bloccano il polso: io uso una semplice fasciatura leggera, che mi lascia molta sensibilità sull'attrezzo. E poi faccio tanti esercizi di rinforzo, mobilità e stabilità per i polsi: se voglio durare tanto, quello è l'unico modo. Infortuni seri non ne ho mai avuti, qualche problemino ai polsi ma nulla di che: sono sempre stato attento, appena sentivo qualcosa lo curavo subito. Adesso sto bene, e sono felice».

Com'è fatta la tua giornata tipo? Hai delle routine?

«Quando sono a casa mi sveglio un po' più tardi, arrivo in palestra subito dopo pranzo e ci sto circa quattro ore: inizio con una preparazione molto lunga per scaldare polsi e gomiti e fare il rinforzo, poi parte il lavoro al cavallo. Certi giorni devo costringermi a fare meno, perché il polso ne risentirebbe: mi piace così tanto che starei lì di più. Nei raduni con la Nazionale invece la routine cambia completamente: prima degli Europei, per due settimane, ci allenavamo negli orari della gara - io gareggiavo alle 18:30 - per abituare il corpo al tempo di gara».

E a tavola? Segui una dieta particolare?

«Non sono seguito da un nutrizionista personale, ma a ogni raduno con la Nazionale, una volta al mese, il nutrizionista della Federazione ci controlla: verifica i muscoli, quanto sono affaticati, e li confronta con il periodo di carico o di scarico. Se qualcosa non va, è lì pronto ad aiutarci. A me da due anni dice: "Tu stai bene, continua così". E poi faccio controlli regolari anche fuori dalle gare: mio papà è medico, mi segue e mi aiuta lui».

5 Verso Los Angeles 2028

Il giorno dopo l'oro eri già in palestra. Quando festeggerai questo traguardo?

«Dobbiamo ancora festeggiare per bene: aspettiamo che un mio compagno di squadra torni dai Giochi del Mediterraneo, poi festeggiamo un po'. Ma non troppo: prima una Coppa del Mondo a Parigi, per tornare in gara e smaltire la tensione, e poi a metà-fine ottobre i Mondiali di Rotterdam. E l'obiettivo più grande è Los Angeles 2028: due anni fa non l'avrei mai pensato, adesso è quello. Teniamo le dita incrociate — non dico nulla».

Chiudiamo con una curiosità: il tuo idolo è Rhys McClenaghan, il campione olimpico. Che hai pure battuto...

«È veramente emozionante trovarsi in una finale europea accanto al campione olimpico, e riuscire anche a batterlo. Ma lui non è ancora in forma: non vedo l'ora che torni al massimo, per potermela giocare con lui. Anche Kurbanov, il kazako argento olimpico, l'avevo battuto in Coppa del Mondo a Cottbus. Sono persone che rispetto molto. Tra Coppe del Mondo, Europei e Mondiali, noi specialisti del cavallo siamo sempre gli stessi: ci vediamo poco, ma è nato un bel rapporto. Abbiamo tutti la stessa passione, lo stesso obiettivo, perfino lo stesso fisico. C'è qualcosa che ci accomuna tanto, e ci rivedremo a Rotterdam».

A Rotterdam, puntuale, Gabriele c'è andato davvero: sabato 24 ottobre ha chiuso la finale mondiale al secondo posto con 15.233 punti - meglio ancora che a Zagabria - a 67 millesimi dall'oro di Manukyan. L'Italia non saliva su un podio mondiale del cavallo con maniglie da 113 anni. La strada per Los Angeles è apertissima.

6 Biografia e Palmarès

Newsletter

Inserisci la tua mail per rimanere sempre aggiornato sulle ultime novità, webinar e iniziative di Medicina Moderna
pubblicità

Sei uno specialista e vuoi entrare a far parte del nostro network?

Top