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Quali sono le infezioni pericolose in gravidanza?

Quali sono le infezioni pericolose in gravidanza?

La Toxoplasmosi e il Citomegalovirus sono tra le infezioni più rischiose in gravidanza perché possono causare danni al feto. Ne parliamo con la Dott.ssa Irene Pascoli, ginecologa.

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Le infezioni materne più frequenti, normalmente, non rappresentano seri problemi durante la gravidanza, nonostante alcune patologie genitali possano compromettere il travaglio o influenzare la scelta della modalità del parto.
In questi casi il problema principale, in genere, è rappresentato dall'utilizzo e dalla sicurezza dei farmaci antimicrobici.

Tuttavia esistono infezioni materne che possono danneggiare il feto, come può accadere, ad esempio, per il Toxoplasma o il Citomegalovirus.

Negli ultimi anni, inoltre, la pandemia da SARS-COV2 ha riportato l’interesse degli Infettivologi e dei Medici Ostetrici e Ginecologi sulla trasmissione delle malattie infettive in gravidanza, rappresentando un’importante sfida contro il tempo per tutelare e promuovere la relazione mamma-bambino, oltre che la preservazione del loro benessere.

1 Cos’è la Toxoplasmosi?

La Toxoplasmosi è un’infezione causata da Toxoplasma gondii, un microrganismo che compie il suo ciclo vitale, estremamente complesso e diverso a seconda dell’ospite, solo all'interno delle cellule.
Il parassita può infettare moltissimi animali e può trasmettersi principalmente attraverso l’alimentazione con carne contaminata o tramite il contatto con le feci di gatto infetto.

Chi contrae la Toxoplasmosi resta protetto per tutto l’arco della vita da recidive perché risponde all’infezione con produzione di anticorpi specifici.

Però è bene ricordare che ad oggi non esiste una vaccinazione in grado di prevenire la malattia.

Quali esami fare per la Toxoplasmosi in gravidanza?

Quando si pianifica una gravidanza i test sierologici per lo screening infettivologico della Toxoplasmosi vengono offerti gratuitamente (DPR 245 del 10/09/1998).

In gravidanza devono essere eseguiti entro la tredicesima settimana di gestazione e sono fondamentali per prescrivere le norme igienico-alimentari necessarie per la prevenzione. 

Il Toxo-test, infatti, attraverso un prelievo di sangue che consiste nel dosaggio di IgM e IgG, consente di identificare la presenza nel siero di anticorpi specifici per la malattia e l’eventuale fase dell’infezione. Inoltre permette di classificare la donna nella fascia ‘protetta’, ‘suscettibile’ o ‘a rischio’.

Sono proprio questi ultimi due casi che necessitano di una stretta collaborazione tra Medico Ginecologo, Infettivologo e Pediatra per la precoce individuazione e la corretta gestione della gravidanza e del neonato. Pertanto, in caso di IgG e IgM negative la sierologia va ripetuta ogni 30-40 giorni fino al parto.

2 Come prevenire la Toxoplasmosi in gravidanza?

La prevenzione è determinante per le donne in gravidanza che non hanno contratto in precedenza l’infezione e consiste innanzitutto in alcune regole igieniche e alimentari:

  • divieto di consumare carni crude, anche conservate, come prosciutto e insaccati
  • non assaggiare mai la carne in fase di preparazione o di cottura 
  • lavare le mani con sapone detergente dopo aver toccato carne cruda, risciacquando abbondantemente

Numerosi studi indicherebbero proprio nella carne poco cotta il rischio più probabile di infezione.

Altri lavori, invece, sottolineano come principale veicolo di contaminazione gli escrementi di gatto infetto per cui bisogna prestare molta attenzione ai lavori di giardinaggio o al contatto con il terriccio.
Dopo questi lavori, prima di toccarsi bocca e occhi, vanno adeguatamente lavate le mani.

Sarebbe meglio utilizzare dei guanti, necessari anche in caso di manutenzione della lettiera di eventuali gatti domestici o, a maggior ragione, selvatici. 

Anche frutta o ortaggi freschi vanno lavati con cura sotto acqua corrente prima del consumo.

In queste semplici norme igieniche risiede, al momento, una delle più efficaci misure contro la malattia.

3 Quali sono i rischi della Toxoplasmosi in gravidanza?

In gravidanza il tasso di infezione primaria è dello 0,1-0,9% e il rischio di contagio fetale aumenta in base all’epoca di gestazione.
Questo significa che nel corso del terzo trimestre di gravidanza la malattia si trasmette molto più facilmente, anche se nella maggior parte dei casi non si registra, fortunatamente, alcuna conseguenza. 

E’ comunque fondamentale in tutti i casi eseguire indagini strumentali specialistiche per escludere possibili anomalie.

Al contrario, se il contagio del feto avviene nelle prime settimane di gestazione, aumentano i rischi che possa riportare 

  • idrocefalia (accumulo di liquido nel cervello)
  • lesioni cerebrali, spesso causa di ritardo mentale ed epilessia
  • ridotta capacità visiva con conseguente possibile perdita della vista

Cosa fare in caso di infezione da Toxoplasmosi?

In caso di infezione materna non è sempre sicura la trasmissione fetale: è possibile, infatti, tentare di bloccare il contagio del bambino con un trattamento specifico, da iniziare il prima possibile, a base di Spiramicina.

Successivamente si può procedere con la diagnosi di infezione fetale da Toxoplasma tramite amniocentesi con la ricerca del DNA specifico su liquido amniotico.

In caso di negatività la terapia con Spiramicina va proseguita fino al parto.

In caso di positività si imposta una cura con Pirimetamina, Sulfadiazina e acido folinico che si interrompe a 36-38 settimane di gravidanza.

In donne sottoposte a regolare screening e inizio precoce della terapia, il rischio di trasmissione è molto basso, inferiore al 5%.

4 Cos’è il Citomegalovirus?

Il Citomegalovirus (CMV) è un virus appartenente alla famiglia degli Herpesvirus, estremamente diffuso a livello globale.
Una volta contratto, il CMV rimane latente all’interno dell’organismo per tutta la vita, ma sono possibili sia la re-infezione che la ri-attivazione

L’aspetto più importante legato al CMV è rappresentato dalle infezioni contratte durante la gravidanza e trasmesse al feto in quanto possono arrecare al bambino danni permanenti anche gravi: è, infatti, la seconda causa di sordità neurosensoriale non-ereditaria infantile.

L’85-90% dei neonati con infezione congenita è asintomatico, ma circa il 10% di questi presenta sequele tardive, nella maggior parte dei casi un difetto uditivo neurosensoriale che potrà essere più o meno grave. In alcuni casi questo difetto può manifestarsi già alla nascita.

L’infezione materna da CMV viene classificata come primaria quando è acquisita per la prima volta durante la gravidanza in una donna precedentemente sieronegativa e secondaria quando avviene per riattivazione del virus latente o per reinfezione con un nuovo ceppo di CMV in una donna che aveva già contratto l’infezione. 

Il rischio di trasmissione al feto per l’infezione primaria varia fra il 30% e il 40% nel primo e secondo trimestre e fra il 40% e il 70% nel terzo trimestre. Tuttavia il rischio di insorgenza di malattia nel neonato è solitamente legato alla comparsa di infezione nel primo trimestre e all'inizio del secondo.

Il rischio di trasmissione a seguito di infezione secondaria è invece, in generale, molto più basso.

5 Come prevenire l’infezione da CMV?

E' importante che la paziente presti particolare attenzione alle misure utili a evitare il contagio durante la gravidanza, venendo informata che la principale via di trasmissione è la saliva.

A differenza di quanto avviene per l'infezione da Toxoplasma, in epoca preconcezionale i test sierologici di screening per CMV non vengono offerti gratuitamente e in gravidanza i LEA (Livelli Essenziali di assistenza) non prevedono la ripetizione mensile della sierologia se non in condizioni di rischio quali:

  • donne con età inferiore a 20 anni
  • donne con figli di età inferiore a 36 mesi
  • lavoratrici a contatto con bambini di età inferiore a 36 mesi

 Tuttavia nella pratica clinica è preferibile monitorare ogni 30-40 giorni la sierologia almeno delle donne che, prima della gravidanza, non hanno contratto l'infezione.

In particolare i test sierologici condotti nel primo trimestre sono utili per offrire la Diagnosi prenatale che prevede l’amniocentesi per la ricerca del DNA del CMV, l’ecografia esperta, la Risonanza Magnetica e un counselling attento e mirato.

Qual è la terapia per il Citomegalovirus in gravidanza?

La terapia con Valaciclovir si utilizza in gestanti a cui sia stata diagnosticata un'infezione primaria da CMV in epoca periconcezionale o in gravidanza nelle prime 24 settimane di gestazione.

Il trattamento può essere sospeso se la gestante si sottopone ad amniocentesi e si dimostra la negatività per la ricerca del DNA del CMV, mentre qualora la ricerca su liquido amniotico dovesse risultare positiva, il trattamento viene sospeso in caso di assenza di segni ecografici di malattia ed un eventuale ulteriore trattamento verrebbe riproposto in presenza di segni ecografici di malattia fetale.

La terapia, invece, va continuata nelle gestanti con infezione fetale da CMV e feto con segni ecografici di infezione lieve/moderata.
In tal caso il trattamento si protrae fino al termine della gestazione.

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