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L’intervento di ricostruzione del seno dopo il tumore alla mammella

L’intervento di ricostruzione del seno dopo il tumore alla mammella

Il tumore al seno comporta un percorso terapeutico che causa un insieme di cambiamenti importanti per la donna, ne parliamo con il Dott. Nicola Balestrieri, chirurgo senologo.

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In Italia ci sono circa 60.000 nuovi casi di tumore alla mammella ogni anno e molte di queste donne andranno incontro alla mastectomia, l’asportazione di uno o entrambi i seni. 

La mammella nella donna è legata all'identità di genere, alla sessualità e alla maternità, quindi la mastectomia rappresenta uno dei più grandi spettri per una donna nel momento in cui subisce una diagnosi di neoplasia della mammella. 

Attualmente il 90% delle donne sopravvive e quindi dovrà poi convivere con la propria mastectomia e le relative ripercussioni per tantissimo tempo.

1 Il risvolto psicologico dell’asportazione del seno

Una donna che affronta la diagnosi di tumore al seno ha di fronte a sé un futuro di forti cambiamenti, a partire dalla paura per la propria vita, allo svolgimento del percorso terapeutico e, non da ultimo, al cambiamento fisico visibile che comporta l’intervento chirurgico di rimozione della neoplasia.

La trasformazione del corpo dopo la mastectomia

Le cicatrici lasciate dall’intervento e l’asportazione di tessuto mammario, che può comprendere anche areola e capezzolo, cambiano la struttura e l’aspetto del seno con un risultato visivo asimmetrico e con differenze di volumi. La trasformazione del corpo implica, in alcune donne, un approccio differente alla malattia e di conseguenza alle cure.

Il rischio di ansia, depressione e dismorfismo corporeo

In associazione all’incertezza della prognosi e a un difficile percorso teapeutico, la preoccupazione dell’aspetto estetico incide in modo profondo sulla psiche della donna. La percentuale di probabilità di entrare in uno stato depressivo è più alta rispetto alla media della popolazione sana, con la conseguenza di una minor tolleranza ai farmaci e aderenza alle terapie.

2 La ricostruzione del seno

Oggi, a tutte le donne che devono subire un intervento oncologico della mammella dovrebbe essere offerto, secondo la normativa nazionale vigente, la ricostruzione del seno e la simmetrizzazione controlaterale.

Con le moderne tecniche chirurgiche è possibile in mani esperte garantire a circa 85% la ricostruzione immediata del seno che significa che la paziente entra in sala operatoria ed esegue l’intervento di mastectomia e ricostruzione in un unico intervento evitando così alla paziente il trauma psicologico di vedersi mutilata nella sua femminilità.

Le modalità di intervento

L’intervento di mastectomia è legato a più fattori, dalla gravità del tumore alla quantità di seno interessata. Possono così essere asportate singole sezioni con una quadrantectomia, oppure procedere con l’asportazione parziale o totale di uno o entrambi i seni, fino a coinvolgere i muscoli pettorali e i linfonodi.

Di certo, ognuno di questi interventi lascerà la donna con delle cicatrici che modificano in modo permanente il suo aspetto causando asimmetrie e, con l’asportazione del cono mammario, un seno che, anche se ricostruito, risulta essere molto innaturale.

La mastectomia può essere di vario tipo:

  • standard: con rimozione di seno e complesso areola-capezzolo
  • skin/nipple sparing: si asporta la ghiandola mammaria risparmiando il tessuto cutaneo esterno
  • sottocutanea: con rimozione della ghiandola mammaria ma risparmio del complesso areola-capezzolo
  • radicale: con rimozione dell’intero seno, linfonodi e muscolo pettorale

Il contemporaneo intervento di ricostruzione permette, per quanto possibile, di evitare alla donna la convivenza con una mutilazione di tale portata, ma in ogni caso l’aspetto ne risulterà modificato.

3 La ricostruzione tradizionale del capezzolo

Fino al 2021 la chirurgia non era ancora in grado di offrire alle donne la ricostruzione del complesso areola capezzolo poiché le attuali tecniche chirurgiche come i lembi autologhi hanno un tasso di insuccesso di circa il 75% e questo ha fatto sì che attualmente l’80% delle donne che hanno subito una mastectomia hanno rinunciato alla ricostruzione del capezzolo. 

Molti studi scientifici hanno dimostrato che questo è causa di grande frustrazione psicologica e rallenta o impedisce un completo recupero psicofisico e sociale, facendo vivere queste pazienti come malate anche dopo la guarigione.

La nuova protesi del capezzolo

Dal 2021 il sogno è diventato realtà  potendo offrire alle nostre pazienti la “Ricostruzione mammaria totale” grazie all’introduzione in Italia della prima protesi al mondo (FixNip™ distribuita in Italia da GCAesthetic) per la ricostruzione del cono mammario e del capezzolo  attraverso un intervento ambulatoriale in anestesia locale della durata di 20 minuti con risultato immediato e 100% di soddisfazione della paziente.

La protesi FixNip™ è un dispositivo medicale in silicone che simula la forma di areola e capezzolo. Per dare struttura al cono mammario, il silicone è sorretto da una struttura meccanica in nitiniol che evita la perdita di proiezione, come, invece, accade nella ricostruzione tradizionale.

L’inserimento e la cicatrizzazione

L’intervento di inserimento della protesi avviene alla fine del percorso terapeutico, e si svolge a livello ambulatoriale, in anestesia locale e dura all'incirca 20 minuti.
Il chirurgo esegue una piccola incisione attraverso la quale viene inserita la protesi ed esegue la sutura.
Il risultato tridimensionale è visibile fin da subito, con grande soddisfazione della donna che vede già cambiata l’estetica del suo seno.

Dopo circa sei mesi, periodo di assestamento e cicatrizzazione, si può proseguire con la dermopigmentazione per armonizzare la colorazione del complesso areola-capezzolo.

4 La dermopigmentazione sanitaria

La dermopigmentazione consiste nell’introduzione attraverso un ago di pigmenti nella cute al fine estetico o curativo. 

Anche l’Istituto Superiore di sanità definisce questa pratica un intervento chirurgico minore e come tutti gli interventi chirurgici necessita di un protocollo sanitario rigoroso per garantire a pazienti e operatori sicurezza e affidabilità soprattutto in quelle pazienti affette da patologia o che hanno subito trattamenti oncologici. 

Per tale ragione dal 2014 ho iniziato a sviluppare un protocollo igienico-sanitario che garantisca tutto questo. Da gennaio 2023 sarà per la prima volta in Italia disponibile questo servizio per la ricostruzione del capezzolo e per la correzione di cicatrici o per il trucco semipermanente presso studi medici.

5 I benefici della ricostruzione del capezzolo

Poter avere un seno che si avvicina il più possibile all’aspetto prima della malattia è un forte segnale psicologico per la paziente che vive positivamente la conclusione di un percorso di guarigione e può ritrovare la propria femminilità con un risvolto positivo sull’autostima.

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