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Come avviene la preservazione della fertilità nella donna?

Come avviene la preservazione della fertilità nella donna?

La fertilità è la capacità di una persona o di una coppia di avere figli, indipendentemente dal fatto che venga effettivamente esercitata

Dott.ssa Silvia Guarnieri

La fertilità, sia femminile che maschile, risente dei normali processi di invecchiamento dell’organismo, cambiando con l’avanzare dell’età. Nella donna, l’età gioca un ruolo fondamentale sulla capacità riproduttiva, perché nasce con un numero prestabilito di follicoli (che contengono gli ovociti). Tale numero si esaurisce progressivamente senza possibilità di rigenerarsi.

 

Dottoressa, in quale fascia di età la fertilità femminile è massima?

Tra i 20 ed i 30 anni, per poi ridursi già dai 35 anni, fino ad essere prossima allo zero negli anni che precedono la menopausa.
 

Quando è bene preservarla?

La preservazione della fertilità è possibile a carico del sistema sanitario nazionale, attualmente, in caso di patologie oncologiche che richiedano trattamenti chemioterapici e/o radioterapici, che possono andare ad influire sulla riserva ovarica danneggiandola.
 

Ci sono altre patologie che possono compromettere la fertilità?

Sì, ci sono patologie non oncologiche che necessitano di cure che inducono una riduzione della riserva ovarica, e quindi una riduzione della fertilità. In primis l’endometriosi e le malattie sistemiche ematologiche o autoimmuni che richiedono chemioterapia, radioterapia, trapianto di midollo o di cellule staminali. La preservazione della fertilità in questi casi, al momento, non è contemplato a carico del sistema sanitario nazionale.
 

Perché una donna dovrebbe preservare la propria fertilità?

Rimandare la gravidanza può rendere difficoltoso il concepimento, non perché ci siano problematiche rilevanti, ma semplicemente perché, in maniera naturale, la fertilità della donna diminuisce con l’aumentare dell’età. 
In caso, poi, di patologie oncologiche o patologie che richiedano terapie più o meno lunghe, oltre alla diminuzione di probabilità di gravidanza per l’aumento dell’età della donna, subentra il rischio che questa probabilità sia ulteriormente ridotta perché i trattamenti effettuati possono aver in vario modo danneggiato e ulteriormente ridotto la riserva ovarica. Inoltre, occorre considerare il cosiddetto “social freezing”, cioè il desiderio da parte di una donna giovane di preservare la sua fertilità per procrastinare la gravidanza per ragioni sociali (studio, carriera, mancanza del partner).

In che modo si preserva la fertilità?

Le tecniche a disposizione sono rappresentate dalla crioconservazione degli ovociti o del tessuto ovarico. Chiariamo subito che la crioconservazione del tessuto ovarico in questo momento è ancora una tecnica sperimentale, e quindi proponibile non nella routine ma solo in casi particolari. La crioconservazione degli ovociti avviene mediante tecnica di vitrificazione.
 

Che cos’è la vitrificazione?

La vitrificazione è una tecnica con la quale gameti o embrioni possono essere congelati e mantenuti in questo stato fino al loro utilizzo. È relativamente recente e permette di ottenere ottimi risultati di sopravvivenza sia dei gameti femminili che degli embrioni al momento dello scongelamento. La tecnica consiste nel trasformare le cellule in uno stato similvitroso, che evita la formazione di cristalli di ghiaccio nella cellula riducendo possibili danni al momento dello scongelamento. Le percentuali di sopravvivenza degli ovociti sono vicine all’80-90%, mentre quella degli embrioni è del 100%. In pratica, la paziente viene sottoposta ad una stimolazione ormonale, che determina la crescita di più follicoli a livello delle ovaie. Successivamente, i follicoli vengono aspirati e nel fluido follicolare si ricercano gli ovociti che poi vengono vitrificati.

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