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Emorroidi: manuale per l’uso

Dott. Angelo Stuto - Chirurgia generale
Dott. Angelo STUTO
 06 Giugno 2020

L’alimentazione può influire sulla patologia emorroidaria


Le emorroidi sono una parte anatomica normale del nostro corpo, così come gli occhi, il naso o la bocca. Approfondiamo l’argomento con il Dott. Stuto. 

Dottore, quanti tipi di emorroidi esistono?
Le emorroidi si distinguono in esterne, che si ritrovano a livello del canale anale, ed interne, che rivestono l’ultima parte del retto e la parte più “alta” del canale anale.

Qual è il loro ruolo?
Fungono da cuscinetti che ammortizzano e proteggono il canale ano-rettale durante il passaggio delle feci. Inoltre aiutano nel mantenimento della continenza di feci e gas. Per tale motivo è sempre meglio non toglierle chirurgicamente, questo però non è sempre possibile, soprattutto quando i pazienti si rivolgono allo specialista dopo diversi anni di disturbi.

Quali sono i principali sintomi di questa patologia?
Sfatiamo un mito: il sintomo principale NON è il dolore! Le emorroidi fanno male solo se si innesca una trombosi del tessuto emorroidario, il che non è così frequente come altri disturbi. Purtroppo molto spesso si pensa che il dolore ed ogni altro sintomo/disturbo anale siano dovuti alle emorroidi. Solitamente i pazienti si rivolgono allo specialista dicendo che soffrono di emorroidi perché hanno dolore, e che la crema o compresse prescritte non avevano sortito effetto alcuno. Alla domanda se erano mai stati visitati per fare diagnosi di pa- tologia emorroidaria la risposta più comune è NO, mai!

Cosa ci può dire dei disturbi?
Il disturbo più frequente della patologia emorroidaria è il sanguinamento SENZA dolore. Altri disturbi sono “l’ano umido”, cioè la sensazione di essere umidi, “sudati” e di non sentirsi mai puliti. Esiste inoltre il prolasso, cioè la fuoriuscita delle emorroidi verso l’esterno, che a volte richiede il riposizionamento manuale, a cui spesso si associa del soiling, cioè il non avere una continenza delle feci completa o meglio sporcare spesso la biancheria con materiale fecale. Il dolore, come detto, si avrà solo se esiste una trombosi emorroidaria: il tessuto aumenterà di volume, si indurisce e crea dolore.


L’alimentazione può influire?
Sì, può arrecare disturbi andando ad alterare la composizione chimica del materiale fecale. Sicuramente la diarrea può causare disturbi emorroidari perché le feci, avendo un transito accelerato nell’intestino, si presenteranno ”all’uscita” fortemente acide e quindi irritanti. Altresì feci molto “dure" potranno determinare un sanguinamento per fenomeno meccanico, o favorire un prolasso per la necessità di importanti sforzi defecatori.

Qual è quindi la dieta da seguire?
La migliore è sicuramente una sana ed equilibrata dieta mediterranea a cui si accompagna l’assunzione di molta acqua. Gli alimenti “nemici” delle emororidi sono: le spezie, gli insaccati, il cioccolato, il caffè e gli alcolici.

Quando bisogna rivolgersi al medico?
Nelle fasi iniziali della patologia emorroidaria, durante le quali è importantissimo un miglioramento dello stile di vita ed un attento regime dietetico.

In quali casi, invece, occorre ricorrere all’intervento chirurgico?
Il moderno orientamento chirurgico è quello di non rimuovere le emorroidi, questo per il ruolo importante che esse hanno, ma anche per avere un migliore decorso post-operatorio preferendo interventi il meno possibile invasivi. In alcuni casi è possibile associare due tipi di interventi diversi per offrire la migliore cura al paziente: ad esempio, un’area di tessuto emorroidario potrà essere trattata con una pessia manuale ed un’altra con il laser, con la radiofrequenza o con la suturatrice meccanica.
 

Il proctologo è come “un sarto” che definisce il migliore trattamento in modo che si adatti ad ogni singolo paziente. È fortemente sconsigliato ricorrere a pericolose cure “ fai da te”.

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