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Come avviene la diagnosi del tumore della prostata?

Dott. Massimo Dal Bianco - Urologo
Dott. Massimo DAL BIANCO
 24 Agosto 2020

Come avviene la diagnosi del tumore della prostata? - Dott. Massimo Dal Bianco

È la forma più comune
di neoplasia maschile, rappresentando più
del 20% di tutti i tumori diagnosticati agli uomini over 50

Dal 1990 al 2003 l'incidenza del tumore della prostata è aumentata in modo significativo con una variazione annua pari al 7,59%, in concomitanza con la diffusione del test PSA (Antigene Prostatico Specifico); a partire dal 2003 l'incidenza è in costante diminuzione, con una riduzione media annua del 5,62%.

Dottore, come mai si è registrato un aumento dei casi di tumore della prostata?
La ragione fondamentale di questo aumento è dato dalla anticipazione diagnostica dovuta all’introduzione del test del PSA come metodo di screening opportunistico, spontaneo e non organizzato. C’è stato inoltre l’anticipo del momento in cui avviene la diagnosi, ed un miglioramento delle cure per il tumore in fase localizzata o avanzata.

Quali sono le percentuali di sopravvivenza?
La sopravvivenza dei soggetti con tumore della prostata è nettamente migliorata nel corso degli anni: chi ha avuto una diagnosi di tumore della prostata nel quadriennio 2004-2007, calcolata a 5 anni dalla diagnosi, è del 91%, significativamente più alta di quella calcolata nei periodi di osservazione precedenti che, negli anni 1990-1995, era del 68%.

Quali sono i fattori di rischio?
Il carcinoma della prostata ha un'eziologia multifattoriale e rappresenta il prodotto di interazione tra una componente genetica ed una ambientale. Il ruolo dell’influenza genetica è dimostrata dall'esistenza di un certo grado di familiarità,
visto che il 25% dei pazienti ha una storia familiare positiva per tumore prostatico. La componente ambientale si estrinseca attraverso una dieta troppo ricca di calcio, un eccessivo introito calorico, di grassi ed un elevato consumo di carne rossa e latticini. Tuttavia il più importante fattore di rischio rimane l'età: il carcinoma prostatico è infatti una neoplasia tipica degli uomini sopra i 50 anni, e soprattutto dei soggetti tra i 70 e 80 anni. Per quanto riguarda invece fumo e obesità, la letteratura riporta che non aumentano il rischio di insorgenza di per sé della malattia, ma accentuano l’aggressività del tumore, che si traduce in un innalzamento del rischio di mortalità.

Come si può prevenire?
È opportuno che gli uomini di età compresa fra 50 e 75 anni, in condizioni di salute che consentano di sostenere terapie ad intento di radicalità e con una attesa di vita superiore a 10-15 anni, siano informati della possibilità di un approccio diagnostico per il riconoscimento precoce del cancro della prostata, a condizione che vengano messi a conoscenza dei benefici e dei rischi. L’approccio al paziente e la strategia diagnostica devono essere personalizzati sulla base dei fattori di rischio individuali (ad esempio, la familiarità).


Quali sono i più preziosi alleati della diagnosi precoce?
Dal punto di vista clinico, il tumore della prostata è una patologia subdola perché ha una lunga storia naturale ed è generalmente asintomatica fino alla fasi più tardive di malattia. Di conseguenza i sintomi clinici sono di scarso aiuto nella diagnosi in fase precoce. Gli “alleati” per la diagnosi precoce sono, come precisato in precedenza, il PSA e la Risonanza Magnetica multiparametrica della prostata.

Come funziona la Risonanza Magnetica multiparametrica?
È un metodo diagnostico non invasivo che consente un netto miglioramento delle possibilità di diagnosi. Inizialmente lo studio della prostata era basato solo su un approccio esclusivamente morfologico. Negli anni più recenti, la ricerca in campo radiologico si è rivolta allo sviluppo di tecniche complementari alle acquisizioni morfologiche, con lo sviluppo di metodi che consentono l’acquisizione di informazioni funzionali e sulla vascolarizzazione. L’insieme di questi metodi prende appunto il nome di Risonanza multiparametrica della prostata, che è la tecnica impiegata oggi a livello internazionale nei Centri che si occupano della patologia prostatica. Una volta acquisito l’esame con la tecnica multiparametrica, le immagini vengono valutate dal Radiologo secondo un metodo standardizzato che prende il nome di PI-RADS (Prostate Imaging Reporting and Data System).

Come si esegue?
L’esame di mpRM richiede una tecnica di esecuzione precisa e necessita di una apparecchiatura di Risonanza Magnetica avanzata con intensità di campo magnetico elevata, pari a 1,5 Tesla o 3 Tesla.

Quali sono i suoi vantaggi?
I vantaggi sono soprattutto la non invasività dell’esame. Con la RM multiparametrica si può evitare il ricorso alle biopsie se i reperti RM non evidenziano lesioni sospette, risparmiando in questo modo di sottoporre i pazienti ad una procedura invasiva, mentre nei casi di lesioni sospette si procederà alla biopsia in modo mirato.

In quali casi è bene sottoporsi all’esame?
In presenza di valori di PSA elevati ed in aumento rispetto ai valori precedenti. Dopo una valutazione da parte dello specialista Urologo, la RM multiparamentrica della prostata va considerata come metodica di diagnosi, che serve a stabilire il rischio di presenza di tumore prostatico clinicamente significativo e la necessità, o meno, di procedere alla biopsia prostatica.
 

Risonanza Magnetica multiparametrica è un esame non invasivo paragonato alle precedenti tecniche utilizzate per la diagnosi del tumore prostatico

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