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Risonanza magnetica cardiaca: aiuta la diagnosi dei danni al cuore

Risonanza magnetica cardiaca: aiuta la diagnosi dei danni al cuore

Un esame di grande importanza per l'imaging del muscolo cardiaco e delle arterie, fondamentale per la diagnostica di secondo livello.

La risonanza magnetica è una tecnica diagnostica basata sull’applicazione di un campo magnetico di elevata intensità al distretto corporeo da esaminare. Rispetto ad altre metodiche di visualizzazione presenta diversi vantaggi: invasività quasi nulla, assenza di radiazioni ionizzanti e consente di ottenere immagini di altissimo dettaglio anatomico relative alla struttura del muscolo cardiaco, integrate con informazioni funzionali di elevata accuratezza.

Sebbene lo studio morfologico del cuore abbia come esame di riferimento l’ecocardiografia, oggigiorno disponiamo di una raffinata alternativa strumentale per casi nei quali la finestra acustica non sia soddisfacente o nei pazienti che necessitano di un completamento all’esame ecocardiografico. La risonanza magnetica cardiaca è un esame di terzo livello, di utilità e ruolo crescenti tra le tecniche di imaging cardiaco.
Grazie al progresso della tecnologia, oramai da più di un decennio abbiamo a disposizione un esame che ci permette di ottenere immagini ad alta risoluzione spaziale e temporale usando una tecnica non invasiva, non ionizzante e senza limitazioni di finestra acustica.
 

Dottor Martino, che cos’è la risonanza magnetica del cuore?

È uno studio morfologico e funzionale del cuore che consente di esaminare spessori, cinetica, massa, eventuali infiammazioni del sacco pericardico e del miocardio, la parte muscolare contrattile del cuore.
 

A cosa serve la risonanza magnetica cardiaca?

La risonanza magnetica è la tecnica di imaging cardiaco più precisa per la quantificazione dei volumi, della massa e della funzione delle camere cardiache. Inoltre, per le sue caratteristiche tecniche, ci offre la possibilità di differenziare i tessuti ottenendo informazioni istopatologiche non ottenibili con altre metodiche non invasive. In base alle caratteristiche morfologiche e funzionali del muscolo cardiaco e ai diversi pattern delle cicatrici che rileviamo dopo la somministrazione del mezzo di contrasto, questa metodica ci aiuta a diagnosticare diverse cardiopatie familiari o acquisite.

Grazie a queste caratteristiche, nell’ambito della medicina dello sport, la risonanza magnetica cardiaca sta dando un importante contributo nella diagnostica di malattie che pongono l’atleta a rischio di morte improvvisa.


Sono previste particolari norme di preparazione?

Come in tutte le RM, bisogna verificare la compatibilità magnetica (assenza di viti, placche, suture metalliche) e dovendo completarsi con l’iniezione di contrasto, avere una adeguata funzionalità renale.
 

È un esame doloroso o pericoloso?

Assolutamente no. Anche la claustrofobia, che può rappresentare l’unico discomfort si sta superando grazie ai nuovi magneti, come quello in dotazione nella struttura di Treviso, più larga, silenziosa e veloce.


Dottoressa Cukon, quali pazienti possono sottoporsi all’esame?

La risonanza magnetica cardiaca è indicata nel sospetto delle malattie infiammatorie (miocarditi o pericarditi), nella diagnostica delle cardiomiopatie, nella valutazione della vitalità e dell’estensione della cicatrice dopo l’infarto miocardico, nella valutazione dell’aorta toracica o nella diagnostica delle masse cardiache. Essendo sofisticato e di terzo livello, usualmente non è un esame autoindotto, ma stratificato in un percorso diagnostico e clinico-strumentale precedente, prescritto dal cardiologo o dal medico sportivo.


Come funziona la risonanza magnetica al cuore?

Il paziente rimane sdraiato sul lettino all’interno del magnete. Sul torace gli vengono posizionati degli elettrodi per poter acquisire immagini collegate all’elettrocardiogramma. Il paziente viene dotato di cuffie per tollerare meglio il rumore. Nei momenti di acquisizione gli viene richiesto di mantenere delle brevi apnee. Per via venosa gli viene somministrato il mezzo di contrasto per valutare possibili cicatrici. L’esame dura circa 45’-60’.

La visita cardiologica è un appuntamento importante per valutare la salute del cuore. Sia in presenza di sintomi come palpitazioni o dolore al petto, sia per iniziare un’attività sportiva o se si manifesta la sindrome da Long Covid dopo l’infezione.


E la visita cardiologica?

La visita cardiologica ha lo scopo di diagnosticare e trattare eventuali malattie cardiache. In base alla storia clinica, ai sintomi e ai dati ottenuti con diversi esami diagnostici a disposizione del cardiologo, vengono diagnosticate malattie a carico del muscolo cardiaco, a carico delle arterie coronarie, delle valvole cardiache o del sistema elettrico del cuore.


Come si svolge?

La visita cardiologica inizia con una accurata raccolta dell’anamnesi. Al paziente vengono chieste informazioni riguardanti la sua familiarità per le malattie cardiovascolari, la sua storia clinica, lo stile di vita, la terapia in atto ed eventuali sintomi. Per garantire allo specialista tutte le informazioni necessarie, è sempre utile avere con sé la documentazione clinica precedente e gli esami di laboratorio. A questo punto il cardiologo esegue un esame obiettivo: visita il paziente e misura la pressione arteriosa. Infine, procede con la registrazione dell’elettrocardiogramma. Un esame non invasivo che consiste nell’applicazione degli elettrodi e permette la rilevazione dell’attività elettrica del cuore.


Quali vantaggi offre per il medico la risonanza magnetica cardiaca per la diagnosi delle patologie del cuore?

Fino a pochi anni fa, solo l’ecocardiografia e l’angiografia (indagine invasiva) riuscivano ad ottenere immagini cardiache in movimento. Grazie al progresso della tecnologia, oggi siamo in grado di ottenere immagini ad alta risoluzione spaziale e temporale usando una tecnica non invasiva, non ionizzante e senza  limitazioni di finestra acustica: la risonanza magnetica al cuore.
Quest’esame ci permette di valutare con migliore qualità di immagini le patologie a carico del cuore. Inoltre, grazie all’uso del contrasto, è l’unica metodica che ci permette di visualizzare le cicatrici intramiocardiche e correlarle al quesito diagnostico.


Quali sono gli effetti sul cuore dell’infezione da Sars-Cov2?

Durante l’infezione Covid-19 abbiamo rilevato diversi casi di aritmie cardiache, casi di infiammazioni del muscolo cardiaco (miocarditi), di infiammazioni del sacco pericardico (pericarditi), infarti miocardici sia per destabilizzazione delle placche aterosclerotiche che per comparsa di eventi trombotici.

Dott. Nicola Martino Dott. Nicola Martino
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Nicola Martino

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