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Aspetti degenerativi della colonna vertebrale in menopausa

Aspetti degenerativi della colonna vertebrale in menopausa

La menopausa è un periodo delicato per la donna per i numerosi cambiamenti e assestamenti a cui va incontro. Abolire la sedentarietà e adottare un corretto stile di vita può essere determinante per la salute delle ossa.

Qual è la funzione degli estrogeni e come incide nella salute e benessere della donna in menopausa?

Gli estrogeni collaborano al mantenimento della massa muscolare che protegge le articolazioni e soprattutto regolano l’attività dei fibroblasti, che sono le cellule deputate alla produzione delle sostanze che costituiscono gli anelli intervertebrali e le cartilagini articolari.

Da questo punto di partenza è facile intuire come la menopausa, con la riduzione degli ormoni, possa poi indurre più precocemente ad una degenerazione dei dischi con successiva evoluzione verso un quadro artrosico degenerativo.
Quando questo avviene può evolvere verso la formazione di scoliosi (chiamate De Novo) o aggravare delle scoliosi già esistenti. Altre volte può contribuire ad una instabilità focale. Tutti questi aspetti posso essere causa di un dolore lombare e spesso irradiato agli arti inferiori da indurre, dove necessario ad un trattamento chirurgico.

Un’altra possibile problematica legata alla menopausa è una riduzione della massa ossea che a sua volta può provocare dei crolli vertebrali spontanei che, con effetto a cascata, possono portare ad uno sbilanciamento dell’asse corporeo portando secondariamente ad ulteriori crolli o dolori rachidei per mantenere un assetto più corretto.


In che modo il metabolismo agisce in questo quadro generale?

La menopausa è spesso collegata a un aumento di peso legato proprio alla riduzione del metabolismo basale e ad alterazioni del tono dell’umore in senso depressivo con abbassamento della soglia del dolore.
Se a tutte queste problematiche aggiungiamo anche dei comportamenti scorretti come un aumento della sedentarietà e riduzione delle attività aerobiche viene facile intuire come una sintomatologia fino ad allora silente possa scatenarsi nell’arco di poco tempo in un dolore difficilmente controllabile.


È possibile prevenire questa condizione?

È possibile e necessario. Infatti, prima di pensare a come curare queste possibili complicanze, bisogna cercare di lavorare in prevenzione. Qualora una menopausa dovesse sopraggiungere precocemente sarebbe utile confrontarsi con il proprio ginecologo per valutare l’utilizzo di apporti ormonali per ritardare il cambiamento in essere.

Bisogna cercare di mantenere una sana attività fisica, se non addirittura incrementarla cercando come obiettivo di dare una elasticità soprattutto alle catene posteriori (ischiocrurali) e cercare una core stability con l’aiuto di personale idoneo rendendosi gradualmente autonomi praticando gli esercizi quotidianamente.

Se poi non si correggono le abitudini scorrette, come stare seduti o fermi in posizione ortostatica per molto tempo consecutivamente, o fare sforzi, soprattutto se fuori asse, tutti gli sforzi precedenti diventano vani.


Cosa sono gli sforzi fuori asse?

Gli sforzi fuori asse sono molto più frequenti di quanto si possa credere; basti pensare a quante donne si lavano i capelli nel lavandino o nella vasca da bagno creando un lavoro, per la regione lombare, biomeccanicamente sfavorevole.


Il peso corporeo causa lombalgia?

Bisogna cercare di limitare l’aumento del peso corporeo, non perché questo sia causa di lombalgia, ma qualora fosse già presente un quadro degenerativo con discopatia o artrosi faccettaria, l’aumento ponderale creerebbe un sovraccarico di queste strutture causando dolore.


Cosa fare quando la sintomatologia algica diventa significativa e soprattutto persistente?

Per prima cosa, è necessario fare un corretto inquadramento clinico rivolgendosi ad uno specialista che chiederà eventualmente gli accertamenti strumentali più idonei per valutare possibili trattamenti conservativi (terapia farmacologica, fisioterapia, trattamenti manuali, agopuntura, ozono etc.) se si pensa che la situazione possa poi essere stabilizzata con gli accorgimenti descritti precedentemente.

Qualora invece si pensi che la situazione ha molte probabilità di evolvere in senso peggiorativo, soprattutto coinvolgendo le strutture nervose causando dolori agli arti inferiori e parestesie, sarà utile valutare una possibile soluzione chirurgica che potrà essere più o meno invasiva a seconda del paziente e dei suoi disturbi.


Quando è il caso di prevedere un intervento chirurgico?

Quando ci si orienta verso la chirurgia è bene mettere sulla bilancia i sintomi che sente la paziente e l’impegno chirurgico che si dovrà adottare per risolverli. Risulta in questo modo ovvio che non è il caso di affrontare un intervento importante se i sintomi, o una loro possibile evoluzione, sono lievi. Il buon chirurgo in questi casi sarà quello che adotterà il trattamento più idoneo per quella patologia e non quello che adatterà le sue capacità a tutti i pazienti, poiché questi ultimi non sono tutti uguali.

Le patologie sono spesso simili, ma sono le esigenze e soprattutto le risposte per quanto riguarda i sintomi che differenziano i singoli pazienti. E’ fondamentale da parte del chirurgo entrare in empatia con la paziente per scegliere insieme la strada più idonea per migliorare la qualità di vita.

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