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Rizoartrosi: cos’è e come si può curare?

Rizoartrosi: cos’è e come si può curare?

L’artrosi della mano colpisce principalmente le donne oltre i quarant’anni. Può essere trattata con procedure chirurgiche e non chirurgiche.

Prof. Vincenzo Sollazzo

L’artrosi è una malattia degenerativa delle articolazioni, che comincia col colpire il tessuto cartilagineo che riveste le superfici di scorrimento delle articolazioni. La cartilagine dell’articolazione malata si assottiglia sino a scomparire del tutto portando le superfici ossee a confliggere tra loro. Col suo progredire la patologia coinvolge poi tutte le strutture articolari come l’osso subcondrale, la capsula, la membrana sinoviale, i legamenti ed anche i muscoli vicini all’articolazione. Tutto ciò determina l’alterazione della forma dell’articolazione con conseguenze negative, anche molto rilevanti, sulla sua funzionalità.

 

Professore, come si manifesta l’artrosi?

Clinicamente si manifesta con dolore, deformità e disabilità. Il dolore è dovuto all’infiammazione dell’articolazione. A lungo andare, il processo infiammatorio artrosico determina la deformazione delle superfici articolari, che comporta una riduzione delle escursioni dell’articolazione stessa con importanti limitazioni funzionali. È la malattia delle articolazioni più diffusa e colpisce la gran parte delle persone oltre i 65 anni. È la principale causa di invalidità cronica nei paesi sviluppati.
 

L’artrosi può colpire anche le mani?

Le mani sono una sede particolarmente colpita dal processo artrosico e tutte le articolazioni della mano possono esserne interessate. Quando l’artrosi interessa il pollice, la rizoartrosi, può essere molto invalidante.
 

Che cos’è la rizoartrosi?

La rizoartrosi (termine che etimologicamente deriva dal greco “rizos”= radice) consiste nella localizzazione della malattia artrosica alla mano ed in particolare alla base del pollice. È un’affezione molto diffusa e colpisce il 20% della popolazione adulta. Più frequente nelle donne (rapporto 4:1), si manifesta solitamente nella quarta decade di età. Nella fattispecie la rizoartrosi diviene evidente, nel sesso femminile, con la menopausa. Rappresenta il 10% di tutte le localizzazioni artrosiche, ed è bilaterale nel 50% dei casi.
 

Quali sono i suoi sintomi?

I sintomi più frequenti sono inizialmente rappresentati da un dolore localizzato e molesto, che compare quando il paziente esegue semplici movimenti di prensione con il pollice (la cosiddetta “pinza digitale”) in opposizione alle altre dita, come per esempio girare la chiave di una serratura, rimuovere il coperchio di un barattolo, sollevare un piatto. Il dolore viene acuito dalla pressione diretta sull’articolazione trapeziometacarpale o premendo il pollice verso il polso con un movimento di rotazione. Caratteristica rilavante di questo dolore è quella di comparire anche durante le ore del riposo, evenienza che rende più inquieto il paziente, e può anche comparire spontaneamente con il cambiamento delle condizioni meteorologiche. Con il passare del tempo la riduzione della forza espressa durante la prensione diventa sempre più marcata, ed il dolore compare nello svolgimento di attività manuali sempre più leggere. Caratteristica della rizoartrosi è anche la comparsa, nelle fasi iniziali, di una tumefazione alla base del pollice seguita da una progressiva dislocazione della base del pollice verso l’esterno, dovuta alla sublussazione laterale della base del primo metacarpo rispetto al trapezio. Nelle fasi più avanzate della patologia si può anche verificare la completa lussazione della base del I° metacarpo. Con il progredire della malattia, l’abduzione del pollice si riduce rendendo sempre più difficoltoso afferrare anche piccoli oggetti. Come fenomeno di compenso, l’articolazione matacarpofalangea del pollice si iperestende nel tentativo di consentire alla mano di afferrare gli oggetti; il pollice assume così una deformazione caratteristica definita “pollice a zeta”.

Come può essere trattata?

Nelle prime fasi della malattia (stadio 1 classificazione di Eaton) il trattamento è sostanzialmente conservativo. Rivestono fondamentale importanza le metodiche fisioterapiche come gli ultrasuoni, la laserterapia, la tecarterapia ed il guanto di paraffina. Ci si può aiutare con tutori che immobilizzano il pollice (prevalentemente da usare durante la notte) e farmaci antinfiammatori topici e sistemici (facendo particolare attenzione alle controindicazioni di questi farmaci). Possono rivelarsi utili le infiltrazioni di acido ialuronico.
 

Esiste la possibilità di trattare chirurgicamente la rizoartrosi?

Sì, l’intervento trova indicazione nelle fasi più avanzate (da Eaton 3° in poi). Il mio orientamento è in linea con le più moderne acquisizioni circa il trattamento chirurgico della patologia, e si avvale dell’utilizzo di artroplastica biologica in sospensione con tendine dell’abduttore lungo del pollice eseguito in maniera mini invasiva. L’artroplastica in sospensione è un intervento mini invasivo, eseguito attraverso una incisione di poco superiore al centimetro, che consente di eliminare le parti usurate dell’articolazione trapeziometacarpale e ripristinare l’asse del I° raggio attraverso una sospensione tendinea ottenuta con una bratta dell’abduttore lungo del pollice. Si tratta di una metodica moderna molto efficace nel placare la sintomatologia dolorosa a tutto vantaggio della funzionalità della mano. Inoltre, questa tecnica si avvale di una plastica biologica e non fa uso di materiali protesici, evitando così tutte le problematiche di compatibilità ad essi correlate.
 

Cosa prevede il post-operatorio?

Dopo l’intervento, per due settimane circa, il paziente porta un tutore necessario per mantenere a riposo il primo raggio, al fine di consentire l’attecchimento della plastica. Una volta rimosso il tutore si avvia il percorso di recupero fisioterapico specifico che, nell’arco di un mese, consente la buona ripresa della manualità e della funzionalità del pollice.

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