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La tendinopatia calcifica della spalla

Dott. Giovanni Battista Vinanti - Ortopedico a Treviso
Dott. Giovanni Battista VINANTI
 16 Giugno 2020

Trattamenti ed esami strumentali per diagnosticare la calcificazione della spalla


La tendinopatia calcifica è una patologia che coinvolge i tendini della cuffia dei rotatori ed è caratterizzata da un deposito di sali di calcio all’interno dei tendini stessi, dove questi si inseriscono sulla testa omerale. L’ampiezza del deposito varia da pochi millimetri a diversi centimetri. In alcuni casi tende negli anni ad autorisolversi, arrivando al riassorbimento completo del deposito calcifico. Alcuni studi hanno dimostrato che questo avviene nel 50% dei casi entro i 10 anni dalla diagnosi.

COME SI MANIFESTA CLINICAMENTE LA TENDINOPATIA CALCIFICA
Si è visto che il 3% della popolazione sotto i 40 anni ha una tendinopatia calcifica, ma di questi solo il 30% avverte dolore. Spesso questa patologia è clinicamente silente, ovvero pur essendo presente il deposito calcifico il paziente non avverte alcun disturbo. Talvolta invece il paziente lamenta un dolore cronico subdolo che tende a manifestarsi soprattutto durante uno specifico movimento. In altri casi infine il paziente descrive una sintomatologia comparsa acutamente e caratterizzata da un vivo dolore alla spalla presente anche a riposo e durante le ore notturne, associato ad una importante limitazione funzionale. Quindi, come dico ai miei pazienti, si tratta di una patologia clinicamente BIZZARRA che oggi può essere asintomatica e domani scatenare un forte dolore. Per cui meglio non fidarsi, soprattutto in soggetti giovani tra i 20 e 40 anni.

COME AVVIENE LA DIAGNOSI
La sintomalogia dolorosa alla spalla in assenza di traumi deve far sorgere il sospetto di tendinopatia calcifica. In questi casi anche una semplice radiografia della spalla permette di mettere in evidenza il deposito calcifico. Talvolta il deposito calcifico è in una sede difficile da poter individuare attraverso una radiografia allora può essere utile una tac. La RMN non sempre è utile nella diagnostica strumentale della tendinopatia calcifica perché il deposito è piccolo e la RMN di bassa qualità d’immagine, cioè a basso campo, si rischia un falso negativo ovvero che sembra che non ci sia nulla quando invece la calcificazione c’è. Comunque se il deposito è centimetrico e la RM è ad alto campo, permette di valutare anche il rapporto preciso tra tendine e quanta parte del tendine è invasa dalla calcificazione.


COME SI PUÒ TRATTARE
In alcuni casi ci si può limitare a trattare il dolore con terapia fisica, kinesiterapia ed infiltrativa. In altri casi si può stimolare il riassorbimento della calcificazione con onde d’urto. In altri casi ancora si deve procedere con la sua asportazione chirurgica per via artroscopica.

In prima battuta si imposta sempre un intervento CONSERVATIVO mirato alla gestione dei sintomi con farmaci antidolorifici antiinfiammatori, quali anche il cortisone intramuscolare quando necessario (nelle fasi più acute il paziente deve rispettare il riposo assoluto e mettere ghiaccio). Molto utile a gestire il dolore possono essere un paio di infiltrazioni con cortisone. Quando il dolore si è ridotto ci si può sottoporre a qualche terapia fisica strumentale e a della dolce kinesiterapia. Quando il dolore si è ulteriormente ridotto si possono fare 3 sedute di onde d’urto, che possono talvolta stimolare il riassorbimento del deposito calcifico. In casi selezionati si può eseguire un needling sotto controllo ecografico, ovvero attraverso un ago si va a pungere la calcificazione provocandone un parziale svuotamento. Questo può essere utile nelle calcificazioni piccole, millimetriche e che continuano ad esser sintomatiche nonostante il trattamento conservativo. Quando invece le calcificazioni hanno dimensioni maggiori, ovvero oltre al centimetro, è opportuno programmare un intervento artroscopico attraverso il quale, sotto controllo endoscopico, si incide il tendine e, con manovre assolutamente precise ed eleganti, si va ad asportare il deposito calcifico suturando poi il tendine. Questo tipo di procedura dà ottimi risultati in una percentuale molto alta di casi, ben superiore al 95%.

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