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La chirurgia protesica dell’anca personalizzata

La chirurgia protesica dell’anca personalizzata

La chirurgia protesica ha fatto enormi progressi, utilizzando sistemi di impianto di alta qualità e garantendo interventi sicuri che migliorano la qualità della vita

I progressi tecnologici, uniti alla maestria del chirurgo, permettono di ottenere risultati eccellenti nei casi dove la medicina e la chirurgia standard non danno risposte sicure.
 

Dottore, quale tecnica utilizza?

Da moltissimi anni adopero una tecnica chirurgica personalizzata certosina, che mi ha permesso di ottenere ottimi risultati. Un mio fiore all’occhiello è la chirurgia miniprotesica dell’anca, che eseguo sia per gli sportivi e giovani pazienti dai 18 anni di età, ma anche negli over 90.
 

Qual è la patologia più complessa da trattare?

Tra le patologie chirurgiche più difficili da trattare c’è la displasia congenita dell’anca in età giovanile o senile, dovuta ad una lassità dei legamenti dell'articolazione o alla posizione intrauterina. Se questa problematica rimane misconosciuta e non trattata, evolve con il tempo in coxartrosi.
 

In cosa consiste la coxartrosi nella displasia?

La displasia dell’anca nell’adulto si caratterizza per la deformità della testa del femore, che si adatta di sovente in una sede non più anatomica, formando una nuova articolazione coxofemorale. Nell’adulto la displasia dell'anca è una delle cause più importanti di coxartrosi precoce e può determinarne la comparsa anche in età molto giovane: la sintomatologia dolorosa e l'instabilità articolare si possono infatti manifestare fin dall’età adolescenziale. Da un punto di vista anatomico, l’articolazione coxo-femorale si sviluppa in maniera anomala nel neonato, fin dall’età fetale. Con il passare degli anni, la patologia ha una evoluzione in deformità, che viene quindi definita “displasia evolutiva”: questa patologia dà inizio alla formazione della coxartrosi.
 

Chi ne è maggiormente colpito?

L’incidenza maggiore è nelle donne per un rapporto di 5 a 1.
 

Quali sono i sintomi a cui fare attenzione?

Durante la fase evolutiva si possono manifestare queste condizioni: instabilità articolare, lussazione cronica dell’articolazione interessata, valgismo del ginocchio con conseguente gonalgia e gonartrosi monolaterale, malformazioni dell’apparato muscolo-scheletrico e alterazione della deambulazione. Solo nella diagnosi precoce in età infantile si possono avere risultati migliori con una qualità di vita quasi naturale. Ma, a volte, il trattamento chirurgico non è risolutivo e causa un problema quasi irrisolvibile.

Può farci un esempio di un caso clinico che ha seguito?

Ho seguito un paziente di 43 anni che, all’età di 12, è stato operato di Ilizarov (un apparato chirurgico utilizzato per allungare o modificare la forma dell’osso) per la correzione della displasia costringendolo, purtroppo, ad una deambulazione con marcata zoppia ed una dismetria tra i due arti di 5 cm.
 

Come ha trattato il paziente?

Dopo aver accuratamente studiato il suo caso clinico e radiodiagnostico (RMN, TAC, etc), ho scelto l’impianto protesico personalizzato, che cambia per ciascun paziente, e mi sono occupato della ricostruzione del neocotile. Le protesi di ultima generazione garantiscono una durata di circa 20 anni, e sono strutturate in modo da renderne più semplice la sostituzione futura.
 

Quali risultati ha ottenuto il paziente?

È ritornato a deambulare in maniera ottimale, con una escursione articolare che non aveva mai avuto neanche dalla nascita, correggendo inoltre la dismetria di 5 cm tra l’arto inferiore destro e sinistro. Il paziente è tornato a svolgere regolarmente la propria vita e lavoro, iniziando addirittura a fare lunghe camminate e qualche piccola corsa!
 

In cosa è consistita la convalescenza?

La convalescenza dell’anca displasica operata è soggettiva, ma solitamente il recupero avviene in breve tempo. La ripresa dipende molto dal quadro anatomico muscolare che, nel caso specifico, non è stato utilizzato in maniera corretta negli anni precedenti. Di fondamentale importanza è anche la mobilizzazione assistita: dopo 4 o 5 giorni dall’intervento il paziente è di solito dimesso dall’ospedale ed è in grado di svolgere nuovamente la maggior parte delle attività in piena autonomia, pur camminando con l’aiuto delle stampelle. Si prosegue poi con la riabilitazione domiciliare seguendo un programma personalizzato.

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