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Funzione scheletrica articolare: la genesi dell'artrosi e le sue forme

Funzione scheletrica articolare: la genesi dell'artrosi e le sue forme

Usura e invecchiamento, ma anche fattori genetici influiscono sulla salute delle articolazioni.

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Ogni funzione scheletrica articolare, si esplica attraverso forme convenienti alla cui realizzazione e conservazione provvedono materiali diversi con prerogative ben precise, atte a soddisfare la funzione motoria. La prestazione funzionale dell’articolazione, esercita il suo influsso sul divenire delle strutture articolari. 

1 Cos’è l’artrosi e in che forme si presenta?

Le articolazioni sono continuamente sottoposte ad usura e a carichi. Per questo, con il passare del tempo e, soprattutto, dopo i cinquant’anni, può insorgere l’artrosi che è una malattia degenerativa che si presenta con dolori e scarsa funzionalità e flessibilità degli arti maggiormente utilizzati come ginocchia o anche, ma non solo.

2 Quando si parla di coxartrosi cosa s’intende?

Nella coxartrosi, malattia infiammatoria cronica, vi è un’usura della struttura della cartilagine fino alla totale perdita del rivestimento articolare con esposizione dell’osso sottostante subcondrale, a cui fa riscontro l’addensamento e la sclerosi delle trabecole ossee in superficie.

La produzione di formazioni osteofitosiche alla periferia e la comparsa nella spugnosa ossea di aspetti cistici rivelano l’esaurimento finale dei tentativi locali di riparazione, approntati dal tessuto osseo, che rappresentano il riflesso concreto delle variazioni delle sollecitazioni meccaniche sopportate dallo scheletro.

Nelle fasi più avanzate della malattia, la capsula articolare si ispessisce, mentre i muscoli si retraggono. Hanno così luogo deformità tipiche della coxartrosi.

3 Le persone più giovani possono essere interessate da questa patologia?

La scoperta dei polimorfismi dei geni del collagene ha svelato la possibile origine genetica. L’equilibrio quantitativo e qualitativo fra le varie fibre collagene è perciò importante nel bilancio complessivo per un corretto funzionamento dell’articolazione. Il collagene tipo 2 è uno dei principali costituenti del tessuto connettivo ed è stato associato ad uno sviluppo precoce dell’artrosi. 

Le forme giovanili secondarie sono:

  • displasia congenita dell’anca
  • malattia di Legg Calvè Perthes
  • episiolisi acuta e cronica
  • impingement femoro acetabolare
  • patologie destruenti
  • artrite settica
  • necrosi asettica
  • malattie autoimmuni
  • forme secondarie a traumi
  • fratture dell’acetabolo
  • fratture/lussazioni dell’epifisi femorale

4 Uno degli interventi più frequenti è quello all’anca. In cosa consiste?

Quando la sintomatologia dolorosa diventa importante tanto da condizionare la propria vita di relazione (sempre più spesso nei soggetti più giovani), quando non risulta più possibile dedicarsi ad attività sportive, qualora la terapia conservativa non riesca più a lenire il dolore e garantire un’autonomia di movimento, è indicato l’intervento di protesi totale d’anca

5 Quali sono i sintomi e quando è necessario l’intervento?

Il sintomo principale della coxartosi è il dolore durante il movimento, che si placa a riposo.
Nelle prime fasi il dolore è periodico e avvertito soprattutto all’altezza dell’inguine, si irradia verso la zona anteriore e l’interno della coscia, raggiungendo in alcuni casi il ginocchio, ed è esacerbato da attività eccessiva.

Nei casi di gravità intermedia, i sintomi sono più intensi e compaiono non solo dopo attività fisica. Sopraggiunge difficoltà a camminare con diminuzione dell’autonomia deambulatoria che diventa sempre più difficoltosa. La libertà di movimento si riduce talvolta a pochi minuti.

Nelle fasi finali più gravi il dolore è cronico ed intenso, diffuso, inizia ad essere anche notturno di natura infiammatoria, con movimenti dell’articolazione ridotti. Difficoltà a fare le scale e camminare con notevole limitazione delle comuni attività.

6 Un intervento importante che ha sicuramente migliorato la qualità di vita dei pazienti. Qual è la storia di questo intervento?

L’intervento di protesi totale d’anca rappresenta uno dei massimi successi della moderna ortopedia, in grado di rivoluzionare la progressione di numerose patologie invalidanti, garantendo il ripristino della funzionalità articolare, l’abolizione della sintomatologia dolorosa e il miglioramento della qualità di vita dei pazienti.

Grazie al continuo miglioramento delle tecniche chirurgiche, delle caratteristiche degli impianti e dell’esperienza dei chirurghi, il numero degli interventi è in continuo aumento. Protesizzare un’anca significa sostituire l’articolazione coxofemorale naturale con un’ articolazione artificiale. 

Inizialmente, fino agli anni ’50 ’60 del Novecento, l’intervento di protesi era indicato solo per pazienti di una certa età con una aspettativa di vita al di sotto i 15 anni.
Successivamente, l’affidabilità degli impianti è migliorata e la domanda di sostituzione protesica in pazienti di età sempre minore è molto cresciuta.

Inoltre, la prospettiva di una periodica revisione dell’impianto, risulta chirurgicamente non molto impegnativa consentendo il mantenimento di ottimali livelli di qualità della vita e funzionalità dell’arto. 

Siamo quindi passati da un intervento indicato solo per pazienti in età avanzata con ridotta richiesta funzionale, a un intervento cui il paziente chiede non solo durata maggiore nel tempo, ma soprattutto prestazioni che gli consentano non, semplicemente, una vita di relazione minima, ma una vita completa anche sportiva. 

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