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L'intervento di facoemulsificazione della cataratta

L'intervento di facoemulsificazione della cataratta

Questa tecnica operatoria consiste nella rimozione del cristallino opacizzato mediante frammentazione ad ultrasuoni.

Esistono forme diverse di cataratta, ma quella legata all’età è sicuramente la più frequente e possiamo dire che, con l’aumento della durata della vita media, tra coloro che raggiungono e superano certi traguardi di età la sua incidenza cresce esponenzialmente. 

Nella cataratta senile la terapia topica con colliri risulta utile temporaneamente solo allo scopo di rallentare l’evoluzione della malattia e solo se iniziata nelle fasi precoci del suo sviluppo, mentre quando ci troviamo di fronte ad una forma “matura” unicamente la chirurgia può offrire un recupero delle capacità visive. Pertanto l’intervento di facoemulsificazione della cataratta con sostituzione del cristallino opacizzato con un cristallino artificiale costituisce la vera unica e concreta possibilità di risolvere il problema. 

Da tali premesse appare evidente l’importanza di poter offrire a questi malati che vedono compromessa la loro qualità di vita perché la cataratta crea impedimento alla guida della loro vettura, li costringe a dipendere dall’assistenza di altre persone, riduce la loro partecipazione alle attività della comunità esponendoli ad un isolamento sociale ed intellettuale potenzialmente in grado di accelerare i fenomeni di perdita delle funzionalità fisiche e psichiche connesse all’età, una alternativa in termini di efficienza, cortesia e tempistica rispetto a quanto offerto soprattutto in questo periodo dalle strutture pubbliche. 

Appare ovvio ed evidente come il risultato finale di una terapia chirurgica, quale quella di cui stiamo trattando, sia il frutto di molteplici fattori, dalla fiducia reciproca tra Paziente e Specialista, con la possibilità di scegliere il chirurgo dal quale farsi operare e seguire nei controlli pre e postoperatori alla tempistica, dal comfort complessivo della struttura alla semplificazione delle procedure di accesso all’intervento e dalla qualità dei cristallini impiegati alla tecnologia degli strumenti utilizzati in sala operatoria. 
 

Dott. Forattini, che cos’è un facoemulsificatore? 

Occorre innanzitutto spiegare come questo tipo di apparecchio svolga un compito indispensabile nell’intervento di cataratta poiché provvede a svolgere le seguenti funzioni:

  • microframmentazione ed emulsificazione con vibrazioni ed ultrasuoni della parte centrale del cristallino catarattoso
  • l’introduzione di soluzione di lavaggio nella camera anteriore dell’occhio operato
  • l’aspirazione e rimozione dei residui del cristallino opacato e la pulizia dei frammenti corticali, creando le indispensabili premesse per poter quindi inserire il cristallino artificiale. 

Tutte queste funzioni esistono nelle diverse macchine attualmente utilizzate ma, nell’apparecchio Alcon Centurion, il loro svolgimento risulta altamente perfezionato e sottoposto ad un continuo controllo avvalendosi di una sofisticata tecnologia con sensori elettronici di pressione e flusso.

Esternamente un facoemuslsificatore si presenta come un apparecchio carrellato con una consolle costituita da una pompa aspirante (di tipo Venturi o peristaltica) associato ad un tavolino servente sul quale sono collocati, durante l’uso, un manipolo con una sottile punta in titanio conformata in modo idoneo, che, introdotta nell’occhio, emette ultrasuoni e vibrazioni per emulsificare il centro (nucleo) del cristallino opacato, una via di introduzione del liquido di lavaggio ed una di aspirazione/recupero dello stesso insieme ai microframmenti della cataratta. Il tutto corredato da un pedale multifunzione per regolare la intensità di tali funzioni (durante l’intervento il chirurgo indirizza e controlla la posizione della punta stessa con le proprie mani). 
 

In cosa si distingue il nuovo apparecchio acquisito dal C. d. M. di Padova dai precedenti modelli e quali vantaggi offre al chirurgo?

Il principale miglioramento presente in questo apparecchio risiede nella capacità di mantenere costante ed ottimale la pressione nella camera anteriore dell’occhio operato, equilibrando con un sofisticato sistema di sensori e con particolari accorgimenti costruttivi infusione ed aspirazione.

Viene inoltre ottimizzata, riducendola, la quantità di energia emessa per frammentare il cristallino, sia sotto forma di ultrasuoni che di vibrazioni della punta. La cornea viene protetta da eventuali fenomeni di danno termico attraverso una particolare costruzione del rivestimento della punta.
Il migliorato controllo della pressione oculare riduce il rischio di rottura capsulare, di danni a carico dell’iride e di edema corneale permettendo un recupero visivo più rapido e con risultati finali superiori.

L’ efficienza di tutta la procedura è completata dal maggiore rispetto del tunnel corneale, di circa 2 millimetri di larghezza attraverso il quale la punta viene introdotta nell’occhio, con una tenuta idraulica stabile anche, laddove possibile, senza applicazione di punti di sutura. Infine anche il tempo di durata dell’intervento consegue un accorciamento leggero ma non sottovalutabile nello svolgimento complessivo dell’intervento. 

 

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