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L’artrosi di caviglia: le cause, i sintomi e i trattamenti

L’artrosi di caviglia: le cause, i sintomi e i trattamenti

La caviglia artrosica è causata solitamente da un evento traumatico e si presenta, di norma, in pazienti relativamente giovani. Ne parliamo con il Dott. Luca Carboni, ortopedico.

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L’artrosi di caviglia è una patologia degenerativa cronica che determina una progressiva alterazione della morfologia dell’intera articolazione.

È causata dalla progressiva perdita di tessuto cartilagineo, che riveste normalmente i capi articolari, ma non solo. Anche l’osso, le strutture capsulo-legamentose e persino i muscoli, deputati al movimento dell’articolazione, risultano coinvolti.

1 Le cause dell’artrosi di caviglia

A differenza del ginocchio e dell’anca, la caviglia presenta superfici articolari congruenti, per cui non diventa artrosica invecchiando ma il più delle volte, in seguito a un trauma. Per questo motivo la maggior parte dei pazienti ha meno di 50 anni con un impatto estremamente negativo sulla qualità di vita.

Il 70% dei casi di artrosi di caviglia ha infatti un’origine post-traumatica, includendo sia i pazienti che hanno riportato fratture malleolari, di tibia, perone o astragalo, sia quelli affetti da instabilità di caviglia per lesioni legamentose.

Nella restante parte dei casi, l’artrosi di caviglia è causata da malattie infiammatorie sistemiche su base autoimmune (es. artrite reumatoide) o metaboliche.

2 I sintomi più diffusi, dal dolore alle deformità

I sintomi principali dell’artrosi di caviglia sono:

  • dolore
  • rigidità
  • gonfiore
  • deformità

Il dolore, nelle fasi iniziali della malattia, si manifesta dopo lunghe ore di immobilità, per esempio al primo passo appena svegli, e tende ad attenuarsi nell’arco della giornata, anche se alcuni movimenti e sovraccarichi possono riacutizzarlo.
Nelle fasi più avanzate, il dolore compare anche a riposo, è profondo e poco localizzabile.

La rigidità è un’altra importante caratteristica dell’artrosi e determina una progressiva perdita di mobilità articolare, secondaria alla degenerazione della cartilagine, alla formazione di osteofiti, alle contratture capsulo-legamentose e muscolari.

Il gonfiore interessa in maniera progressiva tutta l’articolazione, può essere dolente alla palpazione ed è causato all’infiammazione cronica.

Infine, la deformità, ovvero il malallineamento di una articolazione, può essere sia articolare che extra-articolare e comporta stress meccanici eccessivi, che danneggiano non solo la caviglia ma anche le articolazioni limitrofe (es. l’articolazione sottoastragalica o il ginocchio), portandole a sviluppare artrosi precoce.

3 Il trattamento conservativo

L’approccio conservativo rappresenta la prima opzione di trattamento con lo scopo di controllare i sintomi dell’artrosi di caviglia e ritardare il più possibile l’intervento chirurgico.

I Farmaci Anti-Infiammatori Non Steroidei (FANS) sono utili nella gestione del dolore ma il loro uso non rappresenta una soluzione a lungo termine per i possibili effetti collaterali come gastriti e ulcere.

La Fisioterapia mira a recuperare il più possibile la mobilità articolare, linfodrenare e ridurre i fenomeni infiammatori alla base del dolore.
A tal scopo possono essere utili le terapie manuali, esercizi terapeutici e le terapie fisiche come la Tecarterapia e la Laserterapia ad alta potenza.

La Magnetoterapia è un dispositivo elettromedicale che genera impulsi elettromagnetici a bassa frequenza con azione antinfiammatoria, antiedemigena, condroprotettrice e di rimodellamento osseo.
Numerosi studi scientifici ne hanno dimostrato l’ efficacia nel trattamento conservativo dell’artrosi.

Plantari su misura e tutori di caviglia hanno la funzione di stabilizzare l’articolazione e compensare eventuali deformità mediante supporti esterni.

Le terapie infiltrative intra-articolari con acido ialuronico infine, ripristinano le proprietà viscoelastiche del liquido sinoviale con un'azione antiinfiammatoria e condroprotettiva.

4 Come prevenire l’artrosi alla caviglia?

Prevenire significa:

  • gestire il trauma
  • curare le deformità e la cartilagine (joint preserving surgery)
  • medicina rigenerativa

Gli interventi di riduzione e sintesi, eseguiti dopo una frattura di caviglia, non sempre riescono a ripristinare la corretta anatomia di un’articolazione, esitando in deformità e degenerazione.

Gli Interventi chirurgici di riallineamento e di ricostruzione della cartilagine, definiti “joint preserving surgery”, hanno l'obiettivo di riparare una caviglia malata in sinergia con la medicina rigenerativa, evitando o ritardando l’evoluzione artrosica.

Per quanto riguarda la Medicina Rigenerativa, essa sfrutta il potenziale rigenerativo di frammenti cellulari (come nel caso del PRP) o di cellule mesenchimali (prelevate dal tessuto adiposo o midollo osseo) che sarà tanto piú forte, quanto il soggetto è giovane.
In un paziente anziano si perde il potenziale rigenerativo ma persiste lo stimolo anti-infiammatorio, per cui in casi selezionati è possibile eseguire tali trattamenti.

5 Protesi di caviglia o artrodesi?

Esistono due differenti tecniche chirurgiche per intervenire sull’artrosi di caviglia.

L’artrodesi è una procedura chirurgica che prevede una completa fusione dell’articolazione a 90 gradi per sviluppare il passo, sfruttando le articolazioni vicine. Considerata storicamente la prima opzione per il trattamento l’artrosi di caviglia, questa soluzione è stata ampiamente studiata, mettendo a nudo i suoi difetti: alterazione del passo e maggiore sollecitazione delle articolazioni adiacenti, con conseguente piú alto rischio artrosico, soprattutto nei casi di pazienti giovani con maggiore richiesta di movimento.

Ad oggi, abbiamo altre alternative che permettano di preservare il movimento, sebbene l’artrodesi rimanga il trattamento di scelta per patologie neuromuscolari e in caso di scarsa qualità del tessuto osseo.

La protesi di caviglia è una sostituzione completa dell’articolazione con un impianto che ne riproduce il movimento, permettendo un passo fisiologico e la possibilità di attività sportiva a basso impatto.

Negli ultimi 20 anni la costante evoluzione del design protesico, dei materiali e della tecnica chirurgica ha permesso di far diventare la protesi il trattamento di scelta per l’artrosi sintomatica di caviglia.

Le protesi Resurfacing (di rivestimento) di nuova generazione hanno dimensioni ridotte, permettono un maggiore risparmio di tessuto osseo del paziente, hanno caratteristiche di osteointegrazione senza necessità di cementazione e, con il loro design, ricreano la forma originaria della caviglia. L’intervento viene eseguito per via laterale mediante un’osteotomia del perone.
Questo accesso ha molteplici vantaggi rispetto alle protesi impiantate per via anteriore: 

  • tagli anatomici curvilinei
  • diretta visualizzazione del centro di rotazione della caviglia
  • possibilità di efficacia lisi dei tessuti posteriori
  • correzione della lunghezza e rotazione del perone

Il paziente nel post operatorio verrà immobilizzato con uno stivaletto gessato eseguito al termine della procedura, il quale verrà portato per 3 settimane per favorire l’osteointegrazione della protesi. 

La dimissione è prevedibile dopo 2-3 giorni di degenza.

Dopo la rimozione del gesso a 3 settimane e la completa guarigione della ferita chirurgica, sarà fondamentale iniziare la rieducazione del passo, l’idrokinesiterapia e stretching del tendine di Achille. Per altre 2 settimane il paziente dovrà portare un tutore articolato di caviglia con il quale camminare a carico completo e possibilmente abbandonando le stampelle.  Dopo 6-8 settimane, verrà eseguita la rieducazione motoria con esercizi propriocettivi e rinforzo della muscolatura degli arti inferiori.

Il soggetto riacquisisce autonomia dopo circa 2 mesi dall’intervento e piena soddisfazione dopo 6-8 mesi.

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