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Come si cura la gotta?

Dott. Mazzanti Giovanni reumatologo
Dott. Giovanni MAZZANTI
 14 Aprile 2021

Come si cura la gotta?

È malattia infiammatoria acuta che colpisce sia uomini che donne

La gotta è l'artrite acuta più comune e riguarda circa mezzo milione di persone in Italia. Ne sono colpiti più spesso i maschi, mentre le donne lo sono solo dopo la menopausa.
 

Dottore, quali sono le caratteristiche della gotta?

Si caratterizza per la comparsa improvvisa di dolore, gonfiore ed arrossamento a carico delle articolazioni degli arti inferiori, principalmente dell'alluce ma, a volte, anche del ginocchio o del gomito, del polso o delle dita delle mani. Non di rado si formano dei nodi sotto la pelle, chiamati tofi, che possono infiammarsi e causare dolore.

In genere l'attacco, sempre molto doloroso, si spegne nell'arco di una o due settimane e spesso si ripresenta a distanza di settimane o mesi nelle stesse sedi o in distretti diversi. Non di rado nelle vie escretrici renali si formano dei calcoli di urato che possono causare coliche dolorose.

Come può essere diagnosticata?

La diagnosi di certezza si ottiene osservando i cristalli di urato presenti nel liquido sinoviale estratto dalle articolazioni infiammate o dal materiale ottenuto dai tofi. Nel sangue si rileva un incremento dell'acido urico o uricemia, che risulta superiore a 7 mg%. Segnalo che sono molte le persone con un'uricemia superiore a 7 mg%, ma solo una minoranza svilupperà nell'arco della vita la gotta.

Da cosa deriva l’acido urico?

È il prodotto di degradazione delle purine, molecole presenti nelle cellule, costituenti fondamentali degli acidi nucleici DNA e RNA.

Come può essere curata la gotta?

Per contrastare l'attacco gottoso, attenuando la sintomatologia ed abbreviando i tempi di guarigione, si impiegano i farmaci antinfiammatori oppure la colchicina. La terapia non deve solo affrontare gli attacchi acuti o le recrudescenze della gotta, bensì deve prevenirne l'insorgenza. Per questo motivo vanno impiegati in modo costante farmaci in grado di ridurre in modo stabile l'uricemia a valori inferiori a 6 mg% (inferiori a 5 mg% in caso vi siano tofi). Si tratta di farmaci già in uso da anni come l'allopurinolo ed il febuxostat, che prevengono la sintesi dell'acido urico oppure, in casi selezionati, di farmaci che favoriscono l'escrezione urinaria dell'acido urico (uricosurici).

La sua insorgenza può essere collegata anche alle abitudini alimentari?

Sì, è infatti importante apportare delle modifiche alla dieta, che deve prevedere una limitazione sensibile dell’assunzione di cibi ricchi di purine, come le carni di maiale, di agnello, di manzo, le frattaglie, le trippe, i rognoni, i molluschi ed il pesce azzurro. Viceversa, uova, latticini, riso, pasta, pane, patate, verdure a foglia verde, carote, pomodori, thè e caffè non hanno limitazioni. Alcune bevande facilitano l'insorgenza degli attacchi di gotta, come la birra o le bibite gassate contenenti fruttosio.

Si può considerare la gotta come una “patologia isolata”?

No, è indispensabile considerarla come possibile espressione di una malattia sistemica più ampia che va sotto il nome di "Sindrome Metabolica", caratterizzata principalmente dall'associazione di obesità, ipertensione arteriosa, diabete mellito e dislipidemia, tutti fattori che concorrono ad elevare il rischio di insorgenza delle malattie cardiovascolari, come l'infarto miocardico e quello cerebrale (ictus). È molto importante perciò raccomandare alla persona affetta da gotta di sottoporsi a test di screening approfonditi per stabilire l'eventuale compresenza di altre patologie e di adottare uno stile di vita che preveda, in aggiunta ad una dieta adeguata, anche una regolare attività fisica ed eventualmente, in caso di sovrappeso o obesità, la riduzione del peso corporeo.

 

Chi è affetto da gotta deve sottoporsi a test di screening approfonditi per ricercare l’esistenza di eventuali altre patologie.

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Dolore diffuso, stanchezza, sonno non ristoratore, depressione, ansia, difficoltà di concentrazione ed altri sintomi possono essere causati da questa patologia.
In Italia oltre il 10% dei pazienti affetti da tale patologia è parzialmente limitato nell’attività professionale e nel tempo libero, e il 4% è affetto da disabilità completa.
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