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'Sweet eaters': quando i dolci diventano una dipendenza

Dott.ssa Maria Isabella Zuccalà - Dietista
Dott.ssa Maria Isabella Mabelle ZUCCALÀ
 22 Ottobre 2021

sweet-eaters

L’elevata assunzione di dolci nella propria alimentazione rappresenta uno dei maggiori ostacoli al mantenimento del peso o, se siamo alle prese con un regime dimagrante, alla perdita di grasso

Dottoressa, i dolci rappresentano una vera e propria dipendenza?

Sì. Gli “sweet eaters” dichiarano di sentire un bisogno irrefrenabile di mangiarli, ed io spiego loro che non si tratta di un bisogno, ma di una dipendenza che si instaura a più livelli.

Quali sono questi livelli di dipendenza?

Gusto: il dolce è un gusto marcato, estremo. Il loro consumo abituale rischia di non far percepire ed apprezzare il sapore più neutro degli alimenti naturali. Per questo motivo la preferenza ricadrà più facilmente sugli alimenti molto zuccherati. Questo livello di dipendenza è particolarmente insidioso nei bambini perché, non avendo una sovrastruttura di regole di corretta alimentazione, sono in balia delle loro voglie alimentari.

Buonumore: l’assunzione di dolci aumenta la produzione di serotonina, l’ormone del buonumore. Si tratta di una sostanza talmente efficace sull’umore che molti antidepressivi agiscono facendola restare in circolo più a lungo. L’assunzione frequente di dolci provoca lo stesso effetto: riporta in alto il livello della serotonina. Per questo si è indotti ad assumerne ancora.

Fame del cervello: mangiare dolci si associa ad una certa instabilità dello zucchero nel sangue, con picchi verso l’alto e verso il basso. Quando la glicemia si abbassa il cervello va in allarme e si scatena una fame difficile da controllare, perché nasce dall’emergenza di riportare alla normalità il 

livello di zucchero, e spesso selettiva verso altri alimenti che contengono zuccheri, perché sono i nutrienti che fanno risalire la glicemia più rapidamente.

Flora batterica intestinale: un’alimentazione ricca di zuccheri rende l’ecosistema intestinale un ambiente favorevole alla proliferazione di specifici ceppi di flora batterica. Quest’ultima, per garantire la propria sussistenza, invia neurotossine al cervello inducendolo ad introdurre altri zuccheri per mantenere l’ambiente adatto alla propria sopravvivenza.

Cosa si può quindi fare per “disintossicarsi”?

Eliminare i dolci per un paio di settimane, che tutto sommato è un tempo limitato che rende l’astinenza sostenibile, è sufficiente a neutralizzare tutti i meccanismi di cui sopra, riducendo la spinta compulsiva verso i dolci e restituendo il controllo.

Occorrerà evitare per sempre i dolci?

No, trascorse queste settimane, si possono reintrodurre nell’alimentazione seguendo tre semplici regole:

• vanno inseriti nel momento della giornata in cui creano più appagamento e meno disinibizione (perdita di controllo);
• va creata una ritualità attorno all’assunzione del dolce che amplifichi la soddisfazione nel mangiarlo e che richieda anche un certo tempo di preparazione;
• va stabilita a monte la quantità perché, come ogni sostanza che dà dipendenza, tende a creare anche assuefazione.

Ci sono casi in cui è difficile vincere questa dipendenza?

L’unico caso in cui queste strategie non funzionano è quando prevale la componente psicologico-comportamentale alla base dell’abitudine di introdurre il cibo dolce: modulare stati emotivi negativi attraverso l’introduzione di cibi dolci crea un potente automatismo che verrà riprodotto nel tempo. Quindi, fintanto che permarranno gli stati emotivi negativi e non si troverà una strategia diversa dalla sedazione attraverso i dolci per fronteggiarli, resterà in piedi la dipendenza. In questo caso bisogna affiancare delle strategie comportamentali o una psicoterapia specifica.

 

Il consumo eccessivo e frequente di dolci può creare una vera e propria dipendenza. Occorre inserirli nell’alimentazione in modo che non rappresentino un rischio per la salute.

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