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Chirurgia refrattiva: quale tecnica scegliere?

Dott Giancarlo Caprioglio – Oculista
Dott. Giancarlo CAPRIOGLIO
 16 Febbraio 2020

Chirurgia refrattiva: quale tecnica scegliere? - Dott. Giancarlo Caprioglio

Facciamo un po’ di chiarezza sulle diverse tecniche impiegate per correggere miopia, ipermetropia e astigmatismo.

La chirurgia refrattiva ha lo scopo di correggere i principali difetti dell’occhio, cioè miopia, ipermetropia e astigmatismo. Scopriamo le tecniche a disposizione per correggerli.

Si sente spesso parlare di PRK. Quali sono le sue principali caratteristiche?
La PRK, o cheratectomia fotorefrattiva, ha inaugurato la stagione della chirurgia refrattiva con laser ad eccimeri. Si tratta di una tecnica di superficie che consiste nell’ablazione meccanica dell’epitelio corneale sub-totale (circa 9 mm), dell’applicazione del laser ad eccimeri sulla cornea sottostante e successivamente di una lente corneale che favorisce la proliferazione dell’epitelio nel giro di 3-4 giorni. A epitelio riformato si asporta la lente corneale. La ripresa della capacità visiva è lenta e graduale e si completa nel giro di un paio di settimane. Durante la fase di guarigione si potrebbero avvertire dolori e una sensazione di corpo estraneo.

E la LASIK invece?
La LASIK ha rivoluzionato la chirurgia refrattiva in quanto è un intervento veloce, indolore e con un recupero visivo sorprendentemente rapido.
Si esegue una sezione corneale sub-totale, di misura prestabilita, con una cerniera nasale o superiore. Tale sezione viene eseguita dal laser a femto secondi (femto lasik). Il lembo corneale viene successivamente sollevato dal chirurgo e si esegue il trattamento della cornea sottostante con laser ad eccimeri. A fine intervento la cornea è riposizionata nella sua sede abituale. L’occhio viene bendato per alcune ore in maniera da favorire l’attecchimento della cornea sezionata. Molti pazienti già il giorno dopo vedono bene e possono riprendere la normale attività lavorativa.


Negli ultimi anni è stata introdotta la tecnica SMILE. Ci può spiegare in cosa consiste?
È una tecnica che esiste già da tempo e consiste nel ricavare un lenticolo all’interno della cornea. Il laser a femto secondi esegue un taglio superiore ed inferiore di 360°.
L’estrazione di tale lenticolo avviene attraverso un’apertura pe- riferica della cornea, con una incisione di circa 2-3 millimetri. In questo modo viene rispettata la superficie corneale e si evita la denervazione parziale della cornea che può portare, in alcuni pazienti con diminuita produzione lacrimale (occhio secco), a sequele post operatorie, peraltro risolvibili in breve tempo (senso di corpo estraneo). Ciò difficilmente succede se si è eseguito un attento esame pre operatorio che comprende l’esame della produzione lacrimale (Test Shirmer). La SMILE, pur avendo il vantaggio che si esegue con un solo laser (femto laser), è decisamente una tecnica più indaginosa della LASIK: non sempre il lenticolo si stacca subito facilmente ed è necessario completarne la liberazione con una spatolina adatta per facilitarne l’estrazione.

In cosa differiscono SMILE e LASIK?
La SMILE prevede un intervento più lungo rispetto alla LASIK, e spesso la ripresa del visus non è così immediata. Mi preme sottolineare che la Smile è una tecnica che affianca la LASIK e non la sostituisce. Certamente è preferibile usarla in un occhio secco dove la LASIK sarebbe assolutamente controindicata.

Lei quale tecnica utilizza?
Attualmente io mi comporto come molti chirurghi refrattivi e preferisco continuare con la tecnica LASIK, con la quale ho trattato numerosissimi pazienti con grande soddisfazione, tra cui mia figlia, riservando la SMILE ai casi che la richiedono obbligatoriamente.
 

Che intervento scegliere per eliminare gli occhiali? La SMILE è una tecnica più complessa rispetto alla LASIK.

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