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Rottura del legamento crociato posteriore: che fare?

Dott. Marco Capuzzo - Ortopedico a Pordenone, Conegliano, Vittorio Veneto
Dott. Marco CAPUZZO
 29 Aprile 2021

Rottura del legamento crociato posteriore: che fare?

È il più forte legamento del ginocchio ed è meno soggetto a rotture

Il Legamento Crociato Posteriore (o LCP) è si trova sul retro del ginocchio e collega il femore (l’osso della coscia) alla tibia (l’osso della gamba). Nel caso di rottura, i dolori si manifestano scendendo le scale, camminando in pendenza, decelerando o compiendo torsioni.

 

Dottore, quali sono le possibili cause della lesione di questo legamento?

La causa principale è rappresentata da un impatto potente, come i traumi sportivi. Spesso si rompe quando un oggetto molto duro colpisce con violenza il ginocchio piegato (ad es. negli incidenti stradali, trauma da cruscotto) oppure quando un calciatore o un rugbista cade su un ginocchio flesso o impatta violentemente contro un avversario.

Quali sintomi si presentano?

Come per il menisco, si avverte un rumore “rotondo” ed il dolore è importante fin dall’inizio, aumentando poi nel corso delle ore successive all’infortunio. Il ginocchio si gonfia e camminare risulta difficile. Dopo i primi giorni, però, il dolore tende gradualmente a diminuire.

Come avviene la sua diagnosi?

Tramite un esame con i raggi X e con la risonanza magnetica.

In cosa consiste il suo trattamento?

Generalmente le lesioni guariscono da sole con il tempo, ma è importante diagnosticarne la rottura per farlo guarire in una posizione stabile. La diagnosi avviene durante la visita, in cui si osserva la traslazione posteriore del ginocchio, si effettuano un test attivo, mediante contrazione del muscolo quadricipite, ed il test del cassetto posteriore in rotazione neutra. Sono necessari anche i raggi X per determinare quanto la tibia trasla posteriormente rispetto al femore e valutare l’intervento chirurgico con ricostruzione.

Esistono diversi gradi di lesione?

Sì, e si possono classificare in base a tipologia e gravità:
- 1° grado, equivale a una lesione piccola e parziale;
- 2° grado, è una lesione completa;
- 3° grado, corrisponde ad una lesione completa con legamento non funzionale, che in genere si verifica con lesioni associate degli altri legamenti del ginocchio.

Come vengono curate le diverse lesioni?

Quelle di 1° e 2° grado, essendo isolate, subiranno un trattamento non chirurgico nel quale il paziente dovrà indossare un tutore per mantenere una posizione funzionale per il LCP e per una riabilitazione del muscolo quadricipite. Nei casi invece di rottura completa del legamento, che supera gli 8mm di traslazione posteriore della tibia sul femore, sarà necessaria la chirurgia.

Cosa prevede l’operazione chirurgica?

La ricostruzione dello stesso: l’intervento viene eseguito in artroscopia (attraverso piccoli fori della pelle in cui vengono inserite telecamere e strumenti miniaturizzati) per evitare ulteriori danni al paziente e rendere più veloce il recupero. Questo tipo di procedimento serviràaigiovanipernonavere futuri problemi di artrosi, ed aiuterà i pazienti fra i 35 e i 45 anni ad eseguire le normali attività quotidiane senza impedimenti.

Durante il post-operatorio, quali precauzioni è bene seguire?

Dopo l’intervento, i pazienti possono flettere il ginocchio prono da 0° a 90° già dal primo giorno. Si consiglia un tutore per 3 settimane dopo l’intervento per ridurre lo stress gravitazionale posteriore al ginocchio. Si potrà caricare parzialmente l’arto dalla 6^ settimana ed iniziare ad abbandonare le stampelle nel momento in cui non si zoppicherà più.

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