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Lo sport e l’accrescimento tra miti, teorie e stereotipi: un problema tutto nostrano!

Lo sport e l’accrescimento tra miti, teorie e stereotipi: un problema tutto nostrano!

Capita spesso che i genitori chiedano al medico consigli sul tipo di sport più indicato per migliorare l’accrescimento del figlio

È comune la credenza che la ginnastica artistica inibisca la crescita, che il nuoto invece “allunghi” o che la danza ritardi la pubertà. Se è univocamente accettato che l’attività fisica è necessaria per garantire un sano sviluppo, non è così facile comprendere quanto questa realmente agisca sulla statura finale.

La crescita è data dalla somma di fenomeni cellulari, biochimici, ormonali e morfologici sulla base di un assetto geneticamente prestabilito (che genitori e adolescenti dovrebbero in qualche modo imparare ad accettare), ma modulato dall’ambiente inteso come nutrimento e stile di vita. 

La crescita può essere suddivisa in 3 distinti processi: l’accrescimento, lo sviluppo e l’adattamento.
 

  • L’accrescimento (lineare nell’infanzia ed esponenziale in adolescenza) rappresenta l’aumento di altezza, muscoli, ossa e grasso e influenza fortemente le competenze motorie.
  • Lo sviluppo è programmato geneticamente con grande variabilità individuale per quanto riguarda inizio dell’età puberale, durata (da 18 mesi a 5 anni) e scatto staturale, che è seguito da quello muscolare e di forza. Le tempistiche nel singolo adolescente, evidentemente, hanno un impatto sulle performance atletiche e sulle competizioni sportive.
  • L’adattamento è infine il risultato di fattori esterni piuttosto che genetici e può dipendere appunto dal tipo di attività praticata e dalle abitudini di vita.

Diversamente da quanto si è creduto per anni, ad avere un impatto negativo sulla statura non è tanto il tipo di sport praticato, quanto la sua intensità e soprattutto il "concetto" di sport.
 

Quali sono gli effetti dello sport intenso in giovane età?

Un intenso allenamento per sforzo, frequenza e durata sembra inibire GH e insulina e attivare delle sostanze infiammatorie (citochine, v. IL-1, IL-6 e TNF) che contrastano il fisiologico accrescimento. Questo effetto viene peraltro amplificato se la pratica sportiva ha avuto inizio in tenera età.
Rispetto a certe discipline c’è da dire che i piccoli sportivi possono venire invitati/portati a una restrizione alimentare (con effetti su GH, ormoni sessuali e funzionalità tiroidea, come si osserva anche nelle anoressie nervose o negli stati di malassorbimento), vedasi nelle ballerine per favorire l’armonia fisica, ma anche nei lottatori per rientrare nelle categorie inferiori e avere quindi maggiori possibilità di successo.

In questi casi sembrerebbero pesare sullo scarso accrescimento e sul ritardo puberale, più ancora del superallenamento, lo stress e la sottonutrizione. È pure evidente, e molti altri studi lo confermano con certezza, che la stessa tipologia di sport selezioni bambini e adolescenti in funzione delle proprie caratteristiche fisiche, e non agisca quindi sul target staturale genetico. Ovvero è indubbio che a basket siano facilitati gli alti e nella ginnastica artistica leve più brevi agevolino il movimento, a conferma della validità della vecchia teoria della “selezione sportiva”.

Un fattore determinante nella crescita di un ragazzo/a è invece tutto ciò che non è il gesto sportivo, sempre più esasperato da “allenatori”, questi ultimi sempre meno formati a gestire un corpo in accrescimento, ma ad ottenere un risultato.

Sovente anche la famiglia ha questo stesso scopo: creare un campione, non un uomo!

Lo sviluppo e consolidamento degli schemi motori di base: anche se può sembrare che ogni bambino sappia già correre, in realtà non è sempre così. Formare degli atleti significa anche aiutare il bambino a crescere sano, senza difetti di postura, che spesso sono causati anche da errori di base motoria.
Sei sicuro che il tuo bambino sappia correre correttamente? Quanti per esempio sanno che i loro figli corrono poggiando prima la punta del piede piuttosto che l'avampiede? Per questo l'insegnamento degli schemi motori di base diventa il punto di partenza fondamentale, la base per tutto quello che il bambino apprenderà in seguito. Camminare, correre, saltare, lanciare ed afferrare sono gli schemi motori di base da cui partire.

Ricordo che da ragazzo mi veniva spiegato dal mio insegnate scolastico che era importante imparare a correre, perché la base di molti sport! Poi lo stesso ci chiedeva di dedicare insieme a lui degli interi pomeriggi in posti più o meno usuali per praticare e imparare a correre…. Oggi la corsa si dà per scontata!

Argomenti come alimentazione, senso di appartenenza, il concetto di squadra, ma soprattutto compensare quelli che sono i canoni di ogni allenamento: migliorare “armonicamente” il corpo dell’atleta senza dimenticare nulla, sono sempre di più un lontano ricordo!

L’opinione emergente, pertanto, è di sconsigliare di intraprendere precocemente (5-7 anni) uno sport in forma agonistica. Fino ai 10-12 anni bisognerebbe incoraggiare i bambini a partecipare a diverse attività che consentano di acquisire varie competenze motorie e un adeguato assetto osteo-muscolare, ma a farlo soprattutto in forma di gioco, prima di dedicarsi interamente e intensamente ad una singola disciplina.


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