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Dall’ovocita al bimbo in braccio: un viaggio poco conosciuto

Dall’ovocita al bimbo in braccio: un viaggio poco conosciuto

Analizziamo come cambia la probabilità di diventare mamma in relazione all’età della donna ed alla quantità di ovociti presenti nelle ovaie

Una donna, già dalla nascita, ha come patrimonio nelle proprie ovaie circa 2 milioni di ovociti (ovuli), di cui circa 500 verranno rilasciati in forma matura nel corso dell’intera vita riproduttiva. Nonostante questa abbondanza di ovuli, mediamente solo uno/due completeranno il proprio viaggio “da ovocita a bimbo in braccio”.


Qual è l’attuale media di procreazione delle coppie in Italia?

Nel nostro paese ogni coppia genera solo 1.3 bimbi, contro il 2.1 necessario al pareggio demografico ed il 3.0 del dopoguerra, periodo non certo economicamente favorevole.


A cosa può essere dovuto questo dato?

Probabilmente le giovani donne da una parte conoscono ancora poco di questo favoloso e misterioso viaggio dell’ovocita, e dall’altra si ritrovano alle prese con la difficile autonomia economica che impone loro un progressivo slittamento dell’età di inizio ricerca del concepimento, con l’aumentato ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA).


Ci sono degli elementi che accomunano la PMA con il concepimento naturale?

Sì, alcuni aspetti biologici ed embriologici sono a tutt’oggi insuperabili e valgono indifferentemente nel concepimento spontaneo ed in quello da PMA: età e riserva ovarica della partner, numero di tentativi con rapporti sessuali o con tecniche di PMA, numero di ovociti maturi ed eumorfici (con morfologia normale) ottenuti dalla stimolazione ovarica.


Qual è il fattore più importante?

L’età della donna, che rappresenta l’aspetto qualitativo degli ovociti, è di importanza cruciale per completare con successo il lungo viaggio dell’ovocita ed avere un figlio possibilmente sano. Basti pensare che, per singolo tentativo, una donna under 40 può ipotizzare un risultato positivo ad un primo ciclo di PMA ad alta tecnologia (FIVET/ ICSI) di circa il 30% fino a raggiungere il 70% ma dopo 6 tentativi, mentre nel caso di età pari a 40-42 anni otterrà una gravidanza rispettivamente nel 10% per ciclo e nel 30% in 6 cicli.


Se vengono superati i 43 anni, cosa si può fare?

Dopo i 43 anni, solo con la donazione di ovociti giovani si può credere in un bimbo in braccio nel 35% dei casi al primo tentativo, e sfiorare il 90% cumulativo alla sesta procedura.


Ci sono altri fattori da considerare?

Sì, altra condizione essenziale è il numero di ovociti disponibili dopo la stimolazione ovarica farmacologica: si stima che siano necessari 43 ovociti di donna under 35 per poter avere un bimbo in braccio nel 97.3% dei casi, e comunque tra i 6 e 15 ovociti per ottimizzare ogni singola procedura. Pertanto, qualità e quantità degli ovociti presenti nelle ovaie risultano i due fattori fondamentali per il successo riproduttivo della donna.


Sono fattori che possono essere misurati?

Se, come detto, la qualità ovocitaria è legata all’età anagrafica della donna, la quantità ovocitaria (riserva ovarica residua) invece può essere valutata attraverso tests non invasivi, indispensabili al medico della riproduzione umana per una valutazione prognostica.

Quali sono quindi i test che bisognerebbe eseguire per quantificare gli ovociti presenti nelle ovaie?

Si tratta di due semplici esami: il dosaggio ematico dell’ormone antimulleriano (AMH) e la conta ecografica dei follicoli antrali (AFC).


Quali consigli darebbe ad una giovane donna?

Ci sono pochi ma importanti suggerimenti che un medico della riproduzione può e deve dare alla giovane paziente:
· fare una valutazione della riserva ovarica, indipendentemente dal desiderio riproduttivo, verso i 25/28 anni;
· effettuare un counselling specialistico in medicina della riproduzione dopo 12 mesi di tentativi infruttuosi ed entro i 35 anni di età;
· anticipare il counselling specialistico dopo 6 mesi di tentativi infruttuosi se la donna è “over” 36 o
se presenta specifici fattori di rischio (endometriosi, irregolarità mestruali, precedenti interventi chirurgici sull’apparato riproduttivo, storia di infezioni pelviche, precedenti tumori maligni, storia di menopausa precoce in famiglia);
· cercare possibilmente una gravidanza entro i 30 anni e, se ciò non fosse realizzabile, valutare la crioconservazione dei propri ovociti in giovane età (ed in numero adeguato) per poter avere una riserva di ovociti a cui attingere successivamente in caso di difficoltà riproduttive;
· affrontare la ricerca di un figlio, sia sotto le lenzuola che con tecniche di PMA, con la consapevolezza di iniziare un “viaggio” che porterà dopo alcuni tentativi ad una certa possibilità di successo: questo approccio mentale farà vivere in maniera molto più serena anche i temporanei insuccessi. Va allontanata la fuorviante idea di ottenere la gravidanza al primo rapporto sessuale o al primo ciclo di fecondazione artificiale, va scacciata altresì la falsa convinzione che, se ciò non avviene, non sarà mai più possibile o che comunque ci sia assolutamente “qualcosa” che non è andato bene.

Avere un figlio è probabilmente il più bel dono che possiamo offrire a noi e alla società affinché la “vita” continui. Non priviamoci di questa possibilità ed iniziamo a pensarci ben prima di quando vorremmo realizzarla: dopo potrebbe esser troppo tardi.

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